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Economia

I 5 motivi per cui l’economia europea può migliorare nel 2015

Dall’adozione delle riforme al Qe della Bce, ecco perché nel prossimo anno la vera sorpresa sui mercati finanziari potrebbe essere il Vecchio continente

Il 2015 sarà un anno cruciale per l’eurozona. La congiuntura economica continua a peggiorare e non sembrano esserci vie di scampo. L’area euro sembra diretta verso una stagnazione che potrebbe fare più danni di quanti fatti dalle vampate della fase più acuta della crisi dell’euro, fra il dicembre 2009 e il dicembre 2012. Eppure, nonostante il clima sia negativo, ci sono alcune possibilità che il vento cambi. Dall’adozione delle riforme strutturali promesse dagli Stati membri al bazooka della Banca centrale europea (Bce), ecco i cinque motivi per cui la zona euro potrebbe sorprendere in positivo nel prossimo anno.

Le riforme

Sembra scontato, ma il maggiore volano positivo per l’area euro può essere rappresentato dall’adozione delle riforme strutturali da parte dei Paesi membri. Nello specifico, Italia e Francia hanno la possibilità, tramite il mantenimento delle promesse effettuate alla Commissione europea, di essere la chiave di volta della fiducia nella zona euro. Se sia Roma sia Parigi mettessero in campo quanto annunciato, gli investitori internazionali potrebbero mutare la percezione attuale, ovvero di un’area economica incapace di crescere, maturare e di imparare dagli errori del passato. I segnali che arrivano da Italia e Francia non sono propriamente positivi, ma la Commissione Ue sta vigilando in modo da garantire un’applicazione precisa di quanto programmato. Se gli Stati facessero proprie le parole del presidente della Bce Mario Draghi - “La Bce non può sostituirsi ai governi” - allora potrebbero tornare i capitali esteri verso l’eurozona. E potrebbe esserci una nuova spinta economica grazie a una maggiore competitività e una miglior produttività sistemica.

L'unione bancaria

Dopo anni di preparazione, l’unione bancaria dell’eurozona è diventata operativa a inizio novembre. Così è stato dopo il Comprehensive assessment della Bce, la gigantesca operazione di controllo dei bilanci delle banche dell’eurozona. Gli istituti di credito sono stati analizzati, verificati, stressati, portati fino al limite. Il tutto per evidenziare le singole criticità, in modo da evitare che le vulnerabilità esistenti possano minare alla stabilità finanziaria dell’eurozona. Le oltre 5.000 banche più significative dell’eurozona saranno vigilate in modo centralizzato dalla Bce, secondo un sistema duale: le più grandi in modo diretto, le minori dalle authority nazionali, con la possibilità di essere controllate direttamente da Francoforte in poche ore. Secondo Morgan Stanley, si tratta della più grande innovazione dall’introduzione della moneta unica e, sebbene imperfetta, sarà utile a ripristinare la fiducia degli agenti economici esterni. Come? Garantendo più sicurezza contro le malversazioni delle banche dell’eurozona.

La Bce

La sede della Bce a Francoforte

PA/BORIS ROESSLER

Le misure messe in campo sono tante e sono straordinarie. Si va dalle operazioni di rifinanziamento a lungo termine con un target preciso (Targeted longer-term refinancing operation, o Tltro) agli acquisti di covered bond, Asset-backed security (Abs) e Residential mortgage-backed security (Rmbs), cioè titoli cartolarizzati contenenti crediti o mutui residenziali. E poi ci sono i tassi principali (rifinanziamento, Marginal lending facility, depositi) al minimo storico. Nel complesso l’Eurotower ha messo a disposizione circa 2.000 miliardi di euro, al fine di ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Sebbene il primo round delle Tltro sia stato al di sotto delle aspettative e gli acquisti di titoli da parte della Bce siano partiti in sordina, si dovrebbe entrare a pieno regime solo nel primo trimestre 2015. Traduzione: è presto per affermare che queste misure non sono sufficienti. Per dirlo, bisognerà attendere l’inizio del prossimo anno.

La liquidità mancante della Fed

Janet Yellen, presidente della Federal Reserve Mark Wilson/Getty Images

Se gli Stati Uniti d’America hanno iniziato a ritirare la liquidità erogata tramite tre round di Quantative easing (Qe), gli investitori internazionali dovranno cercare altri sfoghi per aprire posizioni e cercare nuovi rendimenti. Gli indici azionari statunitensi sono ai massimi, mentre per gli europei ci sono ancora margini di realizzo. Così ritiene il consensus delle banche internazionali, interpellate da Bloomberg per il consueto sondaggio mensile. “L’eurozona potrebbe essere la sorpresa dell’anno”, scrive infatti la banca angloasiatica HSBC. Due i motivi: la tranquillità sul mercato obbligazionario e le opportunità di crescita di numerose classi di asset, come Abs e Rmbs, sostenute dalle azioni della Bce. Proprio come avvenuto negli USA con il terzo giro di Qe, appena concluso.

Il quantitative easing di Draghi

Il presidente della Bce, Mario Draghi

Epa Photo/Ansa

Se le Tltro e gli acquisti di covered bond, Abs e Rmbs non dovessero bastare, la Bce può sempre mettere in campo la sua versione del Quantitative easing. Può quindi iniziare a comprare titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona, secondo probabilmente le quote di partecipazione nel capitale della Bce, in modo da non creare squilibri o, peggio, effettuare finanziamento monetario a uno Stato, proibito dal Trattato sul funzionamento dell’Ue. Vale a dire che potrebbe comprare, in prevalenza, bond di Germania, Francia e Italia. Se la Bce lanciasse il Qe, come ha spiegato Credit Suisse, l’impatto sugli investitori potrebbe essere positivo. “Ci sarebbe un rally sostenuto e duraturo, capace di giovare all’intera area euro”, fa notare la banca elvetica. Proprio ciò che servirebbe all’eurozona.

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