Edoardo Frittoli

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L'occupazione della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano era durata due mesi: dal gennaio al marzo del 1967. Ettore Pagani, ventiquattrenne milanese di origini bergamasche è uno dei tanti studenti in lotta. Una occupazione pionieristica che, come quella dell'Università Cattolica, renderà Milano l'apripista dell'anno della contestazione, il 1968.

Il Sessantotto visto dalla ciminiera del Politecnico di Milano

Ettore ha un talento in più da mettere a disposizione per supportare la lotta degli studenti, per far sì che i Milanesi possano coglierne la portata ed il significato. Pagani è un alpinista abile nell'arrampicata, passione che coltiva dalla prima adolescenza. E così si arma di corde, imbracatura e moschettoni per salire fino in cima al comignolo che svetta dal vecchio edificio in stile liberty del Politecnico e lassù issa una bandiera rossa ben visibile a tutti dalle vie attorno a Città Studi.

Il Sessantotto visto dalla cima del Medale (Lecco)

Questo è il prologo all'impresa alpinistica dell'anno successivo, che compirà in compagnia di Tiziano Nardella. La cornice è quella delle alte e ripide pareti rocciose che dominano Lecco, il Corno di Medale. Qui Ettore prepara la sua avventura, l'apertura di un percorso sul versante Sud-Est. Con Tiziano decide di attaccare la parete rocciosa vergine, in buona parte ricoperta da vegetazione, e di dedicare la nuova via alla città che a sua volta aveva aperto un'altra via, quella della lotta per il rinnovamento sociale e per un'Università svecchiata e più accessibile. Per questo Ettore Pagani e Tiziano decidono di lasciare una traccia evocativa di quei mesi unici battezzando la via aperta nel mese di aprile con il nome di "Milano '68".

Simbolo di quell'impresa, l'immagine di Ettore durante l'ascesa, che scherza facendo la linguaccia all'obiettivo appeso lungo la parete rocciosa del Medale che raggiunge gradi di tutto rispetto, fino al 7a+.

Sceso dalle alture lecchesi, per Ettore Pagani lo spirito del '68 non finirà con il tramonto della stagione delle lotte studentesche. Dopo la laurea in Urbanistica la sua voglia di sperimentare e creare lo indirizza verso l'arte della falegnameria. E quindi verso altre sue passioni: la navigazione sopra tutte, con le vele spiegate ad inseguire la libertà per cui lottò assieme agli altri studenti di architettura mezzo secolo fa. Coerente con le sue idee, non seguirà il riflusso ideologico alla fine della lotta, né trarrà vantaggi personali dal suo passato attraverso gli effimeri anni '80. Ettore Pagani non smetterà di voler conoscere il mondo e le sue genti viaggiando appena possibile.

Sulla sua "Milano 68" tornerà nel 2001 assieme alla guida alpina ed amico Nicolò Berzi quando ormai la via era diventata un classico dell'arrampicata. I due alpinisti erano tornati per mettere in sicurezza la via e sostituire i 125 chiodi piantati allora -ormai arrugginiti e malsicuri - con i moderni "spit" i tasselli a bussola autoperforante. Per l'occasione viene realizzato da Alessio Viola il docufilm "Senza chiodi fissi", dove Ettore Pagani ripercorre la storia della sua via inquadrandola e discutendone le origini nel particolare periodo storico in cui fu aperta.

L'ultimo viaggio di Ettore (2003)

Due anni dopo il riattamento della via del Medale, Ettore Pagani è in Niger con la moglie Simona Manfredini Pagani (come lui alpinista e appassionata di viaggi) ed altri compagni di avventura. Durante un trasferimento in fuoristrada nel deserto del Ténerè, la tragica fatalità. La macchina sulla quale sta viaggiando Pagani è investita in pieno dall'esplosione di una mina nascosta nella sabbia, che spezza la vita di Ettore e di altri due compagni di viaggio. Era il 3 gennaio 2003.

Oggi Ettore Pagani continua a viaggiare, ricordato nelle attività dell'Associazione Altrispazi a lui dedicata, che tra le tante attività annovera dal 2017 l'organizzazione del Milano Mountain Film Festival. I chiodi originali della "Milano 1968" sono stati donati da Simona Manfredini Pagani all'associazione alpinistica Edelweiss di Milano.

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