Arte & Idee

I migliori illustratori italiani: intervista ad Alessandro 'Shout' Gottardo

Quarta tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

A new discovery

Riccardo Fano

-

Molti degli elementi ricorrenti nelle illustrazioni di Alessandro Gottardo si possono ritrovare tra le parole di questa intervista: nel suo ritmo, nel suo incedere nei suoi passaggi riflessivi, ma sempre affilati e precisi.


Descrivi il tuo stile

Concettuale. Idea, soprattutto, poi lo stile funzionale all'idea.


La ricetta per una illustrazione efficace

Essere pragmatici. Valutare le cose da un punto di vista innanzitutto pratico e poi creativo.

Tempi di consegna, tipologia di cliente, tipologia di pubblico che vedrà l'immagine, spazio a disposizione per i testi nell'immagine - se ce ne saranno - non proporre idee che, semmai approvate, ti potrebbero creare problemi nella loro realizzazione.


Qual è stata la prima persona che ha creduto in te?

Mia madre, quando mi iscrisse al liceo artistico di Venezia anziché all’Istituto Tecnico per geometri come voleva mio padre.

Ma mia madre è incisore e pittrice, per cui sono stato fortunato.


Che consiglio daresti a chi volesse intraprendere questa strada? E quale è stato il consiglio più utile che hai ricevuto?

Se non ti rendi conto di aver fatto un brutto disegno non potrai mai farne uno bello. Se non ti accorgi dei tuoi limiti non li potrai superare. Se non vedi i difetti del tuo lavoro non li potrai correggere.

Si migliora con il tempo e con tanto lavoro; ci vuole pazienza e determinazione, per cui il consiglio che mi sento di dare è di essere autocritici con se stessi ed essere umili e lavorare molto senza perdere fiducia nelle proprie capacità.

Tra i giovani vedo molta presunzione e superficialità. Molti di loro perderanno un sacco di tempo a provare a fare questo mestiere senza progredire di un passo, questo perché si limitano ad osservare la vetta della piramide anziché lo scalino che hanno davanti ai loro piedi.

Il consiglio che ho ricevuto più importante? Non saprei, non ricordo precisamente, ma una volta, 15 anni fa, Gianluigi Toccafondo mi disse "non disegnare ciò che non ti piace", sembra un consiglio banale ma fu invece importante.


Capitolo committenti: meglio italiani o esteri?

Esteri. Prendi una commessa italiana moltiplica il suo budget per 5, poi aggiungici che avrai il lavoro pagato per tempo entro 30/60 giorni, poi aggiungici che il committente ti sarà immensamente grato per il tuo lavoro illudendoti di aver eseguito un capolavoro. Così è lavorare con gli Stati Uniti, con l’Europa è diverso, non solo con l'Italia.

Devo però aggiungere che le poche collaborazioni che ho in Italia sono estremamente positive. Penso a Einaudi, l’Espresso e Minimum Fax. Anche con Internazionale finché è durata.

Sono collaborazioni importanti, soprattutto umanamente, con persone intelligenti e capaci, che rispettano pienamente la mia professionalità; aspetto ben più importante dei soldi.


Si può vivere tranquillamente facendo l’illustratore?

Si può vivere molto bene. Meglio di quanto molti possano pensare. Ma è vero che ogni professionista fa storia a se.

Non è nemmeno questione di essere il più bravo; le variabili che determinano il mercato di un illustratore sono infinite: essere quello che “lavora e guadagna di più” non è necessariamente legato al fatto di essere “il più bravo”. La parte manageriale della professione, ad esempio, è importante tanto quanto quella tecnica, ma di sicuro meglio sai fare questo mestiere e più lavori.


A livello tecnico, quali sono gli step che ti portano ad una illustrazione completa, partendo chiaramente dall’idea o dal brief che ricevi dal committente?

Quali software utilizzi principalmente?

Parole chiave che individuano il cuore del progetto; poi ricerca fotografica “random” che aiutano a sviluppare suggestioni. Il resto è come fare un dolce: ci sono ingredienti da mettere nell'immagine voluti dal cliente e con l'aiuto della fantasia si cucina il tutto.

Schizzi a matita su foglio di carta poi importo il disegno approvato e lo completo in photoshop.


Qual è stato, lavorativamente parlando, il “no” che hai ricevuto e che ti ha fatto crescere maggiormente e il “si” che ti ha invece cambiato la vita?

Il “no” più importante è stato quello del licenziamento in tronco con Borsa e Finanza per cui dieci anni fa realizzavo le copertine.

Il trattamento che mi venne riservato dall'allora direttore fu al limite dell'insulto. Le illustrazioni che realizzai per loro erano mediocri ma la carta di quel giornale era altrettanto mediocre, impossibile stampare a colori qualcosa di decente. Il direttore poi era maleducato e arrogante. La rabbia di quella brusca rottura divenne carburante per la mia carriera che da li a poco cambiò.

Il “si” che cambio tutto, furono due: quello di Specchio de la Stampa nel 2001 - che determinò l'inizio della mia carriera - e quello del New York Times nel 2005 - che ne determinò la svolta-


Se avessi “carta bianca” cosa ti piacerebbe illustrare?

Poster cinematografici come si faceva una volta. Come faceva Saul Bass con Hitchcock ad esempio.

Di recente ho avuto la fortuna di illustrare l'autore che più di tutti avrei voluto: ho realizzato tutte le nuove copertine dei romanzi di Raymond Carver per Einaudi.

Uno dei miei scrittori preferiti in assoluto; per lungo tempo il mio riferimento letterario, specialmente a vent'anni.

L’illustrazione è come un racconto breve e Carver è il migliore in questo genere assieme ad Hemingway.


Qualcuno ha mai “rubato” una tua illustrazione?

Si. più d'uno.


Tu l’hai mai fatto?

No mai. E’ una cosa che non puoi permetterti quando hai un sacco di lavoro. Non avresti credo nemmeno il tempo; specialmente se lavori continuamente con le idee, in tempi molto stretti, per diversi committenti alla volta.

Da un punto di vista stilistico agli inizi della mia carriera in molti nel mio lavoro vedevano le influenze di illustratori che mi piacevano, ma penso sia normale soprattutto quando sei alle prime armi.

Oggi, a mia volta, credo che il mio stile sia diventato piuttosto seguito. Il punto è una altro: se non c'è idea dietro lo stile è impossibile rimanere sul mercato.


Che influenze credi abbia avuto il tuo stile e quali sono i tuoi maestri di riferimento?

I miei maestri sono molti, nella pittura penso a Vilhelm Hammershoi o a Edward Hopper, nella scrittura Carver, Hemingway e Tom Jones - non il cantante - leggendo le loro storie ho imparato a raccontare le mie, nella musica i Nuspirit Helsinki, i Royksopp, gli Air e molti altri, che mi suggeriscono spesso le atmosfere.

Poi certamente i maestri dell'illustrazione italiana: Mattotti, Scarabottolo, Matticchio, Toccafodo e Giacobbe. In ogni caso dentro un'immagine poi ci entra tutto ciò che fai e vedi. I colori e la composizione possono essere quelli di un panorama visto durante un viaggio alle Azzorre; mentre una suggestione te la può dare il ricordo di un cane con il guinzaglio senza il padrone, immobile e smarrito in un parco.

Tutto diventa spunto e tutto può influenzare un'immagine.


Non potendo più fare l’illustratore, quale sarebbe il tuo “piano B”?

Bella domanda. Non ne ho idea.

Magari lavorerei all'aperto: giardiniere in un parco botanico potrebbe essere fantastico.


Dedicheresti un veloce sketch a Street art Factory?

Te ne giro uno di un lavoro recente.

"Errori da non fare quando scrivi con Twitter"

 
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

I migliori illustratori italiani: intervista a Mauro Gatti

Prima tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

I migliori illustratori italiani: intervista a Francesco Poroli

Seconda tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

I migliori illustratori italiani: intervista a Riccardo Guasco

Terza tappa di questo personale viaggio nel mondo dell'illustrazione Made in Italy

Commenti