Edoardo Frittoli

-

Nella primavera del 1968 la Innocenti di Lambrate mise sul mercato un piccolo scooter dalle linee totalmente rivoluzionarie, in linea con il clima di quell'anno. Ripercorriamone la storia con l'aiuto delle immagini e delle informazioni del libro dedicato alla Lambretta "Lui" scritto da Vittorio Tessera, punto di riferimento mondiale della storia e della memoria della casa milanese, titolare del più importante museo dello scooter a livello internazionale.

La corsa della Innocenti allo spazio (di mercato)

Nel 1968 le due ruote stavano vivendo una nuova primavera. Dopo aver motorizzato l'Italia degli anni '50, le moto erano infatti entrate nel cono d'ombra dovuto alla sempre più ampia diffusione delle automobili.

A risollevare il settore alla fine degli anni '60 era stata soprattutto la clientela dei giovani e giovanissimi, che verso la fine del decennio rappresentava una nuova ed allettante fascia di mercato soprattutto per le cilindrate da 50 a 125cc.

La Innocenti di Lambrate aveva conteso alla Piaggio il mercato degli scooter già nell'immediato dopoguerra con le varie versioni della immortale Lambretta, iconica alternativa alla Vespa. Poi era rimasta indietro in modo particolare sull'offerta ai quattordicenni, che le altre case costruttrici avevano già pensato di soddisfare con una gamma molto differenziata di ciclomotori e motoleggere: da corsa, da cross, da turismo oppure semplici e robusti ciclomotori con pedali e senza le marce. Giusto nel 1968 la rivale Piaggio era uscita con il "Ciao", un motorino essenziale, economico e accattivante. A Lambrate i vertici della Innocenti iniziarono una corsa frenetica per colmare il gap e recuperare il terreno perso negli ultimi anni.

Gli obiettivi della casa milanese erano alquanto ambiziosi: il nuovo scooter doveva essere il più economico della gamma ma allo stesso tempo avrebbe dovuto distinguersi da tutti gli altri motorini in circolazione.

Fu tentato un primo prototipo disegnato negli uffici di Lambrate, ma non piacque alla Direzione della Innocenti. Divenne dunque necessario rivolgersi all'esterno per realizzare quanto sperato, così la scelta cadde su uno dei più grandi designer a livello mondiale del settore automotive: Nuccio Bertone.

Nuccio Bertone inventa una forma "spaziale"

Il designer torinese, che era stato il padre di auto di prestigio assoluto come la Lamborghini "Miura", si mise al lavoro alla fine del 1967 cercando di soddisfare i committenti e di stupire il pubblico. Quello che fu possibile intuire fino dai primi mockup in legno del piccolo scooter fu che Bertone si era lasciato liberamente ispirare dal fascino dello "spazio" e della corsa alla conquista della Luna, che stava diventando anche una moda ricorrente in molti campi. Alla fine di settembre il "Lui" era quasi completato, con il supporto economico della Innocenti che garantì a Bertone la possibilità di creare forme nuove che avrebbero richiesto importanti investimenti per la futura produzione di serie. Lo sforzo creativo fu ripagato appieno, quando il prototipo definitivo della versione "CL" montò quel memorabile manubrio futuribile di forma trapezoidale a traliccio, inserito in una linea essenziale che lasciava a nudo gli organi meccanici senza disturbare l'armonia avveniristica delle forme. Per quanto riguarda la colorazione la Innocenti osò proprio come aveva fatto con il disegno della carrozzeria a scocca portante del "Lui". Il piccolo di Lambrate fu vestito di colori accesissimi, che andavano dall'arancio carico al verde mela all'azzurro intenso. Per la campagna pubblicitaria si scelse una location che ricordava la superficie rocciosa della Luna, le scogliere erose della Costa Smeralda.

Tutti per Lui, Lui per tutti

La casa di Lambrate, dopo aver investito ulteriori risorse in un battage pubblicitario di tutto rispetto in Italia e all'estero, fece partire la linea di montaggio del "Lui". Era il marzo del 1968.

Quando il "Lui" fu lanciato sul mercato, la Innocenti aveva pensato ad uno scooter destinato anche alla clientela estera. Perciò alla versione di 50cc fu affiancata un più performante e aggressivo "Lui" da 75cc. che in Italia ebbe naturalmente meno successo a causa dell'obbligo di patente, della targa ed età minima di 16 anni per poterlo guidare. All'estero i modelli "Lui" saranno chiamati con nomi che ricordavano direttamente l'ispirazione "cosmica" del progetto: "Luna", "Vega" e "Cometa". Gli allestimenti erano due: il più spartano "L", privo dell'innovativo manubrio di Bertone sostituito da uno classico a struttura tubolare e del fanalino posteriore speciale con cromatura. La versione "CL", con il gruppo manubrio/fanale di Bertone fu quello più venduto in assoluto. I prezzi erano assolutamente competitivi: la versione base, venduta a 89.500 Lire, costava circa la metà di una Vespa "50 Special". Per la "CL" il prezzo, comunque contenuto, arrivava a 95.000 Lire.

L'uomo conquista la Luna, ma il "Lui" non conquista il mercato

Nonostante l'impiego del genio di Bertone e l'effettiva originalità del "Lui", il successo non arriverà per motivi difficilmente superabili una volta uscito dalla catena di montaggio. Il piccolo scooter era infatti lento e instabile. I freni erano approssimativi ed il cambio (a 3 velocità sul 50cc e a 4 sul 75cc ) risentiva del design particolare per cui gli innesti a manopola sulla sinistra risultavano parecchio duri. Il propulsore era lo stesso della Lambretta J50, ma non superava i 40km/h imposti dal Codice della Strada nonostante fosse piccolo e più leggero della sorella di pari cilindrata. Non aiutavano la scarsa abitabilità, la sella corta, la mancanza della ruota di scorta e i cerchi di piccolo diametro che incrementavano l'instabilità su strada. Non c'era nemmeno la possibilità di avere un gancio portaborse come quelli montati sulla "Vespa". Infine lo scooter di Lambrate era anche difficile da "elaborare" senza ricorrere alla sostituzione del gruppo termico, rimanendo così fatalmente legato alla nomea di "lumaca", un aspetto che determinò l'allontanamento di quello che era stato il principale obiettivo di mercato della Innocenti: i giovanissimi. 

La vita breve della Lambretta "Lui" si chiuderà nel giugno del 1969 con l'uscita di produzione del ciclomotore dal design in anticipo di 30 anni, che oggi è più apprezzato di allora. Alla fine del mese di luglio gli astronauti dell'Apollo 11 conquistavano la Luna, mentre su Lambrate iniziava un'eclissi che avrebbe portato alla fine della storia della "Lambretta" poco più tardi, nel corso del 1971.

© Riproduzione Riservata

Commenti