Acque agitate nell'Associazione industriale bresciana

Dopo la vittoria di Pasini su Beretta i retroscena e le questioni aperte nel tessuto industriale bresciano

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Il sito dei AIB

Sergio Luciano

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Diavolo d’un Bonometti! Era stato estromesso senza giocare, un anno fa, dalla corsa per il vertice di Confindustria ("hanno favorito il professionismo confindustriale che ha potuto lavorare indisturbato tessendo ragnatele e scambiando consensi come la peggior politica da noi vituperata: questo non è nel mio dna", sibilò sfilandosi da terzo incomodo nel duello Boccia-Vacchi); ma adesso, al momento della scadenza del suo mandato al vertice dell’Associazione industriale bresciana (Aib), l’imprenditore metalmeccanico di Rezzato nostalgico del Duce – suoi i busti mussoliniani esposti un anno fa in una mostra pubblica a Salò, nonostante le proteste dell’Anpi e delle “Fiamme Verdi” - s’è preso una bella rivincita.

Ha lanciato come successore Giuseppe Pasini, già presidente della Federmeccanica e vice di Bonometti con delega ad ambiente, sicurezza e responsabilità sociale di AIB. E il tandem Bonometti-Pasini ha prevalso su un outsider di lusso come Franco Gussalli Beretta, co-capo del colosso delle armi.

Eppure, contrariamente alla tradizione – dividersi ma poi ricompattarsi – stavolta le acque in Aib resteranno agitate. Gli sconfitti sono tanti: in consiglio generale la candidatura Pasini aveva prevalso per 29 voti a 24. In assemblea, è stata ratificata col 63% dei voti presenti: pochissimo, visto che si trattava di una pura convalida, mancando ormai un candidato alternativo su cui esprimersi.

Certo, Pasini non è Bonometti: meno sanguiglio. Certo, nella sua campaga pro-Pasini, Bonometti ha perso per strada alcuni supporter chiave, da Giacomo Gnutti a Pier Luigi Streparava, che non avranno ruoli; ma la pace che le chiacchiere del dopo-voto promettono sarà, è il caso di dire, una pace armata. A dispetto delle profferte-richieste di unitarietà del neoeletto: "Solo attraverso l’unità e la disponibilità di tutti gli associati riusciremo a cogliere le opportunità di crescita e di sviluppo che AIB dovrà necessariamente attivare, sviluppare e promuovere per il sistema Industria Brescia".

In realtà, le grandi famiglie dell’industria bresciana in assemblea non sono andate a votare. A Roma il 2 giugno, tra i pochi esponenti di quel mondo presenti alla Festa della Repubblica, si è confabulato a lungo. Puntando decisamente su una diluzione delle dosi di Bonomettismo presenti nel sistema Pasini... si vedrà.

Certo è che lo scontro ha lasciato tracce senza precedenti. "Ristabilire l’unità all’interno dell’associazione non sarà cosa facile per Pasini", ha sibilato Eugenio Bodini, uno degli ex presidenti, a margine dell’assemblea elettiva. Per Giancarlo Dallera, ex presidente, "il voto su Pasini è la foto delle lacerazioni createsi in Aib"; Aldo Bonomi, già vicepresidente della Confindustria: "Questo è il risultato della gestione Bonometti". E il prudente, e autorevole, Giornale di Brescia sintetizzava in un titolo: ”Passaggio di consegne dal retrogusto amaro”.

Il guaio di Pasini è che a suo carico i perdenti mettono in fila una serie di contestazioni acidissime. Prima fra tutte, aver sfruttato il suo essere vicepresidente uscente per fare campagna elettorale sul proprio programma, comportamento inibito dai probiviri all’altro candidato. Avrebbe, dicono in molti, “utilizzato il suo ruolo per presentare le proprie idee sia in incontri diretti con gli associati che utilizzando i media”. E, dopo il “silenzio mediatico” prescritto dai probiviri, l’Aib ha pubblicato una pagina a pagamento suli giornali parlando ufficialmente di innovazione e dando però anche, in sostanza, spazio a Pasini per presentare il suo programma, con tanto di foto accanto al logo di Aib.

E nel merito? Le questioni aperte sono tante: come ricucire con la Confidustria romana, dopo la spaccatura seguita alla sfida bonomettiana; come dare senso a Industria 4.0 in provincia; che atteggiamento assumere sulle infrastrutture. E insieme alcune questioni preliminari di regole: come agire, ad esempio, col direttore generale dell’Aib, il professor Marco Nicolai, eletto da Bonometti con scelta diretta. Nicolai è un quotato professionista ma, essendo stato presidente di Finlombarda, è coinvolto nell’inchiesta aperta a Milano sull’ipotesi di reato di truffa.

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