Agenda digitale, le tre priorità di Francesco Caio

Chi è e cosa farà l'uomo scelto dal Governo per riordinare le attività della pubblica amministrazione in 90 giorni, attuare i provvedimenti del governo Monti e risolvere la questione della rete

Francesco Caio, coordinatore per l'Agenda Digitale nominato dal premier Letta (Credit: SERGIO OLIVERIO / Imagoeconomica)

Giovanni Iozzia

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La preoccupazione è concentrata in un appello-battuta che circola da qualche giorno a Roma: non lasciamo il digitale sulla… carta! Dopo la nomina di Francesco Caio come superconsulente del premier Enrico Letta e l’approvazione del Decreto del Fare , c’è cauto ottimismo (o ragionevole scetticismo) sulla possibilità di dare all’Italia questa benedetta svolta digitale. Che ci sia molto da fare non c’è dubbio: basta vedere i dati sulla qualità dell’accesso a Internet presentati nei giorni scorsi dal commissario dell’Agcom Maurizio Décina (banda larga solo per il 55% delle famiglie contro una media europea del 72,5%, con velocità da tartarughe: 6,2 Mbps di download contro i 22 del Portogallo) o scorrere alcuni numeri dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano (solo un quarto degli enti pubblici usa l’autenticazione online e appena il 19% i pagamenti multicanali). Siamo indietro come Paese e, soprattutto, come Pubblica amministrazione. 

Caio per Enrico Letta è l’uomo che dovrebbe riportarci in linea con i tempi. È un manager competente, è stato tra i fondatori di Omnitel, amministratore delegato di Olivetti (anche se solo per sei mesi: “l’unico incidente di percorso che mi imputo è stato portarlo in azienda”, disse dopo il divorzio Carlo De Benedetti), nel 2008 ha studiato per il governo inglese le opportunità della banda larga, da due anni è il numero uno di Avio, dove è atterrato due anni fa per portare la società in Borsa, che invece è stata comprata dagli americani di General Electric. "La persona è giusta. Il modo no", ha sintetizzato su Twitter Carlo Alberto Carnevale Maffé, docente della Sda Bocconi. "L’agenda digitale non è tema di volontariato part-time”. Perché Caio resterà amministratore delegato di Avio e svolgerà la sua nuova missione pro bono, all’interno di un nuovo quadro organizzativo previsto nel decreto approvato sabato scorso. L’articolo 21, se non sarà modificato nel percorso da Palazzo Chigi alla Gazzetta Ufficiale, istituisce una “cabina di regia per l'attuazione dell'agenda digitale italiana”, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri e composta dai ministri dello sviluppo economico, della pubblica amministrazione, della coesione territoriale, dell'istruzione e dell'economia. "È un dato positivo che il premier abbia preso in mano il tema", osserva Antonio Palmieri, responsabile Innovazione del Pdl. "E se il premier se ne fa carico, vuol dire che il tema è importante". Ma vuol dire anche che l’Agenzia Digitale affidata ad Agostino Ragosa, che non è rappresentata in cabina, viene in qualche modo “commissariata”. "Il rapporto tra Caio e l’Agenzia Digitale resta un nodo da sciogliere rapidamente", aggiunge Palmieri. "Bisogna capire se si vuole farla funzionare realmente o se ci saranno nuovi soggetti che faranno il suo lavoro".

Come lavorerà Caio non è ancora chiaro. Il decreto del Fare assegna il primo compito a lui e alla sua piccola squadra che sarà nominata questa settimana (Letta dovrebbe chiudere entro venerdi con Francesco Sacco, Luca De Biase e Benedetta Rizzo): “La cabina di regia presenta al Parlamento, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, un quadro complessivo delle norme vigenti, dei programmi avviati e del loro stato di avanzamento e delle risorse disponibili che costituiscono nel loro insieme l’agenda digitale". Insomma la prima cosa da fare è mettere ordine nella Pubblica Amministrazione che finora ha proceduto in maniera casuale e disordinata. Basti dire che si contano circa 4 mila banche dati, di cui 129 solo per il sistema tributario. Con costi fuori controllo e inevitabili inefficienze.

"C’è poi da portare a compimento il lavoro del precedente governo", ricorda Palmieri. "Il ministro Zanonato qualche settimana fa ha detto che mancano ancora 38 decreti attuativi". Perché tra il decretare e il fare davvero ce ne corre. La decrescita italiana è lastricata di buone intenzioni rimaste in provvedimenti governativi mai attuati. Come quelli che riguardano la carta d’identità elettronica, che adesso riparte dalla Sogei, cancellando tutte le sperimentazioni fatte dai comuni negli scorsi anni. Il ministro Patroni Griffi un anno fa aveva detto che entro questa primavera avremmo avuto la nuova Cie. Adesso il traguardo è stato spostato al 2014.

Il decreto del Fare ha dato una “spintarella” con la liberalizzazione del wifi (non sarà più necessaria l’identificazione) ma “manca ancora una volta il tema dell’ecommerce", segnala Palmieri. "Io sto recuperando le proposte fatte nel 2011 per dare un segno in quella direzione". Resta decisiva, anche su questo fronte, la diffusione delle connessioni a Internet. Sarà un fronte delicato sul quale dovrà impegnarsi Caio. Sono temi che conosce bene e gli interessano particolarmente. Anche perché in questo momento è in discussione la separazione della rete Telecom . E a lui quel che accade da quelle parti sta a molto a cuore. Da diversi anni. 

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