Economia
iStock - JJPan
Economia
Economia

I 5 economisti più importanti del 2016

Sotto i riflettori ci sono globalizzazione, ineguaglianza e politiche monetarie

La raccolta

L’economia globale è entrata nel sesto anno di stagnazione e gli esperti non prevedono un cambiamento di rotta nell’immediato, anche se una stabilizzazione dei prezzi delle risorse potrà impattare positivamente soprattutto sulle economie più ricche. In attesa, dunque, di sapere cosa avverrà e come la presidenza di Donald Trump influenzerà gli equilibri globali, ecco quali sono gli esperti che hanno indirizzato le riflessioni nel corso del 2016.

1 - Oliver Hart e Bengt Holmström

Oliver Hart e Bengt Holmström sono i vincitori dell’edizione 2016 del Premio Nobel per l’economia. Hart, nato a Londra nel 1948, insegna ad Harvard dal 1993 ed è un esperto di teoria dei contratti e di finanza aziendale. Holmström, nato a Helsinki, insegna economia e management al Mit. I due economisti hanno ottenuto il riconoscimento per le loro teorie sui contratti che le aziende mettono a punto per il top management di cui, a priori, non possono conoscere l’effettiva performance al comando. Come ha spiegato la giuria dell’Accademia di Svezia che ha assegnato il premio, le teorie di Hart e Holmström si sono rivelate importanti anche per altre aree, dal diritto costituzionale alla teoria fallimentare. Holmström è il primo finlandese a ricevere il Premio Nobel per l’economia.

2 - Michael Pettis

Al 33° posto della lista delle persone più influenti dell’anno nell’ambito della finanza stilata da Bloomberg, c’è Michael Pettis. Economista e professore di finanza alla Guanghua School of Management della Peking University di Pechino, è stato etichettato dal Wall Street Journal come un “brillante pensatore economico”. Pettis ha scritto ampiamente (e continua a farlo dal proprio blog) sulla politica economica cinese. In particolare, il professore si concentra sull’alto livello di investimenti in infrastrutture di Pechino e su un livello di finanziamenti che rischia di non essere sostenibile sul lungo termine. La Cina, dunque, deve fare i conti con la possibilità di disincentivare gli investimenti, pagando il prezzo del rallentamento dell’economia, oppure correre il rischio che il sistema finanziario vada in stallo. Se gli investimenti continuano a crescere, infatti, un giorno non sarà più possibile assorbire ulteriori debiti per sovvenzionare i lavori e questo metterà di fatto fine alla politica di investimento.

3 – Joseph Stiglitz

Premio Nobel per l’economia nel 2001 e professore alla Columbia, Stiglitz si è fatto notare anche quest’anno per il suo contributo di pensiero sul tema dell’ineguaglianza. L’incipit del suo report “Riscrivere le regole dell’economia americana” redatto per la think tank newyorkese Roosevelt Institut, infatti, è filtrato nei discorsi della campagna presidenziale di Hillary Clinton: “L’ineguaglianza non è inevitabile. E’ una scelta che noi facciamo attraverso le regole che creaimo per strutturare la nostra economia”. Quest’anno, inoltre, Stiglitz ha firmato un nuovo saggio intitolato: “The euro: how a common currency threatens the future of Europe” (L’euro: come una valuta comune mette in pericolo il futuro dell’Europa) in cui illustra le due opzioni possibili per l’Unione Europea: o un coraggioso “euro flessibile” o una concordata distruzione dell’euro.

4 - Marc Melitz

In un periodo in cui le tendenze protezionistiche conquistano terreno in ogni mercato, Marc Melitz, 48enne professore di Politica economica ad Harvard, tiene accesa l’attenzione sul tema della globalizzazione e della competizione fra imprese. Melitz parte dall’assunto che non siano i paesi a commerciare fra di loro, ma le aziende, con alcuni big in prima linea. Ci vuole, infatti, una determinata massa critica per spingersi fuori dai confini nazionali. Le aziende esportatrici americane, infatti, sono grandi il doppio rispetto alle altre e la loro produttività, in media, è più alta del 14%. Il vantaggio di un sistema di scambi globalizzato, secondo l’economista, è una sorta di “selezione naturale” che garantisce ai migliori accesso a un più ampio mercato.

5 – Janet Yellen

Prima donna al timone della Fed, è stata considerata da molti una colomba, ma ha dimostrato di sapere prendere decisioni e posizioni. Un anno fa, infatti, ha aumentato il prezzo del denaro per la prima volta dal 2006 e, adesso – secondo il tam tam del mercato – si prepara a fare la stessa cosa. L’interesse, al termine della riunione in agenda per il 13 e il 14 dicembre, dovrebbe crescere dello 0,5 – 0,75%, in risposta ad eventi economici che hanno segnato l’anno, come la svalutazione della moneta cinese e il voto sulla Brexit. Yellen, all’indomani dei risultati delle elezioni americane, ha difeso la legge Dodd-Frank sulla regolamentazione di Wall Street e ha detto chiaro e tondo che non ha intenzione di dimettersi prima della scadenza del suo mandato nel 2018.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti