Cultura

Pino Quartullo, il Mattia Pascal con la vena comica

L'attore debutta con il testo di Luigi Pirandello al Festival di Borgio Verezzi, festeggia il suo compleanno sul palco e pensa a una sua serie tv...

Pino Quartullo

Antonella Piperno

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Pino Quartullo festeggia il suo 61° compleanno dove ogni attore si trova più a suo agio: sul palcoscenico. Con la prima, il 12 luglio al Festival di Borgio Verezzi, in Liguria, de Il fu Mattia Pascal, dove si calerà nei panni dell’ iconico personaggio di Luigi Pirandello che sceglie di sparire, cambiando identità. Con la regia di Guglielmo Ferro lo spettacolo sarà poi in tourné il 17 luglio a Ferento e il 22 a Sassina. L’11 agosto partirà, invece, la tournée estiva di Come se fosse lei, dove Quartullo sarà coprotagonista, autore e regista dello spettacolo che, con le  musiche di Nicola Piovani, vedrà protagonista l’attore Lino Guanciale.

Ha mai desiderato, come Mattia Pascal, di cambiare vita sparendo?
Razionalmente mai. Ma con la fantasia sì, desiderare di sparire è un pensiero che può dar vita a una purificazione mentale. E’ senz’altro affascinante sognare di buttarsi tutto alle spalle e di cominciare una nuova vita. Ma il passato non si cancella, neanche cambiando identità.

Ora si cimenta con Pirandello ma è stato protagonista di tante commedie al cinema, in teatro e in tv,  ha doppiato Jim Carrey e vanta pure una nomination agli Oscar, nell’87 con il cortometraggio Exit. Dov’è che si sente più a suo agio?

Gioco in casa nelle parti di commedia, mi piace divertire il pubblico, ma nello stesso tempo mi appassiono anche ai lavori che muovono la commozione. La vita, in fondo, è comica e drammatica allo stesso tempo. E anche se Il fu Mattia Pascal è un testo drammatico, ha degli intermezzi divertenti. E poi è di un’attualità impressionante, a un certo punto il testo parla di «Roma, che da acquasantiera dei Papi è diventata portacenere degli italiani». Praticamente un vaticinio.

A 61 anni senbra ancora un ragazzo, ma che bilancio fa della sua vita professionale?
Ho la bella sensazione di non avere ancora cominciato, nel senso che ho tante idee e progetti da realizzare, a cominciare dall’adattamento teatrale di un altro testo di Pirandello, “Suo marito” di cui ho già parlato con la famiglia del drammaturgo. Ma sto pensando anche a una serie tv.

Quale?
Vorrei adattare il  romanzo di Gaetano Cappelli Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo. Ne uscirebbe qualcosa di molto divertente.

E al cinema niente?
Il cinema ormai è stato soppiantato dalle serie tv. Ci vuole un film che meriti davvero per indurre la gente a uscire di casa, mettersi in auto, cercare parcheggio, quando dal divano di casa può godersi delle grandi serie.

Lei è architetto, uno dei pochi  laureati del mondo dello spettacolo. Ha mai esercitato?
Facendo il regista creo progetti, sono un architetto del palcoscenico. E una volta ho fatto parte della commissione di architetti per un concorso internazionale al teatro di Montalto di Castro. Erano tutti dei cervelloni molto più titolati di me. Ma io ero il solo che  i palcoscenici li aveva calcati.

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