Venerdì 9 settembre la Cina ricorda i 40 anni dalla morte di Mao Zedong, il fondatore della Cina moderna e comunista.
Il presidente Xi Jinping, non ne ha menzionato il nome, per la verità, nella sua uscita pubblica in una scuola che ha visitato, ci dice il New York Times di oggi.

E in effetti, Mao è ancora una figura considerata in modo ambivalente in Cina.
Lo si trova in migliaia di piazze, sotto forma di monumenti; lo si ha per le mani, raffigurato sulle banconote. Il suo corpo imbalsamato riceve ogni giorno la visita di migliaia cinesi e di turisti.

Eppure il partito non ha mancato negli anni di riconoscere gli "errori" compiuti, anche se non si è avuta una revisione completa della retorica ufficiale per riconoscere il caos e i milioni di morti causati dal "Grande balzo in avanti" fra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60: si stima che la grande carestia succeduta allo sforzo sconsiderato di "modernizzazione" abbia provocato fra i 30 e i 45 milioni di decessi. Né i terribili crimini commessi durante la Rivoluzione culturale alla fine degli anni '60, una vera e propria guerra di classe.

In questa gallery ripercorriamo brevemente la parabola del "Grande Timoniere" alla guida del paese più popoloso del pianeta.

Il "Grande Timoniere" si era arreso all'ultimo nemico: il morbo di Parkinson. Era il 9 settembre 1976.

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