Urbano Cairo
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Economia

I 10 manager più importanti del 2016

Ecco i capi azienda che, nel bene e nel male, hanno fatto parlare di sé negli ultimi 12 mesi

Finire alla ribalta delle cronache non è sempre piacevole (a volte lo è) per i capi azienda. I chief executive officer (CEO), per dirlo in inglese, diventano protagonisti per grandi e spregiudicate operazioni, fuori o dentro la Borsa, perché sono innovativi, perché spesso sono chiamati a ricoprire importanti ruoli nei governi o anche per le clamorose cadute. Qui vi proponiamo dieci storie di successo (e anche insuccesso) del 2016.

Urbano Cairo

Formatosi alla "scuola" di Publitalia con Silvio Berlusconi, Cairo è l'unico "editore puro" che sta crescendo sul mercato italiano. Quest’anno è riuscito a mettere le mani sulla preda più ambita dell’editoria nostrana: dopo un assedio durato per mesi, a settembre il presidente del Torino Calcio, padrone di Cairo Communication e La7, ha conquistato quasi il 60% di Rcs, il gruppo del Corriere della Sera.

Vincent Bolloré

Il finanziere bretone Vincent Bolloré, imprenditore e produttore televisivo in Francia, ha sempre avuto un debole per il Belpaese, dove è riuscito a entrare nella stanza dei bottoni come azionista delle Generali e di Mediobanca. Nel 2016 è stato il protagonista di due scalate: a Telecom e Mediaset.

Jean Pierre Mustier

Un altro manager francese ha conquistato le cronache finanziarie italiane: l'ex Jean Pierre Mustier. Un passato in Société Générale (era il capo di Kerviel, il trader che provocò un buco da 5 miliardi di euro nel 2007), a luglio ha preso il timone di UniCredit al posto di Federico Ghizzoni esaudendo le rischieste del mercato che chiedeva un manager straniero per la banca, ma anche quella dei soci (Mustier aveva già lavorato come responsabile del Corporate & investment banking in UniCredit). Suo il compito di risanare i conti di Unicredit, l’unica banca sistemica italiana. Per farlo non ha esistato a vendere i gioielli: Pioneer Investments (ai francesi di Amundi), quote di Fineco e la controllata polacca Pekao.

John Cryan

Un po’ come Mustier, il manager stakanovista britannico, figlio di un jazzista e marito di Mary Cryan, avvocato di successo, sta cercando di rimettere in carreggiata Deutsche Bank, la più grande banca privata tedesca e una delle principali banche di investimento al mondo, su cui pesa una maxi multa da 14 miliardi di dollari negli USA per aver emesso titoli tossici legati ai mutui subprime.

John Stumpf

L’America è affascinante perché ti fa salire alle stelle, anche se sei povero, per farti precipitare alle stalle, se sbagli. La storia di John Stumpf, manager con antenati tedeschi (come rivela il cognome), è esemplare: nasce da una famiglia di contadini del Minnesota con undici figli. Studia, fa la gavetta e diventa il numero uno di una delle principali banche in America: Wells Fargo. Una carriera invidiabile e spesso raccontata sui media di settore. Almeno fino a ottobre quando è costretto a dimettersi dopo lo scandalo di 2 milioni di conti fantasma aperti illegalmente nell'istituto all'insaputa dei clienti.

Lars Rebien Sorensen

Il nome ai lettori dirà poco o niente. Il danese Lars Sorensen, numero uno del colosso farmaceutico Novo Nordisk, è stato incoronato dalla prestigiosa rivista Harvard Business Review per il secondo anno di fila come manager più performante al mondo: è il più bravo.

Fabrizio Freda

Fabrizio Freda, ceo di Estée Lauder, napoletano, sconosciuto ai più è considerato il miglior manager italiano in circolazione. A dirlo è sempre l'Harvard Business Review che l’ha messo al 27esimo posto nella classifica 2016 dei manager più performanti.

Kosta Kartsotis

Secondo Bloomberg, Kosta Kartsotis, numero uno del colosso texano del design Fossil Group, è il top manager che mostra il miglior rapporto tra compenso e performance dell'azienda: nel 2016 ha rinunciato al suo stipendio, ma possiede 200 milioni di dollari in azioni della società.

Larry Page

Per la rivista Forbes Larry Page, numero uno di Alphabet (la società che controlla Google), è il ceo più potente al mondo con una ricchezza stimata in 500 miliardi di dollari. Le controllate del gruppo sono all’avanguardia in settori che vanno dall’Intelligenza artificiale alla sanità. Non mancano progetti ambiziosi, come la macchina volante.

Rex Tillerson

Il petroliere, numero uno della multinazionale texana ExxonMobil, è salito alle cronache a dicembre: è stato scelto da Trump come capo del Dipartimento di Stato. Fanno discutere però i suoi rapporti con Putin: il ceo, secondo quanto rivela The Guardian, è anche direttore di un’azienda petrolifera russo-americana con sede in paradiso fiscale.

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