Walter Siti: chi è il vincitore del Premio Strega 2013

Da Pasolini al Grande Fratello e ritorno

Lo scrittore Walter Siti vincitore del Premio Strega - Milano, 4 luglio 2013 (Credits: ANSA/ MAURETTA CAPUANO)

Eugenio Spagnuolo

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«Mi chiamo Walter Siti, come tutti. Campione di mediocrità. Le mie reazioni sono standard, la mia diversità è di massa»: c'è chi ha definito l'incipit di Troppi Paradisi (Einaudi 2006) il più bello della letteratura italiana contemporanea. Forse è vero. Ma in quell'incipit Walter Siti, vincitore del Premio Strega 2013 con Resistere non serve a niente (Rizzoli) non c'è. Altro che campione di mediocrità: Siti è uno dei più grandi scrittori di sempre, a parere unanime dei critici di tutti i paesi in cui è stato tradotto e la sua diversità è dirompente. La biografia è lì a dimostrarlo.

Classe 47, professore universitario di letteratura in pensione, Siti ha curato il Meridiano Mondadori dedicato alle opere di Pierpaolo Pasolini ma il suo nome appare anche tra i titoli di coda di una delle prime edizioni televisive del Grande Fratello, in qualità di autore. Così, mentre componeva una trilogia per Einaudi (Un dolore normale, la magnifica merce e Troppi Paradisi), all'inizio degli anni 2000 firmava anche una una poco pregevole trasmissione pomeridiana della Rai, tra cronaca e lacrime. E' lui stesso a raccontarlo in Troppi Paradisi, la sua "autobiografia contraffatta", dove mischia il demi-monde pasoliniano (offrendo un feroce ritratto di Laura Betti, ndr) e il sottobosco Rai. Fino a far esplodere il romanzo in una riflessione sul destino dell'Occidente e nella sua ossessione per il corpo dei bodybuilder (meglio se di borgata).

Omosessuale dichiarato, senza clamori né distinguo, Siti si è infatti divertito a spendere pagine su pagine dei suoi libri per Marcello, un culturista che si esprime solo in dialetto romano ed esprime il punto di vista meno etico della società in cui viviamo. Lo incontriamo anche in Il contagio, romanzo del 2008 sulle borgate romane dominate dall'economia della cocaina e del sesso promiscuo, che Siti adotta a pretesto per spiegare come il maestro Pasolini avesse in fondo torto: non sono state le borgate a imborghesirsi, ma le città a "imborgatarsi". Nel romanzo successivo, Autopsia dell'ossessione, Siti invece si interroga sul desiderio sessuale, che negli anni di Youporn tende a coincidere sempre di più con la ricerca di un'immagine prima che di un corpo, generando così l'ossessione. Ossessione che, a dirla tutta, in un uomo dall'aspetto mite e gentile come Siti, che fino a qualche anno fa compariva sull'elenco del telefono pronto a rispondere cordiale a chiunque lo chiamasse (compreso chi scrive, ndr), è persino difficile scorgere. Ma c'è, perché è in realtà in tutti noi.

E' evidente infatti come i libri di Walter Siti, anche quelli con le storie più fatali ed esasperate ci restituiscano il senso profondo dell'Italia di oggi, portando la miscela tra romanzo e saggio filosofico verso le vette più alte della letteratura. Se è sincero, e lo è, l'entusiasmo che i critici riversano su Siti da molti anni a questa parte, allora forse il Premio Strega arriva persino tardi.

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