Tom Hickman, 'Il disegno di Dio: la vita e il tempo del pene'. Anatomia di un libro seminale

Il pene come non lo avete mai letto: nei momenti bui e in quelli d'oro della sua "storia". Una biografia "dell'ornamento più prezioso dell'uomo"

Tom Hickman, God's doodle (particolare della cover) - Credits: Square Peg

Valeria Merlini

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Appena uscito nel Regno Unito, il volume di Tom Hickman fa già parlare di sé. Perché affronta uno dei temi ancora riconosciuti come tabù (ma come, anche dopo tutto il chiacchiericcio delle Cinquanta sfumature ?). Il pene. Altrimenti detto fallo, membro, asta, uccello, verga, affare, mazza, pisello, sesso, minchia, pistolino (nella lingua italiana il nome del sesso maschile ha due record: il più alto numero di termini -1.047- ed è la parolaccia maggiormente utilizzata).
Comunque lo si voglia definire, il pene è stato posizionato nei secoli in vari campi dello scibile umano: l'antropologia, la psicologia, la letteratura, la storia, la cultura popolare, la religione, il cinema. Tutti ne parlano, molti lo venerano.

Tom Hickman, giornalista e scrittore del Sussex, racconta i momenti bui e quelli d’oro di questa parte anatomica con molto entusiasmo e senza imbarazzi nel suo Il disegno di Dio (God's doodle) , una biografia di quello che la sovra copertina chiama l’ornamento più prezioso dell’uomo.

Richard Rudgley, un antropologo inglese, durante un’intervista televisiva ammise che "il problema con i peni è che una volta che si inizia a notarli, poi si tende a vederli ovunque". Ci sono grattacieli che ne assumono la forma (Foster progettò a Londra quello che viene comunemente chiamato il cetriolo, The Gherkin , che il quotidiano The Guardian ribattezzò cetriolino erotico), mentre troneggiano in arte e incombono nella letteratura. Ma appaiono anche sui muri delle scuole di tutto il mondo, e sui muri di templi antichi e moderni.

Da sempre il fallo appare come soggetto/oggetto delle Belle Arti specie di quelle sceniche. Nella Grecia Antica, i famosi Bronzi d’uomo venivano modellati con gli organi sessuali in evidenza per mostrare la loro virilità e forza. I Romani invece davano nelle loro ville patrizie ampio spazio al pene specie nelle pitture erotiche, non disdegnando anche immagini di atti sessuali.
Gli indù adorano il Linga un oggetto dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Śiva. Perfino la croce su cui Gesù fu crocefisso viene vista da alcuni come una rappresentazione dei genitali maschili.

L’Arte del Pene ha vissuto anche periodi di forte censura, dovuta all’affermarsi della religione cristiano cattolica e di una cultura molto oscurantista. Nel Medioevo, il nudo fu usato solo per raffigurare Adamo ed Eva. Fortunatamente, questo finì nel Rinascimento quando la figura dell’uomo ritornò a essere al centro dell’universo artistico, basti pensare al famoso David di Michelangelo.

Ma i peni scolpiti creavano ancora qualche ansietà alla fine del XX secolo. Basta pensare infatti al museo Victoria Albert di Londra che tirò fuori dai suoi magazzini una foglia di fico marmorea in caso un membro della famiglia reale volesse vedere la replica del Davide di Michelangelo.
Niente, eccetto la vagina, la quale non è altrettanto facile da scarabocchiare sui muri, riesce ad essere così sacro e così profano allo stesso tempo. Questo paradosso fa del pene un oggetto affascinante.

Hickman esamina l’argomento da vari punti di vista: il suo significato fisico, il suo ruolo nella società, la sua vulnerabilità e il meccanismo violento della sua funzione principale. Riferendosi a fonti che vanno da documenti parlamentari a Howard Stern (il deejay irriverente che ha tenuto incollati milioni di ascoltatori semplicemente affidandosi al turpiloquio, alla satira sfrontata, alla provocazione estrema e mettendo in piazza i fatti propri: i suoi complessi di natura sessuale, la sua vita coniugale), Hickman va, come molti uomini hanno già fatto prima, dove il pene lo porta.

Tom Hickman, God's Doodle: The Life and Times of the Penis (Square Peg, 2012)

@violablanca

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