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Nasce "Associazione ILLUSTRI" - L'intervista

I soci fondatori, Ale Giorgini, Mauro Gatti e Francesco Poroli raccontano i dettagli di questo interessante progetto

illustri-associazione

Riccardo Fano

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Quest'ultima parte dell'anno solitamente è dedicata a liste, classifiche e bilanci: tutto ormai è deciso. Per il resto occorre attendere il 2015.

Ma per chi ne ha voglia, c'è ancora tempo per creare qualcosa. E' il caso dell'Associazione ILLUSTRI.

Non vorrei dilungarmi troppo nell'introduzione preferendo invece lasciare parlare i diretti protagonisti: Ale Giorgini, Mauro Gatti e Francesco Poroli.

E se alla fine di questa bella chiacchierata foste ancora avidi di informazioni, il mio consiglio è di guardare il video a fondo pagina.


In 12 mesi siete riusciti a passare dall’organizzazione di un Festival, alla nascita di una vera e propria associazione con tanto di tesseramento. Qual è stata la spinta che vi ha convinto a creare qualcosa che fosse un punto di riferimento per gli illustratori professionisti, amatoriali e semplici sostenitori?

- La nascita dell'Associazione è stata l'evoluzione naturale del percorso che hai citato. La spinta propulsiva è arrivata direttamente da chi questa professione la pratica ogni giorno, da chi ha sentito la necessità di concretizzare quel percorso in qualcosa che potesse diventare partecipato, trasformando questo progetto in un tavolo di lavoro condiviso, al quale tutti possono partecipare.

Gli illustratori italiani sono stati fin'ora delle isole di un arcipelago meraviglioso, ma totalmente (o quasi) scollegato. Associazione Illustri vuole colmare quelle distanze e mettere in relazione i professionisti di questo settore

M - La spinta propulsiva è stata Illustri, l’entusiasmo di Ale, Andrea e dei ragazzi di Yourban. Senza quel “virus” adesso non ci sarebbe questa incredibile opportunità della quale sono onorato di far parte.

F - Dopo la mostra dello scorso anno si è creata una vera e propria magia. Ci credi se ti dico che io prima di dicembre 2013 non conoscevo - di persona - nessuno dei protagonisti di quella mostra? Questo lavoro è spesso (meravigliosamente) solitario, dopo Illustri si è creato un vero e proprio gruppo che oggi vuole allargarsi e offrire quella stessa “magia” a chiunque voglia farne parte, dal professionista al semplice appassionato. 


Secondo il vostro parere per quale assurdo motivo non è mai esistito niente del genere nel nostro paese?

A - Un pizzico di pigrizia e una manciata di timore nel lanciare un sasso che avrebbe increspato la calma piatta del mare che bagna quell'arcipelago di cui ti parlavo. Per quanto mi riguarda, non ritengo di avere fatto nulla di straordinario: ho solo provato a dare vita a quello che sentivo come necessario.

M - In realtà di associazioni ce ne sono state e ce ne sono tutt’oggi, quello che è innovativo è l’approccio dell’Associazione Illustri la cui unica finalità è quella della crescita e consolidamento di una categoria professionale e la diffusione (al grande pubblico e non solo agli addetti del settore)  di questa bellissima “ottava arte”. Spesso molte associazioni si perdono in inutili lotte intestine o con altre “concorrenti”, altre volte inseguono più il prestigio di alcuni che la crescita di tutti i membri. Questa Associazione è nata intorno ad un tavolo sulla spinta di un’entusiasmo ed una voglia di fare network che ha davvero poco a che fare con la politica.

F - Perché per la prima volta si parla di divulgare l’illustrazione e farla diventare grande, senza altri fini se non quello della crescita della professione stessa e di chi la esercita. Senza troppa polvere, senza metodi superati: con una freschezza che prima non si era vista.


Perché in Italia l’illustratore viene considerato un hobby o una passione, ma mai una professione riconosciuta come tale?

A - Non c'è una risposta unica e precisa a questa domanda: cultura claudicante, poca lungimiranza, difficoltà a slegarsi dalla tradizione. Ma c'è un altro fattore, a mio avviso, che contribuisce a questa percezione: gli illustratori stessi. O almeno quelli che si eleggono tali "perchè tanto basta disegnare". L'Associazione Illustri lavorerà anche per cercare di stravolgere questa errata percezione del nostro lavoro, attraverso la promozione di un'etica di questa professione.

M - Qualsiasi lavoro che esce dagli standard del “timbrare un cartellino”, e solitamente dove c’è di mezzo l’intangibile creatività, è sempre stato bollato come un non-lavoro o un lavoro strano. Certo che quando manca un riconoscimento ed una definizione di una categoria professionale allora la cosa si complica perché non esiste un punto d’incontro dove veterani e giovani professionisti possono muoversi verso una direzione comune (che non è solo quella del riconoscimento del valore dei singoli).

Per direzione comune intendo creare momenti di divulgazione dell’Illustrazione (vedi Illustri): incontri dove chi vuole intraprendere questa professione possa mostrare il proprio lavoro e ricevere un onesto feedback dai professionisti e soprattutto dare un valore alla produzione di ogni illustratore (un prezzario condiviso?) evitando così sfruttamenti o gare al ribasso.

F - I miei amici mi dicono sempre “si vabbé, ma tanto tu fai i disegnini”. Il che è anche vero, intendiamoci, ma spesso si confonde la fortuna di fare qualcosa che si ama e per giunta creativo con una passione. Questo è in realtà un lavoro con la “L” maiuscola, meraviglioso ma anche duro, a volte.


Tornando brevemente a Illustri Festival: Vicenza, città dalla quale tutto è iniziato e che sarà un po’ la base dell’associazione, è stata fin dall’inizio la vostra meta prescelta o avete tentato prima con altre città italiane?

A - É la città in cui vivo. La città in cui una giovanissima e lungimirante amministrazione ha messo a disposizione la Basilica Palladiana, principale monumento cittadino eletto proprio quest'anno dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Non abbiamo provato con altre città, perchè non ce n'è stato il bisogno. E sono sicuro, non ce ne sarà.

Personalmente, sono un grande sostenitore della provincia: credo che le grandi città italiane siano spesso annoiate della loro grande, o presunta tale, offerta culturale e non. Noia che poi, purtroppo, porta ad una sedentarietà soffocante.

M - Questa risposta la lascio ad Ale. Dico solo che la lungimiranza di Vicenza deve essere un esempio (e anche un monito) per tutti i grandi centri che con la scusa del “si fanno i soldi vendendo SOLO la storia“ non riescono a riconoscere e valorizzare le nuove forme d’arte.

F - La mia sensazione è che se Illustri fosse stata proposta alle amministrazioni di Roma o Milano probabilmente non sarebbe mai stata presa in considerazione per snobismo e mancanza di coraggio ad uscire dai confini della cosiddetta cultura accademica e tradizionale. 


Il 2015 sarà un anno molto intenso ed importante per Illustri: dalla mostra di quest’anno alla Basilica Palladiana che verrà riproposta, fino alla prima Biennale di Illustrazione.

C’è ancora qualche sassolino che non vi siete tolti e che vorreste fare a breve?

A - Il nostro calendario per il 2015 sarà davvero molto, molto intenso. Usciremo dai confini italiani, per portare la mostra dello scorso anno in Francia, ad Annecy. Ma poi abbiamo in serbo una serie di iniziative che coinvolgeranno molte altre città italiane, da nord a sud. Non ti svelo nulla ora, perchè sennò ti rovino la sorpresa.

M - Illustri a Los Angeles!

F - In cantiere ci sono mille idee, fidati. Siamo appena partiti, ne vedrete delle belle…


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