Edoardo Frittoli

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La Grande Guerra vista dai giovani occhi del pilota Matteo Fabbian, la storia di una battaglia nei cieli durante i mesi della drammatica ritirata di Caporetto e della battaglia del Piave. È il contenuto del libro "Matteo Fabbian, un Artigliere diventato aviatore" di Marco Rech, edito da Edizioni DBS.

Fabbian, nato a Borso del Grappa (Vicenza) nel 1890 veniva da una famiglia contadina ma in quanto primogenito ebbe l'opportunità di studiare fino al diploma al liceo classico.

Quando scoppiò la Grande Guerra, Matteo era già un "veterano" perché nel 1911 durante il servizio di leva partecipò come Artigliere alla guerra di Libia.

Proprio nel 44° Reggimento Artiglieria Fabbian visse (e sopravvisse) le grandi battaglie dell'Isonzo e del Carso. La svolta avvenne nell'estate del 1916 quando lo Stato Maggiore accolse la sua domanda di diventare aviatore.

DALL'ARTIGLIERIA AL SERVIZIO AERONAUTICO

Lasciato il fronte, Fabbian attraversò il Nord Italia per approdare alla scuola di pilotaggio di Venaria Reale, presso Torino. Qui rimarrà alcuni mesi per poi essere trasferito al campo di volo di Cascina Costa (attuale aeroporto di Malpensa), imparando a pilotare prima sui vetusti Blériot poi su apparecchi utilizzati in linea, ultimo dei quali il ricognitori SAML 2.

Il pilota veneto ritorna al fronte alla fine del luglio del 1916, inquadrato nella 115a Squadriglia da ricognizione inizia i voli addestrativi non senza incidenti, quando per due volte danneggia il suo apparecchio in fase d'atterraggio.

Il suo primo volo di ricognizione avviene il 29 settembre 1917 sopra Cima Mandriolo (Valsugana) e Vezzena, base di un forte Austroungarico. Già durante quaste prime sortite, Fabbian assaggiò il tiro della contraerea nemica, atterrando con il SAML bucato dai proiettili.

La 115a Squadriglia si leverà in volo anche il giorno della vigilia dello sfondamento di Caporetto, ultimo giorno soleggiato prima della nebbia che caratterizzò il giorno della disfatta.

Fabbian e la Squadriglia decollarono nuovamente il 25 e il 27 ottobre 1917. Durante la ricognizione a tre giorni dalla ritirata italiana, il pilota di Borso del Grappa vide il primo compagno caduto. Si trattava del tenente Silenzi, colpito in volo e decapitato da un grosso calibro mentre Fabbian era in volo in funzione di scorta.

Cielo della Val Goccia (Cismon del Grappa) ore 14,40 del 16 dicembre 1917

Il 16 dicembre 1917 Matteo Fabbian parteciperà alla sua prima ed unica missione di bombardamento in Val Goccia, nei pressi di Cismon del Grappa: il giorno stesso il pilota troverà la morte assieme al suo compagno di volo. Quel giorno si alzarono dalla pista 4 biplani della 115a con i loro ordigni da scaricare sul nemico che aveva dilagato dopo lo sfondamento. Rombando, il SAML sorvolò il paese natale di Matteo e, giunti sull'obiettivo, il pilota e l'osservatore Orazio Giannini sganciarono gli ordigni da 130mm.

Sulla via del ritorno, inspiegabilmente, il biplano rimase staccato dal resto della formazione e della scorta della 79a Squadriglia Caccia che li accompagnava. Dopo un cambio di rotta repentino con una virata a destra, il SAML è raggiunto e attaccato da tre Albatros della Flik 55J decollati da Pergine. Il biplano isolato viene colpito ripetutamente ed inizia a precipitare in fiamme. Il primo a perdere la vita è Giannini, che piuttosto di morire carbonizzato si getta dall'aereo sfracellandosi nel letto di un torrente in secca. Fabbian rimane nel velivolo che punta il terreno, avvolto dal fuoco. Quando il SAML si sfracella al suolo il pilota è ancora agonizzante. Muore all'arrivo dei soldati Austriaci che recupereranno alcune sue carte ed effetti personali.

Il volume contiene una completa ricostruzione dell'esperienza bellica di Fabbian e molte fotografie che riguardano la sua squadriglia, gli aeroporti del Piave e una dettagliata ricerca sui piloti nemici che un secolo fa furono artefici della caduta dell'Icaro del Grappa.

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