Economia

Agenzia delle Entrate: cosa succede dopo il crollo del segreto bancario

Grazie ad accordi internazionali ora il Fisco è in possesso di dati bancari di oltre un milione di conti esteri degli italiani

Agenzia delle Entrate Fisco tasse

Barbara Massaro

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Più di 85 miliardi di euro fino a ora protetti dal cosiddetto segreto bancario sono custoditi in decine di paradisi fiscali dove facoltosi italiani hanno scelto di depositare i propri capitali per sfuggire al Fisco e non pagare le tasse. 

Ora, però, grazie a una serie di accordi firmati tra un centinaio di Paesi e l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Agenzia delle Entrate è in possesso di una marea di dati circa capitali, polizze, mutui e conti esteri di possibili evasori fiscali rei di aver scelto zone franche a bassissima o nulla tassazione per eludere i doveri fiscali nei confronti dell'Italia.

I 100 Paesi con l'Ocse

Al momento la maxi lista ha superato quota un milione e centomila conti esteri. Si tratta di una svolta storica contro l'evasione internazionale fortemente voluta dall'Ocse che, dopo lungo e capillare lavoro, è riuscita a definire una procedura standard a livello globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie.

Questo, in sintesi, comporta il fatto che per ottenere dati bancari inerenti a un presunto evasore non serve un'istanza giudiziaria.

Oltre 100 Paesi in tutto il mondo hanno già aderito a quest'istanza anti evasione e il flusso di dati tra le diverse capitali mondiali è automatico, costante e sicuro.

E così Roma riceve informazioni sui conti esteri degli italiani e a sua volta trasmette dati alle altre nazioni in un flusso continuo e generalizzato di informazioni economiche che dovrebbe determinare la fine dell'evasione fiscale internazionale.

Tra i Paesi che hanno aderito all'istanza Ocse oltre a, ad esempio, Panama, Hong Kong, Singapore, Emirati Arabi, Isole Vergini Britanniche, Bermuda, San Marino, Lichtenstein, Bahamas e Antille olandesi ci sono anche paradisi fiscali quali Svizzera e Montecarlo che storicamente hanno sempre custodito i patrimoni degli italiani che al Fisco non avevano voglia di rendere conto dei propri affari.

Cosa succede al presunto evasore fiscale

Quello che accade, una volta individuato il presunto evasore e la banca che custodisce il suo denaro, è che l'Agenzia delle Entrate prima accerta che effettivamente il contribuente in questione (individuato al netto di società off shore, prestanome, fiduciari e trust) non abbia pagato le tasse magari avvalendosi del voluntary disclosure, ovvero quella sorta di auto denuncia fiscale che comporta una serie di agevolazioni concesse dal Fisco a chi voglia regolarizzare la propria posizione contributiva.

Qualora il Fisco accertasse la presunta evasione il protocollo prevede l'invio di un questionario informativo al contribuente nel quale si chiede di dar conto del capitale protetto all'estero e quindi si procede alla notifica degli importi elusi con relative more e sanzioni.

Contemporaneamente le autorità fiscali italiani (Procura e Guardia di Finanza) si rivolgono anche all'istituto di credito che ha concesso mutui e prestiti a italiani che hanno versato su quei conti soldi provenienti da affari compiuti nel nostro Paese e quindi rispetto cui le banche avrebbero dovuto pagare commissioni e interessi.

Il conto alle banche

Diverse lettere sono già state inviate ad esempio in Svizzera e Montecarlo e grandi banche elvetiche come Ubs e Credit Suisse hanno riconosciuto il debito e si sono impegnate a saldare i conti con il fisco nostrano.

Ubs risarcirà all'Italia 111 milioni di Euro mentre in Credit Suisse è stato accertato che, mentre era ancora in vigore il segreto bancario, 9.953 italiani hanno affidato all'istituto elvetico 6 miliardi e 676 milioni di euro mai dichiarati.

In caso le banche non si fossero impegnate a risarcire l'accusa sarebbe stata quella di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio dei soldi degli evasori.

I numeri dell'evasione internazionale

I numeri che stanno emergendo a livello mondiale sono impressionanti. Gli economisti dell’Ocse hanno documentato che tra il 2000 e 2008, gli anni del boom del capitalismo finanziario, in 38 paradisi fiscali si è arrivati a occultare qualcosa come 1.600 miliardi di dollari.

Grazie all'operazione trasparenza dell'Ocse tra il 2009 e il 2018 gli stessi paesi cassaforte hanno perso un terzo di quel capitale.

La strada per arrivare alla trasparenza fiscale globale è ancora lunga, ma secondo gli analisti, stiamo vivendo una rivoluzione storica nella lotta all'evasione internazionale e i benefici dell'emersione di tutti quei soldi li godranno coloro che le tasse le hanno sempre onestamente pagate.

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