Edoardo Frittoli

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Ricostruiamo a 75 anni dai fatti la più grave tragedia marittima avvenuta nelle acque territoriali italiane durante la Seconda Guerra Mondiale: l'affondamento del piroscafo "Andrea Sgarallino" avvenuto a poca distanza da Portoferraio il 22 settembre 1943. Il bilancio delle vittime fu talmente grave che non vi fu una sola famiglia sull'Isola d'Elba a non avere avuto un parente morto nel disastro.

Andrea Sgarallino - Livorno: un piroscafo in guerra (1930-1943)

L' Andrea Sgarallino era stato costruito dai cantieri Orlando di Livorno nel 1930 e portava il nome di un garibaldino della spedizione dei Mille. Stazzava 731 tonnellate e poteva trasportare 330 passeggeri alla velocità massima di 14 nodi (26 Km/h).

Il piroscafo passeggeri prese servizio nella flotta della Società Anonima di Navigazione Toscana passata in seguito sotto il controllo della Terni ed infine ceduto ad un armatore privato. Fu assegnato al servizio di collegamento tra Piombino e Portoferraio.

Allo scoppio della guerra, nel 1940, il piroscafo fu requisito dalla Regia Marina ed armato. Con una livrea mimetica, L'Andrea Sgarallino fu riclassificato come Nave Ausiliaria F-123 e cominciò ad operare nel teatro del Mediterraneo.

La Vedetta Foranea Sgarallino (nave adibita al controllo delle zona portuali) seguirà le vicende seguite alla resa italiana ed alla storia dell'Isola d'Elba dopo l'8 settembre 1943. Una settimana dopo il proclama Badoglio le forze germaniche attaccarono le guarnigioni italiane sull'Isola d'Elba e, per costringerle rapidamente alla resa, il 16 settembre bombardarono Portoferraio con 10 Stukas. L'Andrea Sgarallino fu requisito in porto e nuovamente posto in servizio di collegamento con il continente il 21 settembre.

Piombino-Portoferraio. Ore 8:30 del 22 settembre 1943. L'ultimo viaggio

Il giorno successivo il piroscafo, che recava ancora la livrea mimetica e batteva bandiera tedesca, levò le ancore da Piombino poco dopo le 8:30 del mattino e fece rotta come sempre verso l'Isola d'Elba. Aveva caricato circa 330 passeggeri, molti dei quali erano militari italiani sbandati che rientravano presso le loro famiglie sull'isola dell'Arcipelago toscano.

Dai racconti di uno dei pochissimi superstiti, Stefano Campodonico, durante il viaggio l'equipaggio discusse a lungo riguardo all'opportunità di attraccare sulle coste della Corsica già occupata dagli Alleati. Verso la fine della rotta, l'Andrea Sgarallino superò la località Nisportino (Rio nell'Elba) nella zona Nord-orientale dell'isola dove giungeva a vista del Forte Stella di Portoferraio. Alle 9:49 circa una terribile esplosione udita distintamente nell'abitato di Portoferraio squarciò lo scafo nella nave. L'Andrea Sgarallino era stato colpito dal siluro lanciato dal sommergibile britannico "HMS Uproar"( che aveva partecipato all'affondamento della Bismarck). Comandato dal Tenente di Vascello Laurence Edward Herrick, L'Uproar aveva inquadrato la livrea nemica e non aveva avuto dubbi sul siluramento, che in pochi minuti causò la tragedia. L'Andrea Sgarallino, ferito a morte, affondò in fiamme in pochi minuti dopo essersi spezzato in due tronconi. Quel giorno piovigginava sull'Elba e molti dei passeggeri non ebbero scampo perché si erano stipati sottocoperta per ripararsi dalle intemperie.

Molti di loro furono storditi dalla forza dell'esplosione o scaraventati contro le pareti in ferro della nave per lo spostamento d'aria ed affogarono risucchiati dal vortice della nave che si inabissava. Soltanto quattro di loro si salveranno, aggrappati ai resti dell'imbarcazione che avrebbe dovuto riportarli alle loro case: oltre al citato Stefano Campodonico (che perderà una gamba a causa delle ferite) solo altri tre furono i superstiti. Saranno salvati da pescherecci dopo alcune ore tra i flutti poiché si temeva che il sommergibile inglese potesse colpire ancora. Alla fine della giornata, saranno recuperati solamente 11 degli oltre 300 corpi tra cui quello del Comandante dello Sgarallino, Il Sottotenente di Vascello Carmelo Ghersi.

Colpita a breve distanza dal bombardamento tedesco e dalla straziante fine dell'Andrea Sgarallino, iniziava l'anno più buio e doloroso per l'Isola D'Elba, che sarà liberata soltanto il 17 giugno 1944 al prezzo di gravi violenze perpetrate dai soldati marocchini e senegalesi dell'Esercito francese. Ancora una volta a danno della popolazione civile elbana.

Il relitto

Nel luglio 1961 il relitto dell'Andrea Sgarallino sarà individuato a 66 metri di profondità davanti a punta Nisporto (sulla rotta quotidiana dei traghetti da e per l'Isola d'Elba) riverso sul fianco di babordo e spezzato in due.

Nel 2003, con l'ausilio della Guardia Costiera, l'Andrea Sgarallino fu raggiunto dai sub della Lega Navale di Piombino che fissarono al fianco del piroscafo affondato 75 anni fa una targa commemorativa. 

Alcune immagini del relitto sono visibili a questo link.

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