Edoardo Frittoli

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"Nòmos" e "adelphìa" sono le due parole in greco antico che compongono l'etimologia di Nomadelfia, letteralmente "Legge di Fraternità".

Dopo la visita di Papa Francesco alla sede della comunità cattolica nei pressi di Grosseto ricordiamo la sua storia e quella del suo fondatore, il sacerdote emiliano don Zeno Saltini (Fossoli 30 agosto 1900 - Grosseto 15 gennaio 1981) .

Nomadelfia: le origini di una nuova concezione di famiglia comunitaria

Nato nell'agio da una famiglia di proprietari terrieri, la vocazione del giovane Zeno Saltini si sviluppa a partire dal lavoro nei campi di famiglia accanto ai poveri braccianti dell'Emilia degli anni a cavallo della Grande Guerra. Durante il servizio di leva nei Telegrafisti a Firenze, Saltini matura la prima idea di una nuova forma di vita comunitaria ed evangelica, maturata in seguito ad una discussione sul ruolo di Cristo con un commilitone anarchico.

Dopo la laurea in legge, Zeno comprende che la tensione verso l'assistenza agli ultimi non può compersi se non attraverso il sacerdozio. Dopo il seminario e la prima Messa nel Duomo di Carpi, nel 1931 a Don Saltini viene affidata la parrocchia di San Giacomo Roncole nei pressi di Mirandola, dove comincia ad accogliere bambini e giovani abbandonati nella comunità Opera Piccoli Apostoli.

Dieci anni più tardi Don Zeno, resosi conto della mancanza di una figura materna per i bambini della sua comunità, accoglie una giovane studentessa fuggita di casa, Irene, che diventerà la prima "mamma di vocazione" degli ospiti della comunità di San Giacomo. Dopo il 1941 altre giovani donne e sacerdoti avevano raggiunto Don Saltini, resistendo assieme al dramma alla paura e alle privazioni della guerra, resi ancora più tragici dalla vicinanza del campo di concentramento di Fossoli.

Nomadelfia, dove "la fraternità è legge". Dal lager di Fossoli una nuova vita

Proprio dall'orrore del campo nazista nei pressi di Carpi nasceranno la vita e la nuova speranza sotto il nome della comunità di Nomadelfia. Nel 1947 i Piccoli Apostoli di Don Zeno abbattono il muro di cinta del campo di Fossoli, occupando le baracche che videro l'orrore dell'Olocausto assieme ai sacerdoti e alla mamme di vocazione. A loro si uniranno presto giovani coppie di sposi laici che si offriranno alla vita comunitaria nella crescita e nell'educazione degli orfani e degli abbandonati.

Il dopoguerra di Nomadelfia sarà un periodo molto difficile per la vita della comunità in quanto le ristrettezze economiche della ricostruzione e l'isolamento politico dopo il fallimento del "Movimento della Fraternità Umana" promosso da don Zeno e presto isolato dalle altre forze politiche. Nel 1952 il Santo Uffizio impone a Don Zeno Saltini di lasciare Fossoli e Nomadelfia, ordinanza alla quale il sacerdote ubbidisce. Sarà l'intervento tempestivo di Maria Giovanna Albertoni Pirelli a salvare in extremis il frutto della vocazione evangelica di Don Zeno, grazie alla donazione di un podere in Maremma nei pressi di Grosseto. Per prendersi nuovamente cura della sua comunità, Zeno Saltini sarà costretto a chiedere al Papa la sospensione dal sacerdozio, concessa da Papa Pio XII nel 1953. Negli anni di dispensa dall'esercizio il fondatore di Nomadelfia organizza i "gruppi familiari" chiedendo e ottenendo lo status di comunità civile fino alla ripresa delle funzioni sacerdotali nel 1962, quando Nomadelfia sarà eretta a parrocchia. Nel 1968 arriverà anche il nulla osta del Ministero della Pubblica Istruzione il riconoscimento delle scuole interne alla comunità.

Il 12 agosto 1980 Don Zeno presenta a Papa Giovanni Paolo II una serata di spettacoli a cui partecipa tutta la comunità di Nomadelfia, ospitata a Castel Gandolfo. Pochi mesi dopo l'incontro con Karol Wojtyla Don Zeno Saltini scompare a causa di un infarto all'età di 80 anni il 15 gennaio 1981.

Il 21 maggio 1989 Giovanni Paolo II ricambierà visitando Nomadelfia e ricordando il suo fondatore. Il 17 dicembre 2016, prima dell'ultima visita del maggio 2018, Papa Francesco ospiterà in udienza nella sala Clementina in Vaticano tutta la comunità.

Nomadelfia oggi

Oggi Nomadelfia conta una popolazione di circa 50 famiglie, coadiuvate da volontari cattolici. La struttura sociale è tuttora costituita da "gruppi familiari" di 4 o 5 famiglie che condividono ogni aspetto della vita comunitaria nonché i mezzi di sostentamento comuni.

Gli spazi abitativi (simili al modello ottocentesco del "falansterio" dell'utopista Fourier) prevedono una zona comune diurna e una serie di appartamenti per la notte affidati ad ogni singola famiglia. Il sostentamento principale di Nomadelfia viene dai proventi dell'azienda agricola, a cui tutti i membri collaborano attivamente. Sono autogestite anche l'assistenza agli anziani e dei più piccoli. Per diventare Nomadelfi è necessario passare un periodo di prova di tre anni, mentre è possibile per i figli nati o accolti nella comunità operare la libera scelta di restare o abbandonare Nomadelfia al compimento della maggiore età. L'istruzione interna è garantita per tutti i cicli scolastici dalla materna al liceo.  Per la Chiesa Cattolica la comunità fondata da Don Zeno Saltini è considerata "Associazione Privata di Fedeli", mentre per lo Stato Italiano di tratta di un'Associazione Civile.

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