Economia

Alitalia: il punto dopo due anni di amministrazione straordinaria

Ogni ora la compagnia perde 57.000 euro e la fine della crisi è ancora lontana

Alitalia

Barbara Massaro

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Sono già passati due anni. Ventiquattro mesi da quando l'ex compagnia aerea di bandiera Alitalia -  in caduta libera da tempo - non è entrata in amministrazione straordinaria nell'estremo tentativo di risolverne in guai senza dichiarare defoult.

Le tappe

Era il 2 maggio 2017 e a Palazzo Chigi il primo ministro era Paolo Gentiloni. Il Governo, aperta la procedura di amministrazione straordinaria, ha subito disposto un primo finanziamento da 240 milioni di euro seguito da un secondo di 360 milioni a ottobre 2017 e la terza tranche è arrivata il 15 gennaio 2018 quando sono stati stanziati altri 300 milioni di euro per un totale di 900 milioni su cui ancora oggi sta indagando l'Unione europea per capire se si tratta di aiuti di Stato (non consentiti dalle maglie strette dell'UE) oppure no.

Il dossier Alitalia con le 33 manifestazioni d'interesse da parte di altrettante società del maggio 2017 sarebbe dovuto restare aperto per soli 6, 7 mesi giusto il tempo di decidere i dettagli di vendita e ridurre al minimo le conseguenze per la forza lavoro. 

Il ruolo di Lufthansa, EasyJet e Delta

E invece nel giro di una manciata di mesi è stato subito chiaro che le cose sarebbero andate per le lunghe. Nonostante i 900 milioni avessero dato ossigeno ai conti di Alitalia, la maggior parte delle società interessate all'eventuale acquisizione si sono presto sfilate. 

A contendersi il pacchetto Alitalia sono così rimaste in tre: Lufthansa, EasyJet e la compagnia americana Delta Air Lines.

Cosa è successo con il nuovo Governo

Nel frattempo il neonato governo giallo-verde preme perché perché anche Ferrovie dello Stato si candidi nell'operazione di salvataggio di Alitalia e che lo faccia con il supporto del Ministero dell'Economia.

E' soprattutto il vicepremier Luigi Di Maio a premere in questo senso e che fa sì che Ferrovie dello Stato diventi il capo cordata dell'intera operazione di fatto spingendo verso una nazionalizzazione di Alitalia.

EasyJet, però, non ci sta e si sfila lasciando campo aperto a Delta con FS e Ministero dell'Economia.

Per compensare il vuoto lasciato da EasyJet viene coinvolta Atlantia, azienda che controlla Aeroporti di Roma.

La società però fa capo al gruppo Benetton e quindi alla società Autostrade i cui rapporti col Governo (specie nella sua metà pentastellata) sono ai minimi storici dopo il crollo del ponte Morandi a Genova.

E' a questo punto che entra il gioco il gruppo Toto che già aveva partecipato (seppur senza successo) a uno dei salvataggi di Alitalia. Toto non si mostra interessato, ma Di Maio rilancia confermando le trattative in corso o con Toto o con Atlantia. Intanto Ferrovie dello Stato prende tempo chiedendo proroghe ai tre commissari di Alitalia prima di mettere sul tavolo delle trattative una qualsiasi offerta vincolante.

Il punto attuale

Di rimando in rimando si è arrivati al secondo anniversario dell'amministrazione straordinaria con Delta che conferma il suo interesse, FS che si sente messa alle strette, Lufthansa che resta a guardare come si muovono le pedine sullo scacchiere e Alitalia che ogni ora perde 57.000 euro.

Non solo: in sei anni, dal 2011 al 2017, nonostante il traffico aereo mondiale sia cresciuto del 42% i passeggeri della compagnia sono calati del 12,8%.

Solo il 14,8% degli italiani se deve volare lo fa con Alitalia doppiata da Ryanair (preferita dal 36,3% degli italiani) e superata dalla low cost EasyJet (16,5%). E tutto questo nonostante in questi anni Alitalia abbia disposto di 7,4 miliardi di soldi pubblici. Solo nel 2018 si parla di una perdita di 500 milioni di euro.

Il rischio default

Con questo scenario il rischio default è dietro l'angolo e a guardare a questa prospettiva con interesse è soprattutto Lufthansa che potrebbe desiderare comprare solo il marchio Alitalia e ripartire da quel logo sfruttando il certificato di operatore aereo italiano di Air Dolomiti.

Le prossime settimane in questo senso saranno determinanti anche se la possibilità di integrare il vettore aereo italiano con Ferrovie dello Stato secondo gli analisti avrebbe un senso perché da anni nel settore dei trasporti si cerca di trovare la modalità per integrare trasporto ferroviario e trasporto aereo e se l'operazione Alitalia più FS trovasse la quadratura del cerchio potrebbe fare scuola a livello europeo.

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