Tuvia Tenenbom, vi racconto la Germania

Viaggio al centro dell'antisemitismo contemporaneo

Tuvia Tenenbom, "Ho dormito nella camera di Hitler", Bollati Boringhieri – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Tutto è cominciato quando un editore tedesco ha chiamato il signor Tuvia Tenenbom per affidargli un lavoro prezioso: un viaggio in Germania in forma di libro. Da quel momento, gli elementi hanno cominciato a prepararsi per trasformarsi in quello che si rivelerà un vero e proprio ciclone: l'editore rifiuterà il libro, che invece verrà pubblicato da Suhrkamp e in Germania farà subito scandalo. Perché mette in luce un presente profondamente antisemita. Tra ironia, sconcerto e quel tono caustico che hanno permesso ai media di accostarlo a Sacha Baron Cohen e a Woody Allen, Tuvia Tenenbom si svela al pubblico italiano, con l'uscita del suo primo libro Ho dormito nella camera di Hitler per Bollati Boringhieri. Ecco perché leggerlo.

L'autore. Prima di tutto bisogna sapere chi è Tuvia Tenenbom. Scrittore americano, nato nel 1957 a Tel Aviv, nel quartiere ortodosso (come la sua famiglia) di Bnei Barak. A New York arriva nel 1981 come liberal laico e con un obiettivo preciso: studiare tutto quello che non aveva mai studiato prima. In 15 anni colleziona un numero considerevole di diplomi universitari, parla l'arabo, il tedesco oltre l'ebraico e l'inglese, ha dato vita al Jewish Theatre di New York e firma reportage di ogni tipo sul tedesco Die Zeit, su Forward, sull'israeliano Yedioth Ahronot sul sesso delle donne chassidiche, sull'Arabia Saudita, la Giordania, i campi di profughi palestinesi, il Festival di Bayreuth. Onnivoro, sfrontato e delicato insieme, sembra la persona giusta cui affidare sei mesi di permanenza in Germania da trasformare in un racconto. Che assume però un risvolto inatteso: il quadro di un popolo che beve birra a dismisura e odia (ancora) gli ebrei.

Pregiudizi. Lui, Tuvia, non ne aveva nessuno. E il viaggio lo coglie di sorpresa: il mondo, o quel mondo, ne è decisamente infarcito. A cominciare dal primo incontro con il paese ospite, quando capita a una manifestazione  della Linke, dove raccoglie queste testimonianze: «Per cosa manifestate?». «Contro il sistema, contro la ricchezza», «E cosa chiedete?» «Più soldi in busta paga». Ecco. «Noi tedeschi siamo capitalisti nostro malgrado, voi americani siete capitalisti per convinzione». E poi, la sua riflessione sul rapporto dei tedeschi con gli ebrei: «I tedeschi tentano di cancellare la vergogna per i propri crimini unendosi ai palestinesi nell'odio per gli ebrei. Privi di spina dorsale, orgoglio e umanità, sbandierano Peace & Love, inneggiano alla pace con due dita alzate mentre il loro cuore canta Sieg Heil».

Lo stile. Il racconto prende il titolo da un episodio. Durante la visita a Dachau a Tenenbom viene offerta una camera con bagno e dell'acqua gasata. Ne è impressionato: meglio un bicchiere di Coca Cola Zero con ghiaccio. Per poi scoprire che proprio lì accanto, al Wannsee, sorge un resort che ospita banchetti nuziali... Intanto, la birra scorre a fiumi, come fosse l'oppio di un popolo che non sa fare i conti con il proprio passato. Tra l'inchiesta, il resoconto dettagliato e un viaggio nella storia, Ho dormito nella camera di Hitler è un misto di caustica ironia e precisione saggistica, che ritma le parole di un autore alle prese con un passato tragico e un presente spaventoso.

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Tuvia Tenenbom, Ho dormito nella camera di Hitler, Bollati Boringhieri

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