Cultura

Prometeo: il declino dell'Europa?

In edicola il trimestrale di scienze e storia diretto da Valerio Castronovo. Oltre alle riflessioni geopolitiche, interventi su arte, medicina, antropologia e cultura

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Gabriella Piroli

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Il nuovo numero si apre con un saggio proprio di Valerio Castronovo, interamente dedicato alle sfide e ai dilemmi che attanagliano l’Occidente contemporaneo: in particolar modo, i nodi che regolano il rapporto tra economia e diritti e che perciò definiscono i modelli istituzionali nelle differenti aree geostrategiche del pianeta. La sua analisi riguarda non solo temi di sociologia politica ed economica (come la disarticolazione del ceto medio “cuore della democrazia”), ma anche problemi cruciali come l’offensiva del terrorismo jihadista, l’emergenza ecologica e la questione energetica nel loro complesso. Di qui lo scenario di un mondo denso di incognite e incertezze, non più a leadership americana ma caratterizzato da una crescente infuenza della Cina, in cui l’Europa sta perdendo di peso e statura.

Altro importante contributo: quello di Vittorio Strada su Costantinopoli, crocevia cultural-religioso dei secoli cristiani e in ogni caso “città fatale” per tutti. Si tratta di un racconto storico dalla caduta di Costantinopoli (1453) all’Ottocento zarista e poi sino alla Terza Internazionale e alla desovietizzazione. È dato rintracciare un evidente nesso con le vicende più recenti, con riferimento agli scontri tra russi e turchi di questi ultimi mesi: un conflitto che ha molte e complesse spiegazioni di ordine politico-militare ma anche di matrice religiosa. Con il numero di dicembre giunge a conclusione lo “speciale” di Prometeo (susseguitosi lungo tutto il 2015) dedicato al rapporto tra arte e scienza.

Luciano Boi spiega come la prospettiva (quale concepita da Piero della Francesca) abbia costituito un’autentica leva creativa; il matematico Paolo Maria Mariano illustra come il rapporto tra osservatore e osservato incida anche sul processo creativo e sulla conoscenza; il fisico Ignazio Licata propone un’interpretazione della musica attraverso una speciale metafora quantistica; il matematico Michele Emmer si cimenta con quella che potremmo chiamare una storia senza fine: il rapporto degli essere umani con i numeri, a partire (probabilmente) dall’Homo Sapiens.

Nel nuovo numero è ampia anche l’offerta di approfondimenti sulla fisiologia umana, anche nei suoi riflessi antropologici. Se il neurofisiologo Piergiorgio Strata riflette sulla coscienza e sul rapporto esistente tra il cervello e la consapevolezza umana, la patologa Giovanna Flamini spazia dal DNA all’epigenetica. A sua volta, Danila Bertasio si propone di far luce sulle ambiguità presenti in arte e scienza (ridimensionando però la patina negativa propria dell’ambiguità).

L’inserto iconografico del numero, curato da Pepa Sparti, è dedicato alle “visioni di luce” che promanano dall’opera di Claude Monet, di cui vengono riprodotte numerose tavole di grande bellezza.

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