Alitalia, Del Torchio e la grande sfida

Dalla Comit al risanamento del Gruppo Ferretti. Poi la Ducati che con lui ha ottenuto i migliori risultati di sempre. Ecco chi è il nuovo numero uno di Alitalia. Che ora deve prendere davvero il volo

Gabriele Del Torchio, nuovo amministratore delegato (Credits: Stefano Scarpiello-Imagoeconomica)

Sergio Luciano

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"Il tema, qui, è dare un contributo a questa scalcinata nazione. E Alitalia è un’immagine fedele dei problemi del Paese", borbottava con un amico giornalista qualche giorno fa Gabriele Del Torchio, quando di una sua nomina al vertice dell’Alitalia si parlava ancora soltanto come un’ipotesi, come un’offerta.

E se la sfida "patriottica" era attraente, tanto che poi l’ha accettata, anche il legame con la Ducati si faceva sentire: perché Del Torchio e le sue moto rosse sono state uno di quei prodotti italiani che piacciono in tutto il mondo, perfino ai tedeschi, anzi a cominciare dai tedeschi.

LA NOSTRA INTERVISTA A GABRIELE DEL TORCHIO

I tedeschi dell’Audi che, rilevando la fabbrica motociclistica di Borgo Panigale, un sobborgo di Bologna, dal gruppo Investindustrial di Andrea Bonomi, si erano precipitati a rinnovare, ed anzi indorare e "blindare", il contratto al top-manager che, prendendone le redini nel 2007, l’aveva innanzitutto riportata dopo 34 anni di assenza sul gradino più alto di un podio mondiale – il primo anno, nella categoria massima - con Casey Stoner ai comandi della Desmosedici; e poi, anno dopo anno, l’ha guidata fino al miglior esercizio in assoluto, il 2012, con quasi 600 milioni di ricavi.

Adesso questo varesotto di 62 anni ha deciso di prendersi un’enorme gatta da pelare, l’Alitalia. E non l’ha fatto per soldi o per prestigio ma per il gusto della sfida e la voglia di lasciare un altro segno positivo in una carrera manageriale che definire brillante é doveroso. Perché, insomma, Del Torchio è un sentimentale: "Se dovessi andarmene mi si spezzerebbe il cuore per il rapporto costruito con la città, per il rapporto con l’azienda e per tutto quello che abbiamo fatto in Ducati, veramente un ottimo lavoro, tutti assieme", aveva detto per esempio commentando la difficile scelta che gli si chiedeva di compiere.

Perché sapeva che a Borgo Panigale - senza nulla togliere al successore, Claudio Domenicali – il vuoto che avrebbe lasciato lo avrebbero sentito tutti, come iniziava a sentirlo lui, che in cuor suo aveva già deciso di accettare.
Anche perché di Del Torchio parlano bene, appunto, proprio tutti: tutti quelli che ci hanno lavorato insieme. Alla Comit, ad esempio, dove il manager entrò giovanotto dopo la laura in scienze economiche e bancarie; alla Sperry New Holland dove arrivò nel ’75 percorrendo in 15 anni tutti i gradini della carriera, fino ai vertici, come amministratore delegato e presidente. Alla Fai Komatsu (macchinari da costruzione), alla Cifa, un’azienda per l’impiantistica del calcestruzzo, all’Aps, la multiutility di Padova, al Gruppo Carraro, al Gruppo Ferretti – quello dei superyacht – dove pure raddrizza la situazione, alquanto difficile. E fino alla Ducati, appunto, dove sbarca nel maggio del 2007, e tanto per presentarsi subito a tutti senza tanti giri di parole, prende dalla scuderia una Hypermotard e ci va in giro in città, gongolando perche "la gente ai semafori mi chiede ammirata che razza di moto sia quel gioiello".

Adesso Del Torchio sa bene che con Alitalia sarà tutto un altro rombo. Dalle manette del gas alle cloche dei yet il passo é sideralmente lungo. La compagnia dei "patrioti" perde 280 milioni al 31 dicembre 2012. Certo, i soci l’hanno rifinanziata – non tutti, non del tutto – ma il business è gramo, la congiuntura è fetente, le ruggini interne sono incrostate. Del Torchio dovrà innanzitutto evitare l’avvitamento dei conti e cercare di agganciare il pareggio operativo entro quest’anno, anche se parte tardi, saltando su un treno – pardon, un aereo – in corsa, e con la prua puntata verso il basso.

La compagnia sta lavorando – col "middle management" che fa senza il capo da due mesi, ormai – ventre a terra per tagliare i costi tagliabili: ma il petrolio serve agli aerei per stare in aria, e su quello più di tanto non puoi risparmiare. E c’è da lucidare il marchio , rintuzzare la concorrenza delle low-cost, ormai anche sulla Milano-Roma , dell’alta velocità ferroviaria, ovviare a un peso del fattore-Italia che agli occhi dei tour-operator internazionali è un grande handicap. Insomma, un’altra, difficilissima prova. Ma a lui le sfide piacciono. E questa, non c’è dubbio, contiene al suo interno più adrelina di tutte le altre.

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