Arte & Idee

I migliori illustratori italiani: intervista a Fortuna Todisco

Ottava tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

Street art Factory

Riccardo Fano

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In quest'ultima tappa, prima cioè di una pausa, ho incontrato una illustratrice, la prima di questo breve viaggio.

Ho il piacere di presentarvi, a coloro che chiaramente non abbiano già avuto il piacere di imbattersi nei suoi lavori, Fortuna Todisco.


La ricetta per un’ illustrazione efficace

Mi piace molto osservare i comportamenti della gente, le piccole manie, ciò che c’è di grottesco in ognuno di noi.

Direi realtà e ironia.


Qual è stata la prima persona che ha creduto in te?

Credo la mia professoressa di educazione artistica delle medie.

Mi obbligava a triplicare il numero delle tavole per ogni consegna. Ho sempre disegnato moltissimo, ma lei mi ha insegnato a mettere alla prova la mia dedizione.


Che consiglio daresti a chi volesse intraprendere questa strada? E quale è stato il consiglio più utile che hai ricevuto?

Consiglierei a tutti di essere bulimici, affamati e secchioni.

Soprattutto nei confronti di tutto ciò che non è legato all’illustrazione.

Credo che in qualche modo la tecnica si impari, mentre le idee bisogna nutrirle costantemente sviluppando una sensibilità di osservazione alta e versatile. Il consiglio più utile che mi hanno dato, dopo un po’ che disegnavo, è stato: “fatti pagare”.

Può sembrare molto brutto, ma non dare valore al proprio tempo, a se stessi, è molto peggio.


Capitolo committenti: meglio italiani o esteri?

Non ho preferenze aprioristiche particolari.

Quando ho lavorato con committenti esteri ho riscontrato molto rispetto per il mio lavoro e molta puntualità. Spesso, questo, nel nostro paese manca, ma per fortuna non sempre e ci sono molte persone in Italia con cui ho avuto l’occasione di lavorare in maniera davvero stimolante.


Si può vivere tranquillamente facendo l’illustratrice?

Io credo che si possa vivere. Ogni tanto più tranquillamente, ogni tanto meno a livello economico.

La tranquillità però non dipende solo da questo e probabilmente se ne avessi troppa non ne sarei così felice.


A livello tecnico, quali sono gli step che ti portano ad una illustrazione completa, partendo chiaramente dall’idea o dal brief che ricevi da chi ti ha commissionato il lavoro?

E quali software utilizzi principalmente?

Faccio tanta ricerca, sia testuale che iconografica: incollo, scontorno, faccio svariati collage fino a quando la composizione che ottengo non si avvicina moltissimo all’idea che ho del risultato finale.

Poi disegno. Di solito tutto in digitale, ma non sempre.

Utilizzo quasi esclusivamente photoshop.


Qual è stato, lavorativamente parlando, il “no” che hai ricevuto e che ti ha fatto crescere maggiormente e il “si” che ti ha cambiato la vita?

Non ricordo un “no” particolarmente significativo, piuttosto una serie di “no” che mi sembravano immotivati (anche se quasi mai lo sono in verità) che mi hanno dapprima abbattuta e poi spronata.

Il “sì” che mi ha cambiato la vita, invece, me l’ha detto Vito Plantamura che era uno dei fondatori di MakeMyDayMag (un magazine online molto carino). Mi ha affidato una rubrica illustrata sui desideri impossibili. E’ stato il mio primo vero “lavoro” come illustratrice e lo sprone a lasciare il mio lavoro di fashion designer per provare disegnare a tempo pieno.


Se avessi “carta bianca” cosa ti piacerebbe illustrare?

Mi piacerebbe moltissimo disegnare le locandine dei film. Di film bellissimi. Con attrici bellissime. Tipo Deserto Rosso di Antonioni con Monica Vitti.


Qualcuno ha mai “rubato” una tua illustrazione?

Tu l’hai mai fatto?

E’ capitato che qualcuno mi abbia fatto delle segnalazioni in merito, ma non me ne sono mai preoccupata, a dir la verità.

Non credo di aver mai rubato niente, ma credo anche che possa capitare di fare delle citazioni inconsapevoli.


Che influenze credi abbia avuto il tuo stile e quali sono i tuoi maestri di riferimento?

Io credo che sul mio stile abbia avuto, ovviamente, molta influenza la formazione in Fashion design.

E un certo tipo di cinema. Molto il trash.


Non potendo più fare l’illustratrice, quale sarebbe il tuo “piano B”?

Mi sarebbe piaciuto molto fare la contorsionista.

Ma ho compiuto da poco 30 anni.

Mi sa che dovrò pensare a un piano C.



 
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