Edoardo Frittoli

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Tutto era cominciato dalla morte di Stalin nel marzo 1953. La successiva destalinizzazione iniziata da Nikita Kruscev era culminata nel XX congresso del PCUS, dove furono portati alla luce i crimini del dittatore nel cosiddetto "rapporto segreto" ed il suo iperbolico culto della personalità. L'effetto sugli stati satellite del Patto di Varsavia è violento. Le prime manifestazioni, represse, avvengono poco dopo la morte dell'ex dittatore comunista a Berlino Est.

Seguiranno scioperi in Polonia, allora guidata dal moderato Gomulka. L'Ungheria faceva caso a sé all'interno dei paesi del Patto di Varsavia: sia storicamente che culturalmente era molto lontana da Mosca, che la aveva occupata dopo una breve parentesi democratica nel 1945 e trattata similmente ad una preda di guerra. 

La situazione ungherese dopo la morte di Stalin era dunque molto più compromessa rispetto a quella polacca, tanto che inizialmente i sovietici decisero di "purgare" l'ex premier Rakosi, fedelissimo al defunto dittatore georgiano. Le minime libertà concesse sotto l'occhio vigile di Mosca e la liberazione del Cardinale Mindszenty (incarcerato da Rakosi) fecero accelerare il fermento popolare antisovietico. Gli intellettuali dissidenti si riunirono nel circolo Petofi, che prendeva il nome dall'eroe nazionale ungherese dell'800, mentre sempre più pesanti si fecero le provocazioni contro la AVH, la polizia segreta fedele all'Urss. 

Proprio quando Mosca si trovò a dover affrontare la crisi internazionale di Suez, il 23 ottobre i membri del circolo Petofi e gli studenti tennero una manifestazione sotto la statua dell'eroe, chiedendo libertà e democrazia. Segurono duri scontri con la AVH e con i militari sovietici presenti nella capitale magiara, dove la protesta si era estesa anche alle fabbriche. Il 24 ottobre Imre Nagy, politico di tendenze liberal democratiche, fu acclamato al governo del Paese e si insediò il giorno successivo.

Per 4 giorni l'Ungheria vivrà un periodo di effimera libertà, sempre minacciato dall'imminente contrattacco sovietico e funestato dalla violenza degli scontri quotidiani con la polizia segreta e con i militari dell'Urss. Poco dopo l'inizio della rivolta parte dell'esercito regolare ungherese comandato dal generale Pal Maleter (ministro della Difesa nel governo Nagy) appoggia la protesta, rimanendo passivo nei confronti dei manifestanti.

Quando Imre Nagy si appella all'ONU e dichiara la volontà di uscire dal Patto di Varsavia, le autorità sovietiche decidono per l'invasione dell'Ungheria con un ingente spiegamento di uomini e mezzi corazzati.

Nel governo Nagy si consumava il tradimento da parte del segretario del partito comunista Ungherese Janos Kadàr, che scelse di riallinearsi con l'Urss condannando definitivamente l'esito della rivoluzione. Tra il 4 e il 10 novembre 1956 l'Armata Rossa penetra in territorio magiaro fino alla capitale Budapest, anticipata da incursioni aeree dell'aviazione sovietica. Il giorno stesso Nagy fu sostituito da Kadàr, ed in seguito tratto in arresto dopo una breve permanenza nell'ambasciata Jugoslava proprio mentre i carri sovietici soffocavano la rivolta per le vie della capitale.

Imre Nagy e il generale Maleter saranno in seguito giustiziati il 16 giugno 1958 dopo un processo a porte chiuse.

I fatti di Ungheria saranno uno spartiacque nella storia della Guerra Fredda.

Il blocco comunista del Patto di Varsavia mostrava per la prima volta il fianco e la sua debolezza geopolitica, generando una crisi profonda all'interno dei partiti filosovietici occidentali. In particolare nel partito comunista più importante d'Europa, il Partito Comunista Italiano, il significato della rivolta del 1956 assunse una drammaticità particolare creando la più grave frattura dal 1945.

La posizione totalmente allineata a Mosca mostrata dal segretario Palmiro Togliatti e dall'organo di partito "L'Unità" viene criticata apertamente nel manifesto sottoscritto da 101 intellettuali vicini al PCI, che mostrano solidarietà con il popolo ungherese in rivolta.

Per i Socialisti di Pietro Nenni i fatti del 1956 segnano il distacco definitivo dallo storico alleato dei tempi del "blocco popolare", aprendo la strada alla sperimentazione dei governi di centro-sinistra con la Dc alla fine degli anni '50. Per l'Urss si tratterà di una vittoria che a lungo termine avrà un costo altissimo agli occhi del mondo, avendo mostrato in modo inequivocabile il carattere dispotico e repressivo nei confronti dei paesi satellite.

Alla caduta dei regime nel 1989, i funerali dell'eroe nazionale Imre Nagy si terranno in forma solenne nelle stesse vie dove trent'anni prima Budapest aveva assaporato per pochi giorni l'aria della libertà. Al prezzo di quasi 3.000 morti.

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