Edoardo Frittoli

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Doveva essere un 11 settembre con oltre un decennio d'anticipo. Si trasformò nel corso degli eventi in una strage che ricorda nelle modalità quelle di Parigi del 2015. E' la mattina del 27 dicembre 1985 quando un gruppo di terroristi legati alla fazione palestinese di Abu Nidal fa irruzione nella sala dei check-in dell'aeroporto di Roma Fiumicino

L'obiettivo dei fedayn era quello di colpire i simboli nemici della Palestina: gli Israeliani e la compagnia El Al e gli americani della TWA. Prima il commando scagliò nell'androne le bombe a mano, quindi fece fuoco sui passeggeri in coda per l'imbarco uccidendone 13 sul colpo. I servizi segreti israeliani avevano avvertito le autorità italiane ed in particolare il Sismi dell'ammiraglio Fulvio Martini dell'imminenza di un attacco in Italia. Fiumicino era già stato peraltro teatro di un gravissimo attentato nel 1973 quando un commando di terroristi filopalestinesi raggiunse un Boeing 707 della Pan Am  facendo esplodere bombe al fosforo che uccisero 30 persone a bordo.

Il 27 dicembre 1985 gli uomini di Abu Nidal furono scoperti in anticipo, prima che riuscissero a raggiungere la pista per poter dirottare un aereo un attacco suicida su Tel Aviv.

I cecchini israeliani a protezione degli imbarchi El Al e le autorità aeroportuali italiane riuscirono a colpire e uccidere tre terroristi mentre il quarto, Mohammed Sharam, fu catturato subito dopo la strage.

La strage avveniva alla scadenza del cosiddetto "lodo Moro", ossia l'accordo tra lo statista ucciso nel 1978 e i gruppi palestinesi che avrebbero risparmiato l'Italia da attentati in cambio del tacito assenso nel passaggio attraverso il Paese di armi ed esplosivi. 

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