Yasmina Reza, 'Felici i felici' - La recensione

La solitudine del carrello della spesa: in diciotto frammenti di vita quotidiana, un campionario di relazioni umane e una perfetta allegoria dell'assenza

Felici i felici, particolare della copertina con un disegno di Miles Hyman (2011) – Credits: © Miles Hyman

Michele Lauro

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"La morale si ferma dove inizia il governo dei nervi": con queste parole - affilate come un bisturi - Yasmina Reza ha introdotto sabato scorso presso l'Institut Français Milano Felici i felici , il suo romanzo fresco di stampa, nel corso di uno degli incontri più attesi di Bookcity. C'era tanta gente nella piccola sala cinema ad ascoltare il dialogo fra Letizia Muratori e la brillante commediografa e scrittrice parigina, già ispiratrice del film Carnage di Roman Polanski con il magistrale racconto Il dio del massacro .

Schiva, schietta, ironica, lontana dal cliché dell'intellettuale o del maître à penser da salotto. Così mi è sembrata Yasmina Reza dal vivo, dolcemente risoluta a schivare ogni domanda tesa a sondarne le opinioni, in qualità di donna-scrittrice, sugli uomini e le donne del nostro tempo. Lo scrittore non ha opinioni, ha sentenziato, semmai una "chiaroveggenza momentanea". Da questa libertà creativa scaturisce la potenza della sua arte di narrare, frutto di una visione del mondo e delle relazioni completamente priva di ideologia e giudizio morale.

Non è poco, considerando che Felici i felici pone ancora una volta al centro della scena lo psicodramma della vita di coppia e della famiglia borghese, governata dai nervi e dall'eterna coazione a ripetere gesti, parole, silenzi in un complessivo quadro di "fraintendimento e torpore". Tutto, perfino le piccole crudeltà, i tradimenti, i risentimenti improvvisi, sembra arrendersi alla corrente del tempo verso un domani che sta per svanire. Se ci sembra di assomigliare (con vergogna) a qualcuno dei personaggi che hanno trovato un autore, è solo perché siamo banalmente impegnati, come tutti, a occupare il nostro rango di esseri viventi.

Eppure basta così poco a farci sentire vulnerabili. Perché Yasmina Reza coltiva con raffinatezza l'arte della profondità nascosta in superficie, come diceva Hugo von Hoffmansthal negli aforismi del Libro degli amici. La celebrazione di questo organismo itinerante che attraversa il tempo alla faccia dei solitari, la coppia, si svolge in diciotto quadri di vita quotidiana intitolati ciascuno a un personaggio. Un format narrativo padroneggiato con disinvoltura, spigliato, divertente, avvincente e non convenzionale, capace di trasferire nel contesto letterario l'episodicità e la serialità del teatro e del serial televisivo.

I frammenti di hic et nunc intrecciati in corrispondenze più o meno segrete sono però solo la membrana attraverso cui filtra il cuore profondo del libro: la riflessione sulla felicità, annunciata dalla meravigliosa epigrafe pescata dai Frammenti di Vangelo apocrifi di Borges. "Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare ameno dell'amore. Felici i felici". Le coppie, suggerisce Yasmina Reza, non sono felici ma neppure del tutto infelici. Perché la felicità non è una conquista, non è uno scopo e neppure un inganno. La felicità è un dono, distribuito in sorte ai giusti e ai mediocri in maniera casuale e probabilmente diseguale. Specie in amore, cioè, non si può essere felici senza una predisposizione, un "talento per la felicità".

Ecco spiegata la borgesiana tautologia, che nel titolo originale francese (Heureux les heureux) contiene una sfumatura più metafisica legata al doppio significato del termine heureux: felice e fortunato. Ma poiché questo è un romanzo (fortunatamente, e felicemente) senza morale, l'epicureismo di Yasmina Reza non offre altra consolazione se non il puro piacere della lettura e dell'interpretazione. Fortunati i felici, dunque. O felici i fortunati, coloro che hanno avuto una chance. Questione di punti di vista.

Yasmina Reza
Felici i felici
Adelphi
pp. 164, 18 euro

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