I 10 slogan di Confindustria

Ecco le frasi-chiave per capire il discorso del presidente degli industriali di questa mattina. E il parere contrario del Ministro Guidi

Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria. (Credits: Claudio Villa- Getty Images)

Si è svolta a Roma l'assemblea di Confindustria in cui il presidente Giorgio Squinzi ha tenuto uno dei discorsi più incisivi degli ultimi tempi. Ecco i punti più importanti toccati riassunti in 10 slogan.

"Da politiche di austerità, nessun risultato"

"Quest’anno non ci sarà né crescita né lavoro".

"Il tempo delle eterne liturgie è trascorso".

"La riforma della contrattazione è vitale".

"I corrotti non possono stare in Confindustria".

"L'articolo 41 della Costituzione ("L'iniziativa economica privata è libera", ndr) non è più un diritto garantito".

"È arrivato il momento di costruire un’Italia nuova".

"Il mandato popolare dato al principale partito di governo e al suo leader, Matteo Renzi, testimonia la voglia di cambiamento che c’è nel Paese. Questa voglia attende fatti che diano sostanza alle riforme e alla crescita".

"Sulle riforme la nostra disponibilità è immutata e completa".

"Legare i salari ai risultati aziendali".

Al termine è intervenuto il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi che, contrariamente alle parole piuttosto caute di Squinzi, ha cercato di infondere ottimismo nella platea. "I mercati hanno ripreso ad avere fiducia nell'Italia - ha detto - è arrivata anche per noi l'ora di condividere questo atteggiamento" perchè se da una parte gli investitori stranieri stanno tornando "prepotentemente" ad investire nelle nostre aziende, "stupisce ed amareggia che all'appello manchino gli investitori italiani: banche, risparmio gestito, assicurazioni, fondi pensiuone possono e devono crederci di più". La Guidi ha aggiunto che "non è più tollerabile che il nostro risparmio finanzi quasi esclusivamente la redistribuzione operata dalla mano pubblica o sia diretto verso le economie di altri Paesi".

Una dichiarazione contraddittoria rispetto alla decisione del governo Renzi di aumentare le tasse sul risparmio (dal 20% al 26%) ad esclusione di quello destinato ai titoli del debito pubblico. E i numeri dimostrano quanto gli italiani siano affezionati a questo tipo di investimento.

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