Yanko Tsvetkov, "Atlante dei pregiudizi" - La recensione

Gli stereotipi dell'immaginario collettivo sulle mappe di un pianeta piccolo piccolo

Atlante dei pregiud

Atlante dei pregiudizi, particolare del disegno di copertina – Credits: © Yanko Tsvetkov

Michele Lauro

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"Aristotele sosteneva che le donne hanno meno denti degli uomini". Si era sposato due volte ma non gli venne mai in mente di verificare l'affermazione guardando in bocca delle sue mogli... Inizia con questa citazione di Bertrand Russell l'Atlante dei pregiudizi di Yanko Tsvetkov, alphadesigner di origini bulgare, esploratore di quelle zone grigie in cui il pensiero si incista nel risaputo, adottando il cliché come visione del mondo. Mentre ciascuno di noi (e salendo di scala, ciascun gruppo e classe sociale, ciascuna generazione, popolo, nazione e così via) continua a vedere se stesso come un modello per l'umanità intera, questo atlante smaschera i pregiudizi con il suo brioso mix di cartografia, racconto e ironia.

Come abbiamo drammaticamente appreso dopo la strage di Charlie Hebdo, la satira può essere uno scherzo, una provocazione oppure un linguaggio penetrante, più temuto della politica. Qui rappresenta un divertente antidoto allo stereotipo, cioè l'effetto collaterale della nostra pigrizia intellettuale al tempo di internet, quando le informazioni hanno il discutibile pregio di viaggiare molto più veloci dei pensieri. In realtà, il concetto di straniero come incarnazione del male è antico come la storia dell'uomo e della superstizione. È sempre stato più facile credere a qualcuno che verificare i fatti.

Tsvetkov lo dimostra disegnando il mondo visto dagli antichi greci e dagli antichi cinesi. Forse non tutti ricordano che per i padri della democrazia ateniese la schiavitù era una componente essenziale della società, così come per i padri della democrazia americana bianco e nero erano colori abbinati a privilegi. D'altro canto nell'Italia di oggi si discute ancora se le coppie di fatto debbano o meno avere gli stessi i diritti delle altre coppie. Insomma i pregiudizi, pur duri a morire, sono labili come le frontiere. Si dimenticano in fretta, soppiantati da altri luoghi comuni.

La genesi dell'Atlante è curiosa e avvincente. Nel gennaio 2009 la Bulgaria piombò nel pieno della crisi del gas quando Putin decise di chiudere i rubinetti dei gasdotti come ritorsione contro il governo ucraino filooccidentale. Tsvetkov disegnò una cartina satirica per rassicurare gli amici. Nella sua rappresentazione cartografica L'Europa nel gennaio 2009 era divisa in due grandi aree di colore diverso corrispondenti più o meno alla Russia (Impero paranoico del petrolio) e all'Unione Europea (Unione degli agricoltori sovvenzionati), contornate da territori autonomi come la Norvegia (Pescatori egoisti), l'Ucraina (Ladri di gas), la Turchia (Terra senza Youtube) e altri più piccoli come la Polonia (Paese noioso) o l'Irak (sulla cartina rinominato seccamente USA).

Fu un colpo di genio. La rete se ne accorse e in breve la BBC chiamò a Londra Yanko per un'intervista. La passione per gli atlanti ha un'origine antica, racconta l'autore. Erano gli unici libri illustrati che i nonni avevano in casa, custoditi gelosamente in cantina. Ben presto si accorse di una cosa senza senso per un bambino: i confini erano mobili e malcerti, cambiavano con il tempo. Inoltre l'Africa sembrava non avere un'identità propria ma essere sotto il dominio delle nazioni europee. Tranne la Bulgaria però. Il giovane Yanko pensò di rimediare all'ingiustizia inventando delle cartine con il suo paese fornito di qualche possedimento coloniale: era stata o no il regno più grande dei Balcani?

La serie Il mondo visto da riassume con fantasia, ironia e precisione la varietà dei pregiudizi nella geopolitica contemporanea. C'è Israele al centro del sistema solare con i pianeti che gli ruotano attorno (l'Iran orbita più lontano di Plutone) e al suo interno i Territori Palestinesi identificati come macchie solari. Ci sono la Primavera e l'Inverno arabo, l'Europa vista dalla Bulgaria, dalla Grecia (Unione di stakanovisti spilorci), dai gay, dal Vaticano eccetera. Divertente il confronto fra l'Europa del 2011, mappata da Berlusconi secondo la tipologia delle gnocche, e quella del 1555, sottomessa alla potenza narcisistica di Carlo V.

Il gioco si conclude con la rappresentazione dell'Europa del futuro. Nel 2022 l'UE avrà spostato il baricentro a est lasciando campo al Merkelreich. L'Italia resterà autonoma ma solo dalla metà in giù, esclusa la Sicilia ribattezzata Alcatraz. La Serbia Erzegovina e l'Albania con in pancia il Kossovo si spartiranno i Balcani mentre la Grecia, ormai colonia cinese, si affaccerà su quel che resta del Mediterraneo, il nuovo Mar cinese meridionale (ma l'Atlantico non se la passa meglio: Mare senza più pesce). La semplificazione affina l'arguzia, affila la lama nelle piaghe del presente e negli incubi dell'avvenire. Ma il sorriso amaro conduce dritto allo scopo: non basta aver studiato la storia per essere meno prevenuti, se non si allena il nostro cervello un po' più spesso.

Yanko Tsvetkov
Atlante dei pregiudizi
Rizzoli
80 pp., 12,90 euro

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