Aziende

Alcoa, le novità dopo l’arrivo degli svizzeri di Sider Alloys

Per la prima volta in assoluto in Italia l’associazione dei lavoratori dell’azienda potrebbe ottenere il 5% della nuova società

Alcoa_Calenda

Giuseppe Cordasco

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Comincia a delinearsi il futuro, quantomeno societario se non ancora industriale, dell’Alcoa, l’azienda sarda per la produzione di alluminio, che dopo quasi sei anni di crisi è ripartita da una nuova proprietà: quella della Sider Alloys, società svizzera con sede a Lugano, che ha chiuso il 2017 con ricavi per oltre 600 milioni di euro.

Un’azienda creata nel 2010 che opera nella distribuzione di ferroleghe per il settore metallurgico in oltre 30 Paesi e che offrirebbe dunque adeguate garanzie per il rilancio dell’Alcoa.

Il cui futuro però ora potrebbe essere caratterizzato da un ulteriore novità, che sarebbe tra l’altro una prima assoluta in Italia: l’associazione di lavoratori dell’azienda potrebbe infatti vedersi intestato il 5% delle azioni della nuova società. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e come è stata accolta la notizia.

Il progetto di Calenda

A lanciare questa proposta di “azionariato operaio” è stato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che sta seguendo da vicino l’evolversi di tutta la vicenda. "Sarà il primo caso - ha evidenziato il ministro - in cui i lavoratori partecipano alla gestione dell'azienda”.

Ovviamente saremmo di fronte a una prima in Italia, ma non certo a livello internazionale, visto che il modello di riferimento sarebbe la Germania dove queste forme di azionariato sono in vigore ormai già da anni.

Da notare inoltre che il progetto di Calenda, emerso dal tavolo di confronto istituito presso il Mise, si articolerebbe con l’assegnazione ai lavoratori anche di un posto nel Consiglio di sorveglianza. Dunque con una partecipazione, se possibile, ancora più accentuata degli operai alla vita dell’azienda.

Una sorta di nemesi storica se si ripensa allo slogan che gli stessi dipendenti dell’Alcoa hanno ripetuto per lungo tempo davanti ai cancelli, a quel tempo chiusi, della loro azienda: “La fabbrica è la nostra, qui ci sono le gocce del nostro sudore”.

Pro e contro

L’idea di Calenda non sembra però aver convinto tutti, soprattutto se si considera il fronte sindacale, quello più direttamente coinvolto nella trattativa sul futuro societario di Alcoa. Critiche sono infatti arrivate dalla Cgil, secondo cui l'idea di destinare il 5% dell’azienda ad una associazione di lavoratori appare “quantomeno problematica”.

E il nodo sembra essere l’utilizzo dei proventi che potrebbero arrivare dal possesso di una quota aziendale. Un’obiezione a cui però ha voluto rispondere subito lo stesso Calenda, secondo il quale gli utili rimarrebbero nell’associazione e potrebbero “essere utilizzati per fini sociali”.

Favorevoli appaiono invece le altre sigle confederali, con il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, che parla di “strumento di democrazia economica”, e con il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, che sottolinea “i risultati sempre più importanti conquistati con le lotte".

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