'Lo voglio!' di Kristan Higgins
Harlequin Mondadori
'Lo voglio!' di Kristan Higgins
Cultura

'Lo voglio!' di Kristan Higgins

Intervista con l’autrice statunitense regina del romanzo rosa: "Ecco perché non scrivo erotici"

Autrice di successo di tredici romanzi (cinque quelli tradotti nel nostro mercato), Kristan Higgins è da poco in libreria con un nuovo, ennesimo successo: Lo voglio! (Harlequin Mondadori).

Il romanzo fa parte della serie ambientata a Blue Heron, una tenuta vinicola nella regione del New England, in cui si svolgono le vicende della famiglia Holland. In questo secondo volume (del tutto separato dal primo, Se torno, ti sposo) la storia si focalizza su Honor, la figlia responsabile, quella a capo dell’azienda, quella che non ha mai dato problemi, che ha una vita regolare, solitaria, che ha tempo solo per il lavoro.
Fino al suo trentacinquesimo compleanno, giorno in cui viene messa di fronte alla dura realtà: il tempo che scorre. Honor ha la possibilità di dare una svolta alla propria vita. E non ha nessuna intenzione di rinunciarvi. Anche a costo di mettersi contro la famiglia.

Kristan Higgins ha uno stile molto ironico, leggero e assolutamente piacevole. Come piacevole è stato l’incontro, in occasione della terza edizione di Bookcity Milano, in cui ho potuto farle qualche domanda, togliermi qualche curiosità.

“2 milioni di copie in tutto il mondo. Il suo segreto? Lo stile unico, romantico e divertente, che rende ogni suo romanzo una commedia brillante dal sapore cinematografico, frizzante e spiritoso.” Si riconosce in queste parole?
Mi piace molto la descrizione che quelli di Harlequin Mondadori hanno fatto di me, tanto che voglio tradurla e appenderla nel luogo dove scrivo per riceverne una bella dose di autostima. Sono tanti complimenti molto belli. L’ironia può essere definito il mio marchio di fabbrica, indubbiamente.
Io racconto storie d’amore di persone normali nella loro vita reale. Parlo di sorelle, di amiche, di persone come ho detto “normali” e non dai grandi talenti o che sono famose, credo che questo sia una cosa che altri autori non avevano ancora fatto.

Viene anche considerata la versione americana di Sophie Kinsella…
Sono una grande ammiratrice della Kinsella, quindi questo paragone non può che essere lusinghiero. Abbiamo come è prevedibile delle differenze perché le sue trame sono un po’ più scioccanti e sorprendenti, tuttavia amo molto il suo sense of humour e il calore che si ritrova nei suoi libri.

Honor, la sua protagonista, ha uno strano modo di festeggiare il suo compleanno: un check up completo dal ginecologo per testare il tempo che passa, “ovaricamente parlando”. I trentacinque anni segnano il bivio della sua vita in cui abbandonerà quella che era per conoscere una nuova Honor. C’è un momento nella vita di una donna in cui si incontra questo bivio?
Nella realtà degli Stati Uniti è molto comune che le donne si trovino di fronte ad una scelta: hanno ricevuto un’istruzione, hanno magari frequentato dei master, lavorano, va tutto molto bene però arrivate ai trent’anni si ricordano di essere single e un campanello di allarme le allerta. Ho molte amiche che hanno tutto, ma in effetti non hanno una relazione. È scioccante che proprio i trentacinque siano considerati lo spartiacque quando ci sono donne che hanno figli anche a quarant’anni, ma dal punto di vista medico diciamo che questa è l’età limite da considerare. Io per Honor ho usato proprio questo dato, e la scusa del pap-test fa sì che stravolga la sua intera esistenza.

Honor si scopre “assolutamente quel tipo di donna”. Lei crede che la ventata di erotismo rilasciata dalle Cinquanta sfumature abbia portato le donne a riscoprirsi e rivelarsi?
Sono un po’ titubante su questo libro e sulla tipologia di libri in generale. Da una parte è un genere che piace, e mi piace, perché raggiunge molti lettori. La James in particolare ha colpito nel segno per un’esigenza che le persone evidentemente avevano. C’è però qualcosa d’altra parte che non apprezzo, ossia che alla donna rappresentata venga detto come vestirsi, come mangiare, come far tutto, piuttosto che come comportarsi a letto. In questo modo la donna viene ferita. In quanto madre di una ragazza di diciotto anni diciamo che non mi piace molto. Mi rendo comunque conto che sia una fantasia, anche se forse non tutti i lettori lo capiscono.
La scena in cui Honor si lascia andare con Tom è un momento in cui è come se si dicesse “fino ad ora quello che ho fatto non mi ha portato a nulla, perché non provare qualcosa di diverso?”. Quindi anche se Honor è una persona molto rigida e severa con se stessa si prende questa libertà.

Isabel Allende ha detto che non scriverà mai un libro erotico fino a quando sua madre sarà in vita. Lei scriverà il suo romanzo erotico quando i suoi figli saranno decisamente più grandi?
Non sono così interessata all’eros, alla scrittura erotica, ritengo che ci siano altri autori che lo fanno meglio. Io sono maggiormente interessata al lato emotivo non del tutto fisico. E non è perché ho dei figli troppo piccoli o perché mia mamma ci sia ancora, semplicemente perché sono interessata ad altro.

Questa è la vita che sognava da bambina?
Non ho mai pensato che sarei diventata un’autrice, si figuri, da piccola volevo fare il medico. Mentre leggevo avevo però una fervida immaginazione: se il finale del libro che avevo in mano era diverso da quello che mi aspettavo allora dovevo riscriverlo e reinventarlo.
Quando i miei figli erano ancora piccoli mio marito faceva due lavori, il pompiere e l’elettricista, e io pensavo che una volta cresciuti i bambini mi sarei data da fare per aiutarlo. Mi sono così data una scadenza, cioè decisi di scrivere un libro prima che mio figlio raggiungesse una certa classe. E così è stato. Sono già quattordici anni che lo faccio.

Grazie Kirstan Higgins.

Lo voglio!
di Kristan Higgins
Harlequin Mondadori, 2014
(428 pagine)

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