La nuova sede di Amazon che l'America si contende

Da Atlanta a Philadelphia, molte le città disposte a generose concessioni fiscali per ospitare il nuovo polo di Jeff Bezos

Jeff Bezos

Jeff Bezos, fondatore di Amazon, davanti al logo dell’azienda - 19 gennaio 2018 – Credits: David Ryder/Getty Images

Stefania Medetti

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Hanno risposto in 238 da Stati Uniti, Canada e Messico all’appello lanciato da Amazon che sta cercando una seconda città dove costruire la nuova sede, etichettata dallo stesso Jeff Bezos come "HQ2". Amazon, infatti, dà lavoro a 40mila persone e Seattle, dove l’azienda è nata nel 1994, non è più in grado di affrontare un’ulteriore espansione: i costi di traffico e abitativi rischiano di diventare proibitivi. 

Le città finaliste

Nelle ultime ore, dunque, Amazon ha reso nota la rosa di venti città finaliste. Fra le candidate - che devono avere oltre un milione di abitanti - quelle che si contendono la vittoria sono: Atlanta, Austin, Boston, Chicago, Columbus, Dallas, Denver, Indianapolis, Los Angeles, Miami, Montgomery County, Nashville, Newark, New York, Northern Virigina, Philadelphia, Pittsburgh, Raleigh, Washington e Toronto. Si tratta di un mix variegato di destinazioni, scrive il New York Timesalcune ricche e trendy, altre vittime della depressione e altre ancora, come New York e Los Angeles, che puntano a consolidare la propria reputazione di centri tecnologici.

Perché la gara è appetibile

Tra i parametri presi in considerazione per la selezione ci sono statistiche sul tasso di educazione e criminalità, ma anche dati sulle attrazioni culturali, sulle infrastrutture per i trasporti e le opportunità di svago. Secondo l’azienda, la nuova sede rappresenterà un investimento da cinque miliardi di dollari e potrà creare 50mila nuovi posti di lavoro. Questo, aldilà del prestigio di un ulteriore sviluppo della città ospitante, contribuisce a spiegare l'offensiva di offerte che le città hanno messo sul tappeto per conquistare l'attenzione di Jeff Bezos, racconta il Guardian.

Generose concessioni

Alcune città hanno proposto importanti tagli alle tasse. È il caso del New Jersey che ha promesso un incentivo fiscale da sette miliardi di dollari nel caso in cui la scelta cadesse su Newark. Ma non manca anche chi, come Calgary, ha proposto addirittura di cambiare il proprio nome in Calmazon o Amagary. Le città americane non sono nuove a queste pratiche, soprattutto quando si tratta di imprese che operano nel campo tecnologico. Il Wisconsin, per esempio, ha offerto a Foxconn un taglio delle tasse da tre miliardi di dollari, mentre altre destinazioni hanno legato gli incentivi al numero di posti di lavoro creati.

Voci contrarie

Ma non tutti sono d’accordo. Alcuni gruppi come Good Jobs First di Washington sostengono che nulla giustifichi un taglio delle tasse che servono per fare ancora più grandi le grandi aziende. Inoltre,  più di 70 rappresentanti di istituzioni cittadine hanno spiegato in una lettera aperta a Jeff Bezos che le città non possono permettersi di perdere fondi a danno dei propri cittadini e a vantaggio di un’azienda. Da Harvard, invece, Ed Glaezer, professore di economia, sottolinea che il vincitore della selezione possiede già gli attributi economici positivi per prosperare con o senza Amazon. Nella migliore delle ipotesi, dunque, le città che partecipano alla selezione avranno avuto l'occasione per riflettere sui modi per migliorare la qualità della vita dei loro cittadini. Nel peggiore dei casi, invece, la competizione sarà stata una distrazione e una gara a chi offre di più. 

Per saperne di più:

- Amazon: perché il 2018 sarà l’anno del tutti contro tutti

- Amazon e il lavoro, tutti i problemi dell’azienda


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