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'Wild Wild Sheela' di Roberta Lippi. La recensione

Le 100 cose che Wild Wild Country non vi ha detto e state cercando su Google

Wild Wild Sheela di Roberta Lippi

Valeria Merlini

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Se state leggendo questo articolo è perché sapete che cosa è stato, e cosa è tuttora, Wild Wild Country. Lanciato sulla sua piattaforma da Netflix lo scorso 16 marzo ha decisamente solleticato la curiosità di tanti, toccato la consapevolezza di alcuni, cambiato la visione di coloro che credevano di sapere chi fosse Osho e ancora non conoscevano Sheela.

Wild Wild Sheela (Imprimatur) è l’instant book scritto di getto da Roberta Lippi che, come me come voi come tanti, una volta finito il documentario ha iniziato a domandarsi, primo fra tutti I quesiti, “Quanti anni avevamo quando si parlava di questa storia? Perché non ne sapevamo niente? Chi ce l’ha nascosta (e perché)?".

Ma andiamo con ordine.
Nel 1981 il guru indiano Bhagwan Shree Rajneesh (noto oggi come Osho) decide di spostare la sua comune da Pune in India ad un altro luogo. Il documentario ci spiega questa scelta sommariamente come legata a motivi di spazio. La Lippi ci illustra invece un altro punto di vista.

E da subito conosciamo Sheela, sua devota segretaria, incaricata di trovare il nuovo angolo di paradiso per il Maestro e per tutti i sannyasin. Individuati i 260 chilometri quadrati in Oregon, nella piccola cittadina di Antelope, assistiamo alla nascita di Rajneehpuram. Da questo momento in poi, dall’arrivo dei primi devoti che trasformeranno l’arido deserto in una terra fertile, iniziano le vicende (e gli accesi scontri) tra gli oregoniani e la comunità.

E la figura di Sheela è quella che senz’ombra di dubbio risalta non solo per essere la portavoce di Osho, ma anche e soprattutto per la sua forte personalità con cui ha apertamente dichiarato guerra a tutti coloro che si sarebbero messi sulla sua strada. Non ha disdegnato infatti la pianificazione di omicidi di massa né di attentati specifici, senza farsi mancare intercettazioni, bunker segreti, laboratori per il bio-terrorismo.

Le 100 cose che ancora non sappiamo su Wild Wild Country, la Lippi le ha diligentemente elencate, dopo attente e accurate ricerche, “scartabellando siti e articoli in tutte le lingue, letto e riletto atti del processo, cercato libri e interviste e riviste del tempo”, che l’hanno condotta a sciogliere tante curiosità che (ammettiamolo) tutti avevamo: dalla passione spasmodica per le Rolls Royce di Osho alle società collegate che permettevano il trasferimento di denaro e proprietà; dalla moglie di Osho, Vivek (praticamente inesistente nel documentario di Chapman Way e Maclain Way) al perché non ci sono state nuove nascite a Rajneehpuram; e ancora, dalla detenzione di Sheela a quanto sapesse veramente Osho dello Sheela-Gate.

I 100 punti scioglieranno tante curiosità per tutti coloro che si sono appassionati, ma anche e soprattutto per coloro che quel periodo l’hanno vissuto, come Marco Giollo che alla fine del volume rilascia un’intervista, lui che sannyasin è e che a Rajneehpuram ha vissuto.

E Osho? Come ne esce?
Osho era umano come lo siamo noi tutti, con le luci e le ombre di una personalità. Ma la differenza era che la sua illuminazione lo ha portato a comprendere la profondità della vita. E "già" questo lo pone su un piano differente.

Wild Wild Sheela. Le 100 cose che Wild Wild Country non vi ha detto e state cercando su Google
di Roberta Lippi
Imprimatur, 2018

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