Acque minerali, il business in Italia

Si vendono bene se pregiate, costose e sottoposte a trattamenti particolari. O se imbottigliate in contenitori biodegradabili o di design

(Credits: JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/GettyImages)

Claudia Astarita

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A tutto può essere apposto un marchio con fini commerciali, per aumentare le vendite attraverso la pubblicità. Gli strateghi del marketing, forti di questo assunto, stanno ora puntando con decisione al mondo delle acque minerali: non è una novità, visto che i nomi di alcune famose ditte del settore sono ben noti alla maggior parte delle famiglie. Si tratta già di un risultato importante, perché l'acqua è un bene in larga parte indifferenziato e per distinguere tra un prodotto ed un altro non si può certo puntare su elementi come il gusto o l'aspetto esteriore. Contano, piuttosto, il confezionamento e le analisi mineralogiche e batteriologhe che compaiono sull'etichetta e che possono indurre il consumatore a scegliere questa o quella bottiglia.

Ora, però, gli esperti di pubblicità vogliono compiere un salto di qualità e differenziare maggiormente i prodotti, puntando su elementi sinora trascurati. Ad esempio, saranno valorizzate la storia delle fonti da cui l'acqua imbottigliata proviene, così come il contesto regionale e ambientale in cui sono collocate. Lo sforzo non sarà semplice, ma ne vale la pena. Basti pensare che ogni anno, nel mondo, vengono venduti duecento miliardi di bottiglie d'acqua. Inoltre, i primi passi in questa direzione hanno riscontrato le attese: ha avuto notevole successo la diffusione di acque pregiatissime, vendute a costi elevati e sottoposte a trattamenti particolari, oltre ad essere imbottigliate in recipienti sofisticati, assai lontani dalla classica bottigliona di plastica trasparente. Esistono marchi di nicchia ben affermati, come Voss, San Pellegrino, Ty NantPerrier, Evian e Fiji, pubblicazioni specializzate e intenditori, in grado di degustare l'acqua e valutarla allo stesso modo in cui un sommelier fa con il vino.

Tutto è cominciato quando alcuni marchi si sono resi conto che per avere successo in un mondo in cui l'acqua minerale sarebbe diventata sempre più importante era fondamentale differenziarsi. In vari modi, mantenendo inalterati i principi cui si sono sempre ispirate le singole fonti. Proponendo, ad asempio, bottiglie per bambini se la qualità della fonte può essere presentata come più adatta per loro, acqua per gli sportivi, bottiglie di lusso, collezionabili come pezzi di design o biodegradabili, e via dicendo. Il mercato è talmente ampio e l'acqua talmente importante da far sì che lo spazio per crescere o ritagliarsi la propria nicchia ci sia ancora per tanti. Ma visto l'interesse dei big del settore non è detto che questa disponibilità verrà mantenuta ancora a lungo.

Anche in Italia tentativi di questo genere non mancano. Un esempio è un prodotto in fase di lancio da parte di Fonti di Vinadio (azienda nota soprattutto grazie all’acqua Sant'Anna), che presto proporrà sul mercato l'acqua MIA della Valle Stura. L'operazione ha alle spalle un investimento di due milioni di Euro per lo sviluppo di prodotto e l'avviamento di una linea di produzione dedicata e sarà focalizzata soprattutto sul nuovo marchio, che avrà come target i consumatori giovani e le donne, cui dovrebbe interessare il collegamento fra l'acqua e il contesto naturale del territorio a valle delle fonti, compreso fra il basso Piemonte e la Liguria.

 

 

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