Arte & Idee

I migliori illustratori italiani: intervista a Francesco Poroli

Seconda tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

Poster per il Bycicle Film Festival 2013

Riccardo Fano

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Precisione e minuzia di particolari. Le illustrazioni di Francesco Poroli sono questo, ma non solo. Art Director di Rivista ufficiale NBA, illustratore per magazine internazionali e papà di due bambini.

Il backstage di una illustrazione è molto spesso complesso. Raccontare se stessi lo è ancora di più.

Ma Francesco lo ha fatto nel migliore dei modi e questo è il risultato.


Descrivi il tuo stile.

Non amo descrivere il mio stile. Adoro invece quando sono gli altri a descriverlo, perché spesso vengono fuori aggettivi ai quali non avrei mai pensato. Dovessi dirne due direi: geometrico e colorato.


La ricetta per una illustrazione efficace.

Un’illustrazione, per essere efficace, deve colpire l’occhio di chi guarda, avere dietro un’idea – meglio se forte – raccontare una storia.


Qual è stata la prima persona che ha creduto in te?

Ci sono moltissime persone che, negli anni, hanno creduto in me. Partendo dall’inizio, forse direi Mauro Bevacqua - il direttore di Rivista Ufficiale NBA, magazine di cui sono l’art director - Ho sempre disegnato, da quando ne ho memoria, ma poi – una volta iniziato a lavorare – il mio mestiere principale è stato per anni la grafica. Ricordo di aver fatto vedere a lui alcuni disegni fatti per puro piacere personale, nei ritagli di tempo.

La sua reazione più che positiva è stata la prima molla che mi ha fatto pensare che quei disegni potessero piacere ad altri, oltre che a me.


Che consiglio daresti a chi volesse intraprendere questa strada?

Il consiglio per chi comincia è imparare ad avere un senso estetico molto sviluppato. Studiare molto i lavori degli altri, ma facendosi piacere molte cose diverse. Spesso capita di vedere persone che – più o meno consapevolmente – pescando sempre dalle stesse fonti, finiscono per disegnare come loro. Invece, aprendo la testa a tante cose diverse è più facile poi arrivare ad una sintesi che sia personale.


Capitolo committenti: meglio italiani o esteri?

Per molti motivi, oggi, quelli esteri. Innanzitutto, per questioni economiche - pagano meglio e pagano più in fretta - ma anche perché spesso hanno un rispetto della professione che in Italia ogni tanto manca. Anche se devo dire che, ultimamente, anche da noi si sta sviluppando – specie nel campo dell’editoria periodica – una sensibilità notevole nei confronti dell’illustrazione.


Si può vivere tranquillamente facendo l’illustratore?

Dipende cosa intendi per “vivere tranquillamente”. Se significa “pagarsi il mutuo e camparci una famiglia di quattro persone senza ansie particolari”, allora la risposta, nel mio caso, è sì.


A livello tecnico, quali sono gli step che ti portano ad una illustrazione completa, partendo chiaramente dall'idea o dal brief che ricevi dal committente?

Nell’illustrazione editoriale il brief è spesso una mail di quattro o cinque righe. Il titolo dell’articolo che bisogna illustrare, due parole in più a spiegare il contenuto del pezzo e poco altro. In fase di idea parto - quasi - sempre con matita e foglio.

Alcuni velocissimi - a volte brutti - schizzi per buttar giù l’idea, una foto con il telefono ai miei pasticci e una mail ad accompagnarli per spiegare meglio. Una volta avuto l’ok dal committente, passo direttamente in Illustrator, che è grosso modo l’unico software che uso, e parto con il definitivo.


Qual è stato, lavorativamente parlando, il "no" che hai ricevuto e che ti ha fatto crescere maggiormente e il "si" che ti ha cambiato la vita?

Ad essere sincero non ricordo dei gran “no”. Probabilmente sono stato molto fortunato. Il “si” invece è facile: è quello contenuto in una mail dell’art director del The New York Times Magazine nel 2011.

La mia illustrazione per la loro copertina era stata approvata e andava in stampa.


Se avessi "carta bianca" cosa ti piacerebbe illustrare?

Domanda difficilissima. Forse qualcosa rivolto ai bambini. Vuoi perché ne ho due (e strepitosi), vuoi perché non mi è mai capitato, e le cose nuove sono sempre interessanti, per definizione.


Qualcuno ha mai "rubato" una tua illustrazione?

Tu l'hai mai fatto?

Sono convinto di non aver mai rubato niente a nessuno. Anzi, quando mi imbatto in plagi palesi mi sale una tristezza infinita. Anche perché – davvero – non capisco che gusto possa esserci a disegnare qualcosa già disegnato da altri. Non ho mai beccato nessuno che rubasse platealmente i miei disegni, anche se spesso mi è capitato di ritrovare nel lavoro di altri tante mie linee o colori.


Che influenze credi abbia avuto il tuo stile e quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Due riferimenti, uno del passato e uno contemporaneo. In primis, i lavori di Fortunato Depero. A novant’anni di distanza, trovo che siano incredibilmente attuali. Tra i “contemporanei” ti dico Mauro Gatti. Nonostante i nostri stili siano molto diversi, ho sempre guardato ai suoi lavori con ammirazione, invidiandogli – soprattutto – la sua innata capacità di strapparti un sorriso disegnando.


Non potendo più fare l'illustratore, quale sarebbe il tuo "piano B".

Non ho dei grandi “piani B”. Nella mia carriera sono successe così tante cose “per caso” per arrivare a fare quello che faccio oggi che sono diventato uno che non programma così tanto. Forse mi dedicherei anima e corpo all’altra mia grande passione, ovvero la grafica editoriale.


 
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