Edoardo Frittoli

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Un puntino scuro si sposta silenzioso sul fianco innevato di una montagna, tra l'eco degli gli scoppi delle artiglierie. Poco dopo un altro puntino scende veloce portando un soldato sdraiato sul fondo del carrello appeso alle due linee diritte delle funi. Così le teleferiche militari fecero migliaia e migliaia di volte tra il 1915 e il 1918: salivano con i rifornimenti per la prima linea e scendevano con i feriti. Furono strumenti importantissimi per le caratteristiche della guerra di posizione in ambiente alpino. Quelle militari furono assemblate e gestite dall'Arma del Genio, nella specialità dei "Teleferisti". 

Le teleferiche ad uso industriale si erano già affermate in Italia in campo minerario, basti pensare alla teleferica Savona-San Giuseppe di Cairo lunga oltre 12 km e inaugurata tre anni prima dello scoppio della Grande Guerra. Quello che fu necessario applicare agli scopi militari era sostanzialmente una semplificazione della struttura in modo da permettere un rapido montaggio e un altrettanto veloce smantellamento in caso di ritirata o avanzata del fronte.  Gli impianti in dotazione al Regio Esercito erano generalmente standardizzati, e consistevano in un impianto a doppia fune (portante e traente).

Quest'ultima, chiusa ad anello alle estremità delle stazioni, garantiva il moto a va e vieni dei due carrelli ed era mossa generalmente da un motore a scoppio alla stazione di monte, mentre il tensionamento delle funi era garantito da una serie di contrappesi a valle. Il montaggio, garantito da un centinaio di alpini, era generalmente molto rapido (nell'ordine delle 72 ore circa) e prevedeva la fase di assemblaggio delle stazioni, quindi dei cavalletti di sostegno tubolari e infine lo srotolamento delle funi eseguito manualmente. Questa fase, la più rischiosa per i soldati che potevano essere esposti al tiro nemico, preludeva all'ancoraggio dei cavalletti tramite tiranti con innalzamento della fune da terra. 

Con simili procedure furono assemblate sul fronte italiano oltre 2.000 teleferiche (una cifra impressionante per le possibilità tecniche dell'epoca) per uno sviluppo totale di circa 2300 km. di linea. Ma il lavoro febbrile dei teleferisti del Genio fu l'ossatura che permise alle truppe di resistere in ambienti estremi per lunghissimi mesi, visto che una sola teleferica faceva ogni giorno le veci di circa 1200 bestie da soma

Dallo sviluppo delle teleferiche militari nascerà in Italia l'industria degli impianti a fune, che dagli anni '30 sarà determinante per lo sviluppo turistico dell'arco alpino.

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