Superman è arabo, degli uomini e di altri disastri

In un mondo dominato dai Superman, Joumana Haddad riscopre il timido Clark Kent, è lui il vero supereroe

La copertina del libro di Joumana Haddad, Superman è arabo (Credits: Mondadori)

Anna Mazzone

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"C’era una volta una ragazzina che odiava Superman. Sapeva che solo se lei si fosse rifiutata di essere una conciliante Shahrazad e/o una frivola Lois Lane, e solo se lui avesse gettato la maschera e si fosse trasformato una volta per tutte nel vero Clark Kent, avrebbero potuto vivere felici – cioè “in modo interessante” – e contenti. Così usò l’unico superpotere a sua disposizione per convincere lui e se stessa: le parole".

La conclusione dell'ultimo libro di Joumana Haddad, Superman è arabo . Su Dio, il matrimonio, il machismo e altre invenzioni disastrose, non presta il fianco alle ambiguità. Il "vissero felici e contenti" delle favole la poliedrica poetessa e giornalista libanese lo vede possibile solo con Clark Kent, l'alter ego sfigato di Superman, l'antieroe per antonomasia che è timido e dolce e, soprattutto, chiede informazioni per strada quando si perde.

Pungente, sarcastico, gridato, sognato, il nuovo libro di Joumana Haddad segue ritmicamente il corso di una danza del ventre ed è sensualmente incalzante. Cuore delle sue parole le donne di tutto il mondo, a che fare con un universo di uomini che si sono votati al superomismo, con grave colpa anche delle loro madri (e anche lei è madre, di due uomini, sic!)

Ma per l'autrice, scoppiettante quarantenne che parla sette lingue, il mondo, e soprattutto le donne che lo abitano, non ha bisogno di uomini d'acciaio. Bando ai Superman, quindi, e avanti agli "uomini veri", quelli che sono Clark Kent: onesti, dolci e capaci di riconoscere le proprie debolezze. Invece, è sotto gli occhi di tutti che il modello che va per la maggiore è quello del macho indistruttibile, stile "lascia-fare-a-me-che-risolvo-io-la-situazione".

Cosa vera a tutte le latitudini e longitudini e drammaticamente evidente nel mondo arabo, tanto da avvelenare le relazioni tra i sessi e la vita delle donne non solo nell'universo mediorientale, ma in tutto il pianeta.

Joumana Haddad usa sapientemente ogni parola-freccia  a sua disposizione, alternando la narrativa alla poesia e poi giù con l'invettiva e le citazioni dei testi Sacri, che tanto peso hanno avuto nel plasmare gli uomini (non solo arabi) a immagine e somiglianza di Superman, bandendo dall'Eden tutti i poveri Clark Kent. Così il matrimonio viene catalogato come un'invenzione disastrosa e stessa sorte tocca al monoteismo.

Insomma, l'autrice ne ha per tutti, ma non scade mai nell'offesa becera. Le sue sono affermazioni taglienti, valutazioni, commenti, ricordi d'infanzia che raccontano un mondo perduto, quella sua Beirut sotto le bombe della guerra.

Pensieri sparsi che trovano senso e modo di raggrumarsi attorno a un cuore centrale, pur senza scivolare nelle logiche trite e ritrite del femminismo saccente di quelle donne che dicono "adesso-te-lo-spiego-io-bambina-come-va-il-mondo". Superman è arabo ha un respiro fresco, ironico, accattivante, che lancia uno sguardo maturo e consapevole sugli universi paralleli del maschile e del femminile.

Ma quando ha avuto inizio  questo “modello alla Superman”? Scrive Joumana Haddan che "Tutte le storie hanno un principio" e che "Una storia in apparenza senza fine come questa, deve averne uno memorabile. Be’, tutto è cominciato così: come prima cosa dalla confusione è nata la paura. Poi dalla paura è nato Dio. Poi da Dio è nato il concetto di peccato. Poi dal concetto di peccato è nato l’uomo macho. Poi dall’uomo macho è nata la donna docile. Poi dalla donna docile è nata la furtività. Poi dalla furtività sono nate le maschere di difesa. Poi dalle maschere di difesa è nata la guerra dei sessi, e un sacco di altre cose nel mezzo. Infine tutto è ritornato alla confusione". Una cosmogonia impeccabile e spietata, che però non punta il dito solo contro gli uomini, ma ritiene responsabili anche le donne.

"Superman non è l’unico con cui prendersela per la sua stessa esistenza e persistenza", scrive l'autrice. "Non trascuriamo che sono le donne, in origine, ad allevare i Superman: l’ignoranza delle madri, la superficialità delle fidanzate, la sottomissione delle figlie, il vittimismo delle sorelle, la passività delle mogli, e così via".

Insomma, l'ammirazione di Lois Lane per il suo supereroe di riferimento, "finto e appariscente", va a scapito dell'uomo "vero", che si smazza tutti i santi giorni per portare i soldi a casa e che tutti i santi giorni combatte in silenzio con le sue paure più profonde, che non può confessare pena essere etichettato come un debole.

Per chi in passato ha creduto alle parole del rabbino Simcha Weinstein di New York, che ha affermato senza ombra di dubbio che Superman è ebreo, visto che il suo nome kryptoniano (Kal El) in ebraico significa "voce di Dio", adesso è venuto il momento di ricredersi e abbandonare la Torah per il Corano. Joumana Haddad col suo libro è molto convincente: Superman è (decisamente) arabo.

Superman è arabo

di Joumana Haddad

Mondadori, 2013

10.50 euro, pg. 252

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