"Willi Münzenberg, il megafono di Stalin": l'uomo che inventò la propaganda

Nel libro di Martino Cervo la vita della mente che ha fatto del comunismo una moda intellettuale

Wilhelm Münzenberg (1889-1940), la mente che ha fatto del comunismo una moda intellettuale (Cantagalli)

Marco Pedersini

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Se non sopportate le ondate di appelli firmati da attori, scrittori, comici e cantanti, ora sapete con chi prendervela: è colpa di Willi Münzenberg, l'uomo che per decenni è stato la mente e le mani della propaganda comunista in occidente. L'avreste già saputo, se Münzenberg non fosse sparito dopo un suicidio un po' dubbio all'inizio della Seconda guerra mondiale.

Martino Cervo con il libro Willi Münzenberg, il megafono di Stalin  ha voluto toglierlo dall'anonimato con cui riposa in un cimitero di campagna francese, sotto una lapide sbagliata (non gli han concesso nemmeno la dieresi sulla "u"). Ne vien fuori il ritratto affascinante di un garzone, mezzo autodidatta, stregato in Svizzera da un giovane Lenin che predicava la rivoluzione proletaria. L'incontro tra i due avrebbe cambiato la propaganda sovietica: basta attendere qualche anno dopo, durante la carestia del 1921, quando Münzenberg scoprì che mobilitare gli intellettuali borghesi dell'occidente poteva dare risultati molto interessanti.

È l'inizio di decenni di appelli, viaggi in Russia per politici e intellettuali, reti di rapporti che vanno da Albert Einstein a Ignazio Silone, passando per Thomas Mann e Sigmund Freud. Il libro riporta alla luce parabola dimenticata, dando a Münzenberg anche il merito di essere stato tra i primi a capire i limiti enormi della causa che aveva abbracciato (a suo modo, cioè senza riserve).

Willi Münzenberg, il megafono di Stalin
di Martino Cervo
Cantagalli
127 pagine, 12 euro

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