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Economia

Se la manovra di Draghi serve a poco

Tutti festeggiano il capo della Bce che avrebbe salvato l'Europa dall'abisso. Ma pochi pensano che stiamo solo rinviando la soluzione dei problemi

Tutti a festeggiare Santo Draghi, che ancora una volta salva la situazione. Draghi nel tempo ha salvato i titoli bancari, aiutato l’export italiano con un euro svalutato, consentito a molti risparmiatori che hanno concentrato risparmi in  banche italiane di non perdere il capitale, drogato il BTP decennale a un rendimento di 1,3%, laddove in sua assenza sarebbe stato più realisticamente un 7%-8%. E ha così di fatto impedito il default dell’Italia. Ma ha risolto i problemi? No, li ha rimandati. Ecco perché.

1 - Rischio Titoli Spazzatura

Se la BCE compera i corporate bonds, allora scende il rischio di questi prodotti, perché di fatto il segnale sul mercato è che esiste un compratore forte. Se scende il rischio, queste aziende (non finanziarie) possono emettere bonds, cioè debiti, a un costo più basso. Quindi, avranno liquidità in eccesso. Potranno fare buy back azionari (riacquisto di azioni) di conseguenza spingendo il mercato azionario. Di riflesso, saliranno anche gli high yeld bonds (titoli ad alto  rendimento), poiché la gente non saprà più dove investire, dato che avremo titoli di Stato a rendimento zero e corporate bonds a rendimento zero. Ma se girate quel pezzo di carta (titolo da alto rendimento) per la legge della finanza che vuole che alto rendimento paghi alto rischio leggete un altro nome: junk bonds. Titoli spazzatura.

2 - False aspettative

Il tetto fissato alle politiche NIRP (Negative Interest Rate Policy) è un contentino alle banche e alla Germania e una botta agli speculatori. Invece con gli LTROs fino al -0,4% le banche potranno indebitarsi per finanziare le imprese.

Siamo in un mondo rovesciato, in cui la BCE paga le banche perché diano soldi alle imprese. Quindi, in linea teorica, possiamo aspettarci maggiori finanziamenti e minore rischio bail-in sul debito bancario. Se il cavallo avesse sete, cosa che non ha.

3 - La Fed

Le banche centrali si parlano. Draghi ha agito prima della Yellen. E la Fed non ha alzato i tassi ma potrebbe riservarsi di farlo in futuro. Dicendo che l’economia americana sta andando abbastanza bene, darà energia a una nazione che traballa politicamente e con forti tensioni sociali interne. Se la Yellen si fosse trovata con un rapporto euro dollaro a 1,05 avrebbe avuto le mani legate, mentre con un rapporto 1,12 può usare qualche parola da falco. Il problema sarebbe vicino alla parità, poiché le politiche delle banche centrali divergono tra un’area in inflazione (USA) e una a rischio deflazione (Europa). 

4 - Armi spuntate contro la Borsa

Tutti contenti, quindi, a partire dai mercati. Sì, ma per quanto? I grandi rischi geopolitici delle elezioni USA, della  Brexit, delle tensioni interne a una Europa che fa acqua da tutte le parti sono sotto gli occhi di tutti. La politica monetaria difende la stabilità del sistema banche, ma poco può fare sul grande malato del capitalismo. Quel malato, di  una malattia sistemica, è proprio il mercato borsistico che potrebbe nel breve festeggiare le decisioni delle banche centrali. Un malato che tra obbligazionari, azionari e soprattutto derivati è stimato a nove volte il PIL mondiale.

Ecco la verità. Non è più, come si spiega sui manuali, l’economia reale a condurre le aspettative della finanza, ma la  finanza a condurre quelle dell’economia reale. Siamo ormai in un mondo a rovescio. In quel mondo, le banche e la finanza sono il motore dell’economia reale. Santo Draghi ha fatto una manovra che ha evitato l’implosione del mercato, drogandolo ancora una volta. Ma quella droga ha un solo fine: drenare tempo. Tempo, per spostare nel lungo termine un’implosione annunciata; se i Governi non torneranno a investire nell’economia reale.

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