Topolino, un grande filosofo, parola di Giulio Giorello

In un saggio scritto con Ilaria Cozzaglio, il filosofo della scienza spiega come Mickey Mouse sia diventato il pensatore più provocatorio del Novecento. Lo abbiamo intervistato

La filosofia di Topolino, di Giulio Giorello e Ilaria Cozzaglio per Guanda, particolare della copertina (ufficio stampa)

Micol De Pas

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Topolino filosofo. Non è una nuova avventura di casa Disney, ma il filo conduttore di un nuovo saggio firmato da Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza a Milano, e Ilaria Cozzaglio, ricercatrice. Che presentano il mitico topo nei panni del pensatore più provocatorio del Novecento. Spregiudicato, anticonformista e capace di scardinare i pregiudizi con una forza pari a quella di Russell, Popper o Heidegger. È di lui, Mickey Mouse, che si racconta in La filosofia di Topolino (Guanda). Ce ne parla Giulio Giorello.

Perché Topolino?

«Ho imparato a leggere con Mickey Mouse, è stato il compagno di tante giornate. È una chiave per capire il mondo e le sue avventure sono come un romanzo di formazione, paragonabile a Moby Dick. E poi, non è per niente vero che Mickey Mouse è il personaggio tutto legge e ordine…»

Perché?

«Detesta i cavilli burocratici e spesso si mette contro la legge per portare avanti la sua idea di giustizia. È un pragmatista empirista e, incontrando la cultura europea, diventa il topo pensante e dubitante, seguendo il solco di pensatori che vanno da Cartesio a Russell».

Un esempio?

«Il gusto del paradossale mette bene in luce il ragionamento di Mickey Mouse. Per esempio, in un incontro con i fantasmi, Topolino dichiara il suo scetticismo, dicendo di non credere alla loro esistenza. Cioè, la pensa come Spinoza. Ma Pippo gli obietta che i fantasmi abbondano nella casa del colonnello Basettoni: “Gridano, si lamentano, trascinano delle catene e svolazzano nei paraggi”, gli dice. E il topo ribatte seccamente: “ Che stupidaggine! È impossibile! Sono impazziti se credono una cosa simile”. E Pippo, il Simplicio della letteratura disneyana, replica: “Sì, lo so! Lo sosteneva anche il fantasma quando gliel’ho detto!”. Un'immagine degna di Wittgenstein!».

Dal 1929 fino ai nostri giorni, ha vestito innumerevoli ruoli…

«Gli autori e i disegnatori, anche italiani, hanno saputo innovare nella continuità. Fino a farne una sorta di Ulisse: vaga in molte avventure ed è un eroe mondiale. Globalizzato, nella migliore accezione del termine».

Il vostro saggio sembra un tentativo di nobilitare il fumetto...

«Il fumetto è un prodotto culturale molto sofisticato, capace di fornire tanti piani di lettura diversi. Ma soprattutto, spinge ad andare oltre l’idea di genere. Non esistono classificazioni. Prendiamo la fantascienza o il giallo: il Cyrano è un esponente del primo, con i suoi viaggi sulla luna, e l’Edipo Re di Sofocle è un meraviglioso poliziesco».

Sono pronti a diventare classici della letteratura, quindi?

«L’importante è continuare a creare buoni fumetti, con battute fulminanti, testi profondi, interessanti e coinvolgenti. Basati sul piacere della narrazione: la filosofia sarebbe stata solo un’attività accademica e teorica senza i romanzi di Voltaire, per esempio».

Un consiglio di lettura?

«L’Odissea su Topolino, disegnata da Tito Farace. È in uscita in questi giorni, proprio mentre andrà in scena l’omonimo spettacolo di Bob Wilson al Piccolo Teatro di Milano».

Giulio Giorello e Ilaria Cozzaglio
La filosofia di Topolino (Guanda)

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