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1968: a Torino scoppia il "cuscino all'azoto", il test sul primo airbag

Provato su una Fiat 600 D lanciata contro un muro, fu mostrato alla stampa in occasione del Salone dell'Automobile

fiat 600_airbag_1968

Edoardo Frittoli

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Negli archivi di "Panorama", precisamente sul numero del 14 novembre 1968, fu pubblicato a firma di Mario Poltronieri un articolo che testimonia la prima applicazione dell'airbag in via sperimentale.

Scritto in occasione del Salone dell'Auto di Torino, il pezzo è corredato da una sequenza di due immagini di una Fiat 600 D con un manichino a bordo prima e durante l'impatto contro un ostacolo. Nella seconda istantanea all'interno dell'abitacolo e ben visibile un sacco di tessuto metallescente che avvolge la testa del "dummy", proteggendolo dagli effetti dell'urto.

E' la prova svolta con quello che allora veniva definito, prima della diffusione dei termini inglesi: il "Cuscino all'azoto". Il test era stato organizzato dal''azienda torinese Eaton Livia, sussidiaria dell'americana Eaton Yale and Town Inc. che aveva condotto le prime sperimentazioni sull'airbag.

L'"Autoceptor", come veniva chiamato il sistema oltreoceano, funzionava in tutto e per tutto come gli attuali airbag. In caso di urto il cuscino si gonfiava, grazie ad una bombola di azoto caricata a 280 atmosfere, entro 40 millisecondi. Prima, cioè, di quanto il corpo di un passeggero subisse la proiezione seguita alla forza generata dall'urto, per poi sgonfiarsi rapidamente attraverso i microfori presenti sul cuscino.

I primi esperimenti, cosa che oggi farebbe insorgere animalisti e non, furono condotti anche con l'uso di scimmie e portarono a ritenere che il "cuscino all'azoto" potesse arrivare a salvare la vita dei passeggeri coinvolti in urti fino a 100 km/h, anche se allora si riteneva facoltativo l'uso combinato di cinture di sicurezza delle quali, nel 1968, la maggior parte delle auto in commercio in Italia era sprovvista.

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