Cultura

Netrebko alla Scala: perché è la più brava

Pazzie per ascoltarla in "Traviata" a Milano. Ecco come e quando è nato il "culto" per il soprano russo

 

A leggere le pazzie che italiani e stranieri erano disposti a fare pur di vederla nei panni di Violetta nella Traviata scaligera, la domanda sorgeva spontanea: ma è così brava, imperdibile, mitica Anna Netrebko?
La risposta già la sapevamo: sì. Perché il soprano russo, naturalizzato austriaco, bella, formosetta, perfetta quando intona un’aria, è realmente l’ultima diva. Time l’ha consacrata fra le 100 personalità più influenti al mondo e persino Playboy si è occupato di lei inserendola nella lista delle «ragazze più sexy della musica classica».

Annuska però proprio ragazza non è, data di nascita 1971.
Il punto è che come si mette a cantare diventa una dea, per come è perfetta nell’esecuzione ma anche nell’interpretazione, nella carica umana. E così, finisce per essere la più brava, il miglior soprano su piazza, la fuoriclasse del palcoscenico tanto che la Scala l’ha chiamata ad inaugurare la propria stagione già tre volte, nel 2011 con Don Giovanni, nel 2015 con Giovanna D’Arco, quest’anno con Turandot (un successo senza precedenti) e visto che quando c’è lei in scena il botteghino impazzisce e i critici non storcono il naso, il 7 dicembre del 2017 sarà di nuovo suo con l’Andrea Chénier.

Come Violetta è da brividi. Non c’è un momento in cui si possa obiettare alcunché.
Mostra tutte le sfumature possibili del conflitto interiore nelle arie del primo atto, quando deve scegliere fra l’amore o la vita senza legami. È toccante quando si trova alle prese con il vecchio Germont (Leo Nucci) e quando mette in scena il dolore del separarsi da Alfredo (Francesco Meli); straordinaria alla festa di Flora nel secondo atto e assolutamente divina nel terzo con un Addio del passato straziante, ribelle e musicalmente superbo.

Così, ascoltandola dal vivo si capisce perché i biglietti offerti sui siti, subito sparivano, malgrado i prezzi: un posto in galleria a 500 euro e una poltrona in platea quasi a mille; la coda al botteghino, sperando in qualche biglietto non ritirato, era da record, occupava tutti i portici del Piermarini.

Anna Netrebko fa solo tre recite della Traviata (l’ultima il 14 marzo), le prime due hanno registrato quasi 15 minuti di applausi e ovazioni, anche dal loggione: “Sei splendida” ha urlato qualcuno.
E splendida è stata in questa Traviata, forse la più classica che si sia mai fatta negli ultimi decenni, anno 1990, firmata da Liviana Cavani e voluta da Riccardo Muti. Una messinscena sontuosa, con crinoline, abiti ottocenteschi e Parigi sullo sfondo. “Cimentarmi in Traviata è stata una mia idea, ne ho parlato con il sovrintendente Pereira, perché prima di dire addio a Violetta volevo cantarla alla Scala”, ha ammesso.
Sarà ancora Violetta a Parigi e poi mai più: Anna Netrebko ha deciso di abbandonare il ruolo che la consacrò nel 2005 a Salisburgo.

Guarda avanti Annuaska: sarà protagonista al Mariinskij per la prima volta di Adriana Lecouvreur diretta da Valerij Gergiev che la scoprì: ai tempi lei puliva i pavimenti del teatro per mantenersi agli studi.

Un inizio da favola contemporanea, suggellato da il suo secondo matrimonio da favola (carrozza e cavalli bianchi) nel 2015.
Dicono che per la "costruzione di un'icona" che duri nel tempo c'è bisogno sempre di qualche lacrima iniziale: la Cenerentola che diventa principessa piace sempre.
Anna Netrebko è diventata regina. Il meglio soprano di oggi.

 

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