Aeroporti, il risiko d'estate

Ceduto lo scalo di Londra Luton, occhi puntati anche sull'Italia dove deve essere discusso il piano Passera

Aeroporto Leonardo Da Vinci, Fiumicino (Credits: Carlo Carino-Imagoeconomica)

Cinzia Meoni

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Torna ad appassionare il risiko degli aeroporti in Europa con fusioni e cessioni da parte delle società che controllano gli scali. Potreste così trovare nuovi brand e nuovi marchi ad accogliervi, per esempio, a Londra-Luton che sta per passare di mano dagli spagnoli di Abertis a quelli di Aena per 490 milioni di sterline.

La valutazione (11,5 volte il margine operativo lordo) è di gran lunga superiore rispetto a quella che ha visto la cessione tra società di alcuni aeroporti italiani. Il motivo? Anche nel settore aeroportuale pesa l'incertezza normativa e la sua stabilità nel tempo. Un fattore che ha un costo quando si tratta di chiudere un accordo, soprattutto se di acquisizione. Vale per gli aeroporti come per ogni altro settore.

In Italia l’attenzione è ancora tutta concentrata sulla riforma normativa sul tavolo del Governo che prevede una rivoluzione del sistema, una razionalizzazione degli scali e una maggiore apertura dell'azionariato a investitori privati. A gennaio l'ex Ministro alle infrastutture Corrado Passera aveva firmato un atto di indirizzo che, da allora, è in discussione alla Conferenza Stato-Regioni.

L’atto divideva in modo molto netto i 112 aeroporti italiani (di cui 11 a esclusivo uso militare) in strutture di serie A e altre di serie B. A trentun scali veniva riconosciuto lo status di "interesse nazionale" per cui gli interventi per ammodernamenti e infrastrutture sarebbero rimasti in carico allo Stato. Tra questi Bergamo, Bologna, Genova, Milano Linate, Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Fiumicino, Torino, Venezia, Alghero, Bari, Brindisi, Cagliari, Catania, Firenze, Lamezia Terme, Olbia, Pisa, Roma Ciampino, Trapani, Treviso, Verona, Ancona, Pescara, Reggio Calabria, Trieste Lampedusa, Pantelleria, Rimini e Salerno. Tutti gli altri dovevano essere trasferiti agli enti locali competenti che avrebbero valutato una possibile diversa destinazione d’uso e/o l’eventuale chiusura.

COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI CORRADO PASSERA

La normativa poi, incentivando una maggior apertura del capitale agli investitori privati, aveva innescato un certo fermento nel settore. In effetti gli interessati potrebbero non mancare. Ad iniziare dal gruppo argentino Corporacion America, gestore di 51 aeroporti tra Sud America (tra gli altri Buenos Aires, Montevideo e Brasilia) ed Europa (tra cui Trapani). La società, proprio in questi giorni, ha ricordato di guardare con interesse agli aeroporti nazionali di Bologna, Genova, Salerno, oltre che agli scali siciliani di Palermo, Catania, Comiso, Pantelleria e Lampedusa.

Oltre al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, che ha dichiarato il proprio interesse sullo scalo di Montichiari (Brescia), pochi giorni fa Coporacion America ha conquistato Ata (società appartenente all'Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista, oggi in mano a un liquidatore giudiziale) a cui fa capo la gestione dell’aeroporto privato di Milano Linate e  che opera anche nei servizi infrastrutturali degli scali (Milano Malepensa e Roma Ciampino). L’operazione è avvenuta con un esborso di 25-30 milioni di euro, poco più di una volta il fatturato (20 milioni) e 5,3 volte il margine operativo lordo (3,8 milioni). Corporation America ha promesso investimenti per altri 20 milioni nello scalo meneghino in vista dell’Expo 2015.

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