Alitalia, cercasi socio disperatamente

La compagnia ha bisogno di 200 milioni di euro subito. E di un socio forte. Da Air France a Delta fino a Etihad, però, nessuno si offre

Un aereo Alitalia (Credits: ALEXANDER KLEIN/AFP/GettyImages)

Alessandra Gerli

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«Alitalia, Air France pronta all’offerta per i soci Cai» titolava il quotidiano Il Messaggero alla fine dello scorso dicembre, postulando un prossimo scambio di azioni e senza esborso di denaro. L’offerta ipotizzata: «Un concambio pari a 1,6, che valorizzerebbe il pacchetto di Cai all’incirca il 20-30% in più rispetto al costo di acquisto del 2008».

Tempo poco più di un mese, e secondo Il Sole 24 Ore di oggi, «i francesi», che  «pagherebbero con azioni della holding Air France-Klm», potrebbero riconoscere ai soci italiani dell’Alitalia soltanto «il 20%» di quanto questi avevano versato a fine 2008.
Peggio ancora potrebbe andare ai soci italiani secondo Il Foglio: «Rimane in piedi la possibilità che Air France acquisti Alitalia per “un euro” (un valore simbolico)», sosteneva il 23 gennaio il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara.

Da quando, il 12 gennaio scorso, hanno iniziato a venire meno i vincoli sulla vendita delle quote (la cosiddetta clausola di lockup), si moltiplicano le indiscrezioni e le voci sul prossimo assetto proprietario della compagnia che per ora ha convocato un cda il 14 febbraio per decidere un finanziamento da parte dei soci per 200 milioni di euro.

Ma certo non basterà. Serve un socio forte. Meno di una settimana fa, Mf assicurava che la concorrente di Abu Dhabi Etihad era pronta a rilevare il 49% del capitale della compagnia italiana. Ieri, il numero uno James Hogan ha dichiarato che «Etihad non ha trattative in corso con Alitalia».

C’è chi prospetta l’interesse dell’aerolinea russa Aeroflot, chi un possibile blitz della Atlantia (già socio dell’Alitalia con l’8,9%), che potrebbe puntare a un’integrazione con la compagnia aerea italiana subito dopo l’incorporazione della Gemina, sollecitata in questa direzione dalla banca Intesa Sanpaolo (socia dell’Alitalia con il 10,1%).

La verità del futuro dell’Alitalia, però, è ancora tutta da scrivere. Scaduto il lockup, oggi i 20 imprenditori italiani azionisti dell’Alitalia potrebbero già cedere le loro quote. Ma gli accordi parasociali impongono che fino al prossimo 28 ottobre ogni trasferimento possa avvenire solo dopo il beneplacito del consiglio di amministrazione e a patto che nessun altro socio eserciti il diritto di prelazione.

Ed è proprio a superare quella data fatidica che mirano gli azionisti italiani dell’Alitalia che possiedono le quote più consistenti e, possibilmente, ad arrivarci più forti di oggi.
Il loro ragionamento? L’attuale capitalizzazione di Borsa dell’Air France-Klm, pari a circa 2,4 miliardi di euro, è troppo modesta. Un concambio sarebbe di conseguenza al momento troppo svantaggioso per i cosiddetti patrioti dell’Alitalia. Meglio aspettare. E intanto da un lato colmare il «ritardo di redditività» della compagnia (l’amministratore delegato Andrea Ragnetti ha ribadito che si può fare nel corso di quest’anno), dall’altro sondare il terreno dei possibili compratori a tutto campo (con un ampio mandato affidato alla banca d’affari Rothschild).

Chi potrebbero essere gli interlocutori?
Si fa il nome dell’americana Delta, la partner americana dell’Alitalia nell’alleanza Skyteam, che ha appena acquistato il 49% della britannica Virgin Atlantic dalla Singapore Airlines. Ma anche quelli della cinese China Eastern, dell’Aeroflot, della stessa Etihad, che non da ieri sembrava un capitolo chiuso, ma in realtà, fa notare un azionista dell’Alitalia, «finora non c’è stato un passo formale per esplorarne le reali intenzioni».
«Sono tutte aerolinee fortemente capitalizzate - sottolinea un altro socio - che potrebbero anche rilevare il 24% dell’Alitalia, lasciando a noi il 51% e dunque mantenendo l’italianità della compagnia».

Tra le altre ipotesi accarezzate da alcuni patrioti, un fondo sovrano, che «magari potrebbe fare un investimento in aumento di capitale, lasciando il controllo della compagnia alla parte italiana».
Ogni operazione, comunque, avrebbe bisogno dell’ok dell’Air France-Klm, che fino al 28 ottobre ha diritto di prelazione. Da allora in poi, invece, liberi tutti.

Se nessun patriota intende «regalare» Alitalia, convinto che la compagnia abbia un «valore strategico» ben più alto di quanto i numeri hanno dimostrato fin qui, gli azionisti più piccoli continuano a scalpitare. Vorrebbero un’uscita sicura dal loro investimento e pretenderebbero che ad assicurargliela fosse il presidente della compagnia, Roberto Colaninno.
Nelle scorse settimane, alcuni di questi azionisti hanno addirittura chiesto la testa del presidente dell’Alitalia e quella dell’amministratore delegato Andrea Ragnetti, in carica da nemmeno un anno, dandolo per dimissionato .

Davanti, però, si sono trovati, il muro fino ad ora compatto dei soci più grandi. I Riva, i Benetton, la Intesa Sanpaolo, la stessa Air France-Klm hanno fatto fronte comune: il presidente Colaninno sarà anche troppo spesso affaccendato in faccende extra Alitalia, ma non si tocca, al momento è il meglio che c’è a disposizione. L’amministratore delegato Ragnetti non è un esperto di trasporto aereo, ma il suo compito è portare più clienti e in questo nel passato si è dimostrato molto abile in altri settori. Non solo. Il suo contratto ha una durata triennale. La penale per un’eventuale uscita anticipata sarebbe un duro colpo sui conti già in affanno della compagnia.

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