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Tre libri per conoscere Helena Janeczek

Scopriamo il Premio Strega 2018 con una selezione delle sue opere più significative

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Andrea Bressa

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Il Premio Strega 2018 è andato alla scrittrice tedesca naturalizzata italiana Helena Janeczek (nata a Monaco di Baviera nel 1964, in Italia dal 1983). Si tratta del ritorno di una donna sul podio del celebre concorso, a 15 anni di distanza dalla vittoria di Melania Mazzucco (con Vita, nel 2003).

Grazie al romanzo intitolato La ragazza con la Leica (edito da Guanda), l'autrice si è aggiudicata il primo posto con 196 voti, seguita da Marco Balzano con Resto qui (144 voti, edito da Einaudi), Sandra Petrignani con La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (101 voti, Neri Pozza), Carlo D'Amicis con Il gioco (Mondadori, 57 voti) e Lia Levi con Questa sera è già domani (Edizioni e/o, 55 voti).

Che si amino o che si odino, premi letterari prestigiosi come lo Strega sono comunque sempre un’occasione per scoprire fronti letterari talvolta meno conosciuti. Per questo cogliamo il momento e proponiamo qui una breve selezione di libri che portano la firma di Helena Janeczek, utili a conoscerla o a riscoprirla come autrice.


La ragazza con la Leica

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– Credits: Guanda


Il Premio Strega 2018 è un romanzo biografico che racconta le vicende della fotografa tedesca Gerda Taro, nota per aver avuto una relazione con il celebre Robert Capa, ma soprattutto per essere stata una delle prime e più appassionate reporter di guerra durante il conflitto spagnolo del ‘36, in cui perse la vita a soli 27 anni. Helena Janeczek ha spulciato i documenti dell’epoca, provando a ricostruire pensieri, parole e intenti di una generazione di giovani che negli anni Trenta tentarono in qualche modo di rendere il mondo un posto migliore, in un’epoca in cui la crisi economica, l’ascesa dei fascismi e dell’intolleranza verso le minoranze stavano aprendo scenari drammatici.

La ragazza con la Leica
di Helena Janeczek
(Guanda)
333 pagine


Lezioni di tenebra

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Copertina di 'Lezioni di tenebra' – Credits: Guanda


Romanzo d'esordio di Helena Janeczeck, datato 1997. Si tratta di un’opera autobiografica che riscosse un buon successo. L’autrice ci parla del suo rapporto con la madre, unico membro sopravvissuto di una grande famiglia sterminata nell’Olocausto. Ebrea polacca, Helena racconta del suo senso di estraneità rispetto al mondo tedesco, nel quale è nata e cresciuta e con la cui lingua ha iniziato a scrivere (l’esordio vero è un libro di poesie del 1989 intitolato Ins Freie). Per la Janeczeck il contraccolpo di quella tragedia rivive anche nei discendenti, condannati a sentirsi fuori luogo, senza identità, senza appartenenza. Una riflessione interessante e molto attuale.

Lezioni di tenebra
di Helena Janeczek
(Guanda)
201 pagine


Le rondini di Montecassino

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– Credits: Guanda


Anche in questo caso l’autrice mette insieme storia e fiction per confezionare un romanzo che prova a ragionare in merito alle conseguenze della Seconda guerra mondiale sui testimoni diretti, ma anche sui discendenti di chi l’ha vissuta. Il fulcro dell’opera è la famosa battaglia di Montecassino, nel 1944, dove per cinque mesi gli alleati si impegnarono in feroci combattimenti contro i tedeschi allo scopo di sfondare la Linea Gustav. Fra loro non c’erano solo americani e inglesi, ma anche truppe provenienti da altre parti del mondo: dall’India, dal Nepal, dal Brasile, dalla Nuova Zelanda e anche dal Marocco. Vi erano anche polacchi ed ebrei, decisi a combattere per la propria libertà e per il diritto di esistere. L’autrice ci consegna piccole storie che mettono assieme le gioie e i drammi di allora e di oggi, storie di soldati, civili, uomini e donne accomunati da qualcosa che li ha segnati nel profondo.

Le rondini di Montecassino
di Helena Janeczek
(Guanda)
362 pagine

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