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Il tempo, la sostanza di cui è fatta la vita

Come allungare le vostre giornate con la biologia e le neuroscienze

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Giulio Passerini

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Se credete che il tempo non basti mai, avete ragione. In parte è colpa di come siamo fatti. Il senso del tempo è un’attività della mente complicatissima a cui partecipano le sensazioni corporee, il ricordo, la capacità di fare piani per il futuro, le emozioni e l’autocoscienza: mettere d’accordo tutte queste funzioni è molto difficile e il risultato è che il tempo ci sfugge senza che quasi ce ne accorgiamo. Ma in parte è anche colpa nostra. Stefan Klein, un brillante divulgatore tedesco di cui forse ricorderete La formula della felicità, ha provato a fare luce sul mistero delle ore scomparse nel saggio intitolato Il tempo, la sostanza di cui è fatta la vita (Bollati Boringhieri). Partendo dalle neuroscienze e dalla biologia, lo studioso tedesco indaga come funziona il tempo nel nostro cervello dandoci i consigli giusti per smettere di vivere in continua emergenza, sempre in ritardo e in ostaggio delle scadenze.

Il tempo interno
Ecco una notizia che vi farà arrabbiare: il nostro corpo è dotato di un orologio interno precisissimo, in grado di calcolare il passare del tempo con un errore di appena due minuti ogni ventiquattro ore. È su questo orologio che si regolano tutti i vari processi automatici del corpo: la fame, la digestione, la respirazione, il lavoro del fegato, quello dei reni, il ritmo sonno-veglia, ecc. Se lo seguissimo non saremmo mai in ritardo. Ma perché il nostro corpo possiede uno strumento perfettamente calibrato che non siamo in grado di leggere? Perché l’economia dell’attenzione richiede che la maggior parte degli eventi che si verificano nel nostro corpo si sottragga al nostro controllo cosciente. Ai fini della sopravvivenza della specie è assolutamente ininfluente sapere a che ora bisognerebbe andare a lavoro (anche se è evidente che il nostro capo non la pensa come il nostro sistema endocrino). Minuti e ore non hanno alcun peso nello stato di natura, l’uomo ha fissato queste misure di tempo solo in società altamente sviluppate. Ditelo al boss che il vostro ritardo è dovuto alla struttura del DNA umano.

Gufi o allodole?
Sono i geni infatti a determinare la taratura del nostro orologio biologico. Alcuni al mattino sprizzano energia, altri solo in piena notte. Nessuno ha colpa di ciò: sarebbe come prendersela con qualcuno solo perché ha i capelli biondi. Tuttavia anche il nostro orologio interno talvolta finisce fuori fase, complice la vita moderna che ci costringe per lungo tempo a vivere lontani dalla luce del sole, chiusi negli uffici, in palestra o in metropolitana. Ne conseguono disturbi del sonno, diminuzioni del rendimento lavorativo e depressione, ma spesso basta una regolare passeggiata di mezz’ora durante la pausa pranzo per rimettere le cose apposto.

La notte vola
Gli esseri umani percepiscono il tempo solo quando accade qualcosa che colpisce la loro attenzione. Se la coscienza si occupa contemporaneamente di molte cose, o si lascia trasportare dalle sensazioni, sottostimiamo il tempo trascorso; se invece siamo del tutto presenti, o in una situazione dolorosa o traumatizzante, i secondi tendono a dilatarsi. Ecco allora che una seduta dal dentista o un’incidente stradale durano un’eternità e il tempo sembra andare al rallentatore, mentre una notte d’amore dura un solo minuto.

Alla velocità del pensiero
Come tutti sanno è impossibile vivere nel passato, almeno quanto è impossibile vivere nel futuro. Non tutti sanno, però, che è impossibile vivere persino nel presente. I neuroni trasmettono impulsi che attraversano il corpo umano a una velocità che può raggiungere un centinaio di metri al secondo. Ciò vuol dire che più strada percorrono, più tempo impiegano. Inoltre non possono produrne più di seicento al secondo perciò più è complicata la sensazione che devono decodificare, più la sua realizzazione si produce con lentezza. Ecco allora che i suoni (più semplici, come lo sparo di uno starter) arrivano alla nostra coscienza prima delle immagini (più complesse, come un centometrista che scatta) e con molto anticipo rispetto a una sensazione di dolore all’alluce sinistro (magari il centometrista siete voi). La percezione dell’ “adesso” è quindi un’illusione generata dal nostro cervello armonizzando le varie sensazioni per non confonderci, tramite il rallentamento delle sensazioni più rapide.

Lo screensaver del cervello
Quando il cervello è troppo poco impegnato sperimentiamo la sua attività sotto forma di fantasticherie, monologhi interiori e preoccupazioni. Sono il suo screensaver. Poiché il cervello è nato come un’arma per la sopravvivenza, non possiamo spegnerlo, anzi è importante tenere il motore sempre acceso così da essere pronti alla fuga al primo segnale di pericolo. Un meccanismo che funziona fin troppo bene visto che reagiamo all’arrivo della mail più stupida come all’apparizione di un predatore. Sono tanti e tali gli stimoli a cui siamo sottoposti al giorno d'oggi che «Viviamo la nostra vita in uno stato di stimolazione che i nostri avi conobbero solo in battaglia», scrive l’autore americano Mark Helprin. 

E la concentrazione?
Va a farsi benedire. Tanti più sono gli stimoli esterni, tanto meno siamo capaci di concentrarci su un compito. Costa tempo infatti non solo l’attività a cui ci dedichiamo, ma anche tutte quelle non ancora portate a termine che richiedono la nostra attenzione continuando a zavorrare la memoria di lavoro. E il multitasking non è la risposta, anzi! Quando ci sembra di seguire contemporaneamente varie linee d’azione in realtà l’attenzione salta qua e là, soffrendo parecchio: per riprendere il filo la nostra memoria a breve termine deve andare a pescare nella memoria a lungo termine, e questa la rallenta molto.

Non sei tu, caro Tempo, sono io
Le persone che si lamentano della scarsità di tempo non sono quasi mai fra quelle che non sanno organizzare il proprio tempo. In realtà la sensazione di una costante mancanza di tempo ha tre radici profonde: l’incapacità di concentrarsi (come già detto), lo stress (che mette in crisi le nostre priorità) e la svogliatezza (che ci porta a procrastinare). Noi non soffriamo quando abbiamo poco tempo, bensì quando pensiamo di non averne alcun controllo.

Stefan Klein ha scritto un libro godibile, brillante, ed estremamente informato. Dopo averlo letto avrete un sacco di ottime scuse per continuare ad arrivare in ritardo, ma stavolta con cognizione di causa.  

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