L'austerità fa a pezzi il governo francese

Le dimissioni del primo ministro Manuel Valls - subito invitato da Hollande a formare un nuovo governo - dopo le dichiarazioni anti-tedesche del ministro dell'Economia Arnaud Montebourg, evidenziano lo scontro inevitabile fra il cuore del partito socialista e le politiche del rigore economico

Il presidente francese Francois Hollande con il primo ministro Manuel Valls – Credits: EPA/CHRISTOPHE KARABA

Fabrizio Goria

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L’austerità fa una nuova vittima. O meglio, due. La prima è Arnaud Montebourg, ministro francese dell’Economia. La seconda è proprio la Francia.
Oggi Parigi si è svegliata senza il suo Primo ministro, Manuel Valls, dimessosi dopo la formazione di una nuova spaccatura nel governo a causa delle opinioni di Montebourg sull’austerity.

Dimissioni durate poco, dato che l’Eliseo ha indicato nuovamente Valls per il rimpasto del consiglio dei ministri.

Per il presidente francese François Hollande, il cui tasso di approvazione è ai minimi storici, uscire dall’impasse sembra essere una sfida impossibile da vincere. L’incertezza genera altra incertezza. E Parigi ha quasi del tutto perso la bussola.

Per capire cosa è successo in Francia durante il weekend bisogna tornare indietro di qualche mese.

Durante l’ultimo vertice europeo, il socialista Montebourg aveva aspramente criticato l’operato del cancelliere tedesco Angela Merkel, colpevolizzando la Germania per aver imposto a tutta l’eurozona politiche di consolidamento fiscale che avevano sortito più danni che benefici.
Non solo. “Se la Francia è così debole è colpa dell’austerity”, aveva inoltre detto Montebourg. Frasi che non erano passate inosservate né a Berlino né a Parigi.

Il presidente Hollande, pur di mantenere buoni i rapporti con la Merkel, aveva richiamato all’ordine Montebourg. “C’è bisogno di unità e di coordinamento per garantire alla Francia una solida ripresa economica”, aveva detto l’inquilino dell’Eliseo. Per un po’ di tempo, la situazione era tornata alla normalità. Fino allo scorso weekend.

Complici i nuovi dati sul Pil francese per il secondo trimestre 2014, che ha sancito la stagnazione dell’economia transalpina, Montebourg è nuovamente uscito dai ranghi.

In una intervista a _Le Monde non solo ha tacciato la Germania di aver intrappolato tutta l’area euro dentro la gabbia dell’austerity, ma ha anche accusato Berlino di condizionare la politica monetaria della Banca centrale europea. “La Germania ha introdotto quell’aberrazione economica chiamata austerità che sta distruggendo l’Europa. Non possiamo continuare così”, ha detto Montebourg.
Di qui, le dimissioni di Valls e le pirotecniche parole di Hollande - che era in visita alle Comore - nel tentativo di arginare la falla: “Il governo francese è sicuro che crescita e austerità siano due facce della stessa medaglia, chiunque la pensi così è benvenuto”.

Austerity o no, la Francia continua a essere in crisi. In maggio, le previsioni macroeconomiche di primavera, a cura della Commissione europea, avevano quasi fatto tirare un sospiro di sollievo a Hollande, ancora scosso dall’affaire Julie Gayet. La Commissione aveva stimato un’espansione del Pil di un punto percentuale per l’anno in corso e di un punto e mezzo per il successivo. Sempre in doppia cifra il tasso di disoccupazione, ma in calo: 10,4% per il 2014 e 10,2% per il 2015.

In contrazione anche il rapporto fra deficit e Pil, previsto a quota 3,9% nell’anno corrente e al 3,4% per il prossimo. Sempre oltre i parametri del Fiscal compact, che impone un massimo del 3%, ma comunque in parabola discendente. Più seria la situazione del rapporto tra debito pubblico e Pil. Secondo le stime della Commissione, la Francia passerà dal 93,5% registrato nel 2013 (nel 2012 si era a quota 90,6%) al 96,6% dell’anno prossimo. Numeri che avevano fatto storcere il naso agli economisti di Société Générale, del Crédit Agricole e di Natixis, che non avevano perso tempo a criticare il governo Hollande.

Il 14 agosto scorso, la doccia gelata.

La Francia è ufficialmente in stagnazione, dopo quattro trimestri consecutivi in cui il Pil non cresce oltre quota 0,2 per cento.

E dire che, come ha ricordato Eurostat, la Francia aveva già applicato la nuova metodologia Sec 2010 per il ricalcolo del Pil, proprio come farà l’Italia in autunno.

“La situazione è grave per due motivi. Primo, perché la Francia è ferma. Secondo, perché la debolezza di Hollande non consentirà al Paese di uscire dalla palude”, aveva tuonato Deutsche Bank in una nota ai clienti istituzionali.

L’attacco di Montebourg, le dimissioni di Valls e la fronda socialista a supporto dell’ormai ex ministro dell’Economia arrivano nel momento più difficile di Hollande.

Dopo mesi di attesa, la Commissione UE, così come Berlino, si attende risposte dalla Francia. “Dobbiamo accelerare sulle riforme, dobbiamo riguadagnare credibilità, dobbiamo migliorare la nostra competitività”, ha detto la settimana scorsa il presidente francese.

Ma sul tavolo i dossier sono troppi e i margini operativi del governo pochi. Oltre alla pazienza dei partner europei, anche quella dei mercati finanziari rischia di finire in poco tempo. “Parigi, insieme a Roma, può essere l’epicentro dello stress nel caso non riuscisse a mantenere le promesse su consolidamento fiscale e riforme strutturali”, ha scritto stamattina HSBC. Le nuvole sull’Eliseo continuano ad addensarsi.

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