I 3 motivi per cui l'economia tedesca rischia di rallentare

Il calo della domanda globale di beni intermedi, lo scontro fra Mosca e Kyev e il mercato immobiliare sono le tre principali ragioni di una possibile stagnazione

Il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann – Credits: ANSA

Fabrizio Goria

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La Germania potrebbe essere il Paese dell’area euro più colpito dalle tensioni geopolitiche globali. Di conseguenza, l’economia tedesca rischia la stagnazione nel trimestre appena trascorso, come ha sottolineato la Bundesbank. Un ritorno alla normalità dovrebbe esserci già nei tre mesi correnti, ma si dovranno fare i conti con l’evoluzione della crisi ai margini dell’Europa, fra Russia e Ucraina.

Il calo della domanda globale di beni intermedi, l’escalation delle schermaglie fra Mosca e Kyev e il settore immobiliare da tenere sotto controllo, sono le tre principali ragioni per cui l’economia tedesca potrebbe aver stagnato nel secondo trimestre dell’anno. O almeno, queste sono i motivi fatti notare dalla banca centrale tedesca nel suo bollettino mensile. Solo in caso di miglioramento della congiuntura internazionale e di un ridimensionamento dei conflitti in corso potrebbe esserci un rimbalzo nel terzo trimestre. Ipotesi considerata quasi scontata dagli economisti della Bundesbank.

Di opinione opposta a quella della Bundesbank è il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Nell’ultimo rapporto periodico sul Paese, l’Article IV Consultation, rilasciato ieri, l’istituzione guidata da Christine Lagarde ha alzato le stime di crescita sia per l’anno in corso sia per il successivo. Nello specifico, l’economia tedesca crescerà dell’1,9% nel 2014 (contro la precedente previsione di 1,7%) e dell’1,7% nel 2015 (contro la vecchia stima di 1,6%). I pericoli maggiori potrebbero arrivare, ancora una volta, dal clima geopolitico e da un rallentamento di Cina ed economie emergenti. Tuttavia, i margini operativi per una crescita economica oltre le iniziali previsioni ci sono tutti. Molto dipenderà dalle decisioni di Washington e Bruxelles sulle nuove sanzioni alla Russia.

Le incognite, tuttavia, non mancano.

- Come sottolineato un paio di mesi fa da Deutsche Bank, la Germania è vulnerabile alla domanda esterna. Ne è prova anche il surplus delle partite correnti che più volte è stato criticato da think tank, centri di ricerca e, recentemente, dalla Commissione europea. Lo squilibrio della bilancia commerciale della Germania rischia quindi di far rallentare l’intera economia. Come ha ricordato la Bundesbank, un eventuale shock esogeno focalizzato sui beni intermedi potrebbe impattare in modo significativo. Eppure, nelle ultime previsioni di primavera della Commissione UE, le esportazioni di beni e servizi sono viste in costante incremento nel prossimo biennio. A fronte di un tiepido +0,8% nell’anno appena trascorso, per il 2014 si registrerà un +5,0% e per il 2015 un +5,6 per cento. Numeri che però potrebbero già essere rivisti in settembre, quando la Commissione UE pubblicherà l’ultimo aggiornamento sulle stime macroeconomiche.

- Oltre a una debolezza della domanda esterna, ci sono i fronti di guerra ai confini, geografici o commerciali, dell’Europa. In particolare, il conflitto in Ucraina orientale rischia di avere ripercussioni sempre maggiori per l’economia tedesca. Questo perché, come hanno ricordato gli economisti di Berenberg la scorsa settimana, l’export tedesco verso la Federazione Russa vale l’1,3% del Pil, circa 48 miliardi di euro secondo le stime della banca con sede ad Amburgo. Nell’ultimo mese rilevato, aprile, le esportazioni sono calate del 16,9% su base annuale. Numeri che potrebbero peggiorare in caso di un nuovo giro di sanzioni contro la Russia. Le conseguenze maggiori, secondo l’istituzione monetaria con a capo Jens Weidmann, ci saranno sulla produzione industriale, data per stagnante nei secondi tre mesi del 2014. Differente il quadro per i servizi, che continueranno a crescere.

- Infine, non citato esplicitamente dalla Bundesbank in questa occasione ma dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), c’è il settore immobiliare. Nonostante il ministro delle Finanze Wolfgang Schaüble continui a ribadire che non c’è nessuna bolla dei prezzi nel mercato abitativo tedesco, lo scorso mese la BRI ha messo in guardia Berlino. Dal 2010 a oggi, infatti, i prezzi delle case sono aumentati di 11 punti percentuali. Tanto basta per far scattare il campanello dall’allarme ai macroeconomisti di Basilea. Eppure, forse le preoccupazioni sono troppe. In giugno il direttore del think tank Bruegel, Guntram Wolff, ha scritto che non è chiaro come un innalzamento dei prezzi delle abitazioni in Germania possa essere un rischio per la stabilità finanziaria. Perché lo sia serve che ci sia una repentina e sostanziale inversione di tendenza a seguito di un aumento dei Non-performing loan (Npl, o crediti dubbi). E questo shock, a meno di eventi del tutto eccezionali, non è considerato far parte dello scenario di base (e nemmeno di quello avverso) né della banca centrale tedesca né della Commissione UE.

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