Vivere felici tra gli oggetti: Emanuele Coccia, 'Il bene nelle cose'

Il Bene in tutte le sue implicazioni - morali, filosofiche, economiche, letterarie, scientifiche - sarà il filo conduttore del Salone Internazionale del Libro, in programma a Torino dall'8 al 12 maggio. Nel frattempo un libro affronta il tema dell'etica pubblica e privata in modo originale e autenticamente "alternative".

Il bene nelle cose, particolare della copertina

Michele Lauro

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Liberare le merci dall'infamia che nel corso del tempo l'immaginario antropologico ha cucito loro addosso, individuando nella nostra realtà quotidiana le sole forme in cui il bene è pensabile pubblicamente: Il bene nelle cose . Emanuele Coccia, professore di filosofia a Parigi, attualizza in questo saggio le seminali riflessioni sulla società dei consumi di George Simmel, Walter Benjamin, Alexius Meinong, contaminando felicemente sociologia, filosofia, arte ed economia.

La civiltà occidentale è ossessionata dagli oggetti e nella mitologia contemporanea sono gli oggetti ad aver preso il posto degli eroi e degli dei. Guardiamo le nostre città, dice Coccia, interroghiamo i muri della contemporanea età della pietra: la panoplia di dispositivi pubblicitari è il tratto distintivo dell'iconografia globale. Dappertutto, non più solo ormai a New York, Shangai, Tokyo o Las Vegas, i muri delle città sono "tatuaggi spirituali" custodi della memoria del popolo, immaginazione trasferita su pietra, sogno collettivo di felicità, altari di una anonima catechesi.

L'identità tra bene, felicità e prassi, suggerita da Aristotele in contrapposizione all'idealismo platonico, ha raggiunto nella società occidentale - orfana del divino - la sua compiutezza. Il Bene si è incarnato negli oggetti di produzione. Di più: le merci sono la forma estrema del Bene. Una provocazione? No, una visione iperrealista, osserva il filosofo. Nei bunker urbani tappezzati di illusioni, è il volere di più che ci rende felici, più felici che possedere tutto. Nel discorso pubblicitario si esprime infatti "il rapporto sognato, e non la pratica reale del consumo".

Leggere lo spazio urbano come uno stato d'animo. L'affascinante visione incrocia le suggestioni poetiche di John Keats ("ciò che l'immaginazione coglie come bellezza deve essere verità, che esistesse prima o no"), raccontando come un'epifania collettiva l'incontro fra realtà e sogno, illusione e verità. Nello spazio onirico della città, laddove etica ed estetica si fondono e si confondono, la vita delle merci si svincola dal processo di produzione acquistando un plusvalore metaforico di tipo culturale e morale. Una morale che non promette salvezza ma, appunto, definisce i canoni della felicità: il bene nelle cose.

Nel feticismo divenuto praxis la modernità trova dunque la sua massima espressione simbolica. Perfino questo libro fisico che ho fra le mani, in una catena infinita di tautologie, è un oggetto d'amore in sé indipendentemente dal suo oggetto di indagine. Perché ogni atto creativo è una "reificazione riuscita", diceva già Flaubert. Il discorso di Emanuele Coccia si ferma sulla soglia di questo iperrealismo morale, accarezzando il geniale adagio di Spinoza (Tractatus politicus, 1677) a proposito dei filosofi che nel concepire gli uomini non per ciò che sono ma per ciò che vorrebbero che fossero, quasi sempre "hanno scritto una satira invece che un'etica".

Oltre la soglia dell'iperrealismo, nel nostro presente frammentato e complesso ci sono però dinamiche che mi pare sfuggano ai tentacoli della banalità del Bene. Per esempio la crisi della globalizzazione, le teorie secondo cui felicità è decrescita anziché moltiplicazione merceologica. L'eco delle filosofie orientali, insieme al risveglio di un certo spirito francescano nella stessa chiesa cattolica, portatrici di un'idea della materia più consapevolmente effimera e transeunte.

E infine, per restare nell'ambito dell'entertainment: come sta cambiando il rapporto con le merci l'epocale passaggio dal bene di consumo al consumo senza possesso, dallo streaming al car sharing? Qual è cioè l'intensità morale di un Bene immaginario? Stimoli per un nuovo discorso morale aperto e proiettato nel futuro: il Bene su una nuvola.

Emanuele Coccia
Il bene nelle cose
Il Mulino
140 pp., 12 euro

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