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Alitalia, ecco perché nessuno vuole comprarla in blocco

Le offerte giunte finora puntano al cosiddetto “spezzatino”, una soluzione che prevede decisamente meno costi per le compagnie interessate

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Giuseppe Cordasco

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Se si analizza il percorso che sta portando faticosamente alla vendita di Alitalia un elemento appare fin d’ora chiaro: nessuno ha intenzione di comprare in blocco la compagnia, e tutte le manifestazioni di interesse rese note finora, puntano al cosiddetto “spezzatino”, ossia all’acquisto di pezzi della società.

Una prospettiva questa che contrasta fortemente con l’input di carattere politico che è stato dato ai tre commissari, ovvero Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, di puntare invece alla vendita in blocco dell’azienda. Ma perché Alitalia nel suo complesso risulta così poco appetibile?

Il gioco della negoziazione

“C’è innanzitutto un problema che è legato a qualsiasi trattativa di questo tipo e non solo all’affare Alitalia – ci spiega Matteo Caroli, economista della Luiss di Roma -. In questi casi infatti, si innescano dei meccanismi di negoziazione che riguardano l’appetibilità o meno di alcuni rami dell’azienda che viene messa sul mercato".

"Quando questi rami, per ragioni diverse, sono davvero molto significativi, come ad esempio nell’industrie dell’hi-tech, allora chi compra può anche decidere di sobbarcarsi il peso dell’acquisto di tutta una società".

"Ma non è il caso di Alitalia purtroppo, che risulta invece interessante per altre compagnie solo per determinati aspetti. È dunque in corso un gioco delle parti che è classico e normale, come detto, in qualsiasi trattativa economica di questa natura”.

Un mercato molto competitivo

C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione quando si parla di trasporto aereo. “Stiamo parlando infatti – dice ancora Caroli – di un settore fortissimamente competitivo, con la conseguenza che si va incontro a un inevitabile processo di concentrazione".

"Quindi per una compagnia – continua l’economista della Luiss – ha più senso acquistare ad esempio degli slot o degli aeromobili, concentrando quindi la propria attenzione sui rami d’azienda di interesse per il proprio business, piuttosto che accollarsi in blocco la società con attività di scarso rilievo”.

Una società da rivitalizzare

Infine, non si può certo non tenere conto delle attuali condizioni finanziarie di Alitalia. “Chiunque decidesse di acquistare per intero la nostra ex compagnia di bandiera – sottolinea Caroli – dovrà mettere in conto di investire non poco per ridarle nuovo vigore, perché da sola la società, così come è ora, non potrebbe farcela”.

Una prospettiva questa che forse più di tutte spiega la cautela con cui al momento si stanno muovendo i soggetti che hanno manifestato interesse per Alitalia.

Le prossime scadenze

A questo proposito è il caso di ricordare che, scaduti i termini per le manifestazioni di interesse, dovranno ora arrivare le offerte vincolanti, che potranno essere presentate entro il prossimo 2 ottobre.

Per il momento, in tema di spezzatino, quel che è dato sapere, è che per il settore “aviation”, hanno manifestato interesse Lufthansa, Ryanair, EasyJet e tre fondi americani: Cerberus, Elliott e Greybull. Alcune società di gestione aeroportuale, tra cui Airport Handling e Alisud, punterebbero invece al ramo d’azienda di Alitalia che si occupa di servizi in aeroporto per l’assistenza a terra a terzi.

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