A Bravo Solution gli acquisti di Expo Dubai 2020

L'azienda italiana è conosciuta nel mondo per la capacità di produrre risparmi. Ma in Italia la usano in pochi...

Dubai

Festeggiamenti al Burj Al Arab di Dubai per la vittoria dell'Expo 2020 – Credits: KARIM SAHIB/AFP/Getty Images

Stefano Caviglia

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Quanto sia grave la minaccia degli sprechi e della corruzione per le grandi organizzazioni lo sanno tutti in Italia, dopo quel che è venuto fuori sugli appalti del Mose di Venezia e dell’Expo di Milano, per non parlare delle storie che hanno portato alla sbarra il Comune di Roma. Per questo fa una certa impressione che per il prossimo Expo, a Dubai nel 2020, gli Emirati Arabi non si siano rivolti a uno dei colossi mondiali della consulenza, ma proprio a un’eccellenza italiana.

Il bando per la gestione degli acquisti è stato appena vinto dalla Bravo Solution, azienda milanese che negli anni ha conquistato una solida reputazione internazionale nel controllo delle spese su grande scala. Il suo principale mestiere, in parole povere, è scrivere software per la gestione delle gare d’appalto. Detto così può sembrare un ruolo meramente tecnico, ma da questa attività dipende l’equilibrio economico di grandi aziende, manifestazioni pubbliche e perfino bilanci di città o stati, che per far quadrare i conti sono spesso costretti a dolorose revisioni della spesa.

Per questa sua competenza Bravo Solution (azienda con circa 600 dipendenti e quasi 80 milioni di fatturato, fondata nel 2000 da Italcementi e facente parte oggi di Italmobiliare) ha trovato fortuna più all’estero che in Italia. La cosa può essere considerata paradossale, ma non è certo una novità, visto che sono passati ormai diversi anni da quando ha cominciato a gestire operazioni importanti come gli appalti per il villaggio olimpico di Londra 2012, il passante ferroviario della capitale del Regno Unito e il controllo della spesa per paesi come l’Inghilterra, l’Olanda e il Messico.

In Italia, invece, Bravo Solution lavora prevalentemente per singole aziende, per quanto importanti, come Poste e Ferrovie. Solo di recente ha cominciato a collaborare con le Regioni Piemonte e Sardegna. La sua esperienza non è stata richiesta per l’Expo di Milano né per la revisione della spesa che l’Italia cerca di portare avanti, con risultati piuttosto scarsi, da almeno tre governi. A un certo punto, e questo è davvero un paradosso, fu l’ambasciata britannica a far da tramite con il nostro governo, organizzando a Roma un convegno per raccontare il lavoro fatto dall’azienda italiana nel Regno Unito.

"In quell’occasione" racconta a Panorama.it il consigliere delegato di Bravo Solution Italia Ezio Melzi "entrammo in contatto con il commissario alla spending review Carlo Cottarelli e ci trovammo subito in sintonia. Ma poi non successe nulla, forse per mancanza di tempo, visto che è rimasto al suo posto appena un anno…". Per quanto riguarda l’Expo milanese, qualcuno andò fino a Londra a studiare l’esperienza delle Olimpiadi, ma non per questo i responsabili sentirono il bisogno di prendere contatto con l’azienda italiana che ne aveva gestito gli acquisti.

La distanza fra procedure che filano senza intoppi e altre che generano ricorsi a raffica e perfino inchieste per corruzione pare sia data soprattutto da un elemento: la carta. "Dove c’è" spiega ancora Melzi "le pratiche deteriori sono sempre in agguato. Dove non c’è, e viene sostituita da piattaforme digitali, in genere funziona tutto meglio. La tracciabilità delle procedure tende a scoraggiare sia i comportamenti illeciti che i sospetti immotivati". La conseguenza è in genere un risparmio massiccio di tempo e di denaro, che di questi tempi dovrebbe essere visto da tutti come l’arrivo della pioggia nel mezzo di una siccità.

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