'A sua insaputa': autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica

Da Bersani a Bossi, da Vendola a Fini. Nel libro dei giornalisti Filippo Maria Battaglia e Alberto Giuffrè i ritratti ironici dei nostri politici attraverso un taglia e cuci spregiudicato delle loro centinaia di dichiarazioni

Particolare della copertina di "A sua insaputa" (Castelvecchi)

Simona Santoni

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"Sono stato frainteso" è il leitmotiv dei politici italiani, che sbuca imperioso sulle loro bocche a mo' di giustificazione dopo l'ennesima sparata.

Ma ora, invece, i giornalisti Filippo Maria Battaglia e Alberto Giuffrè il fraintendimento lo cercano con proposito e lo mettono alla base del simpatico ed agile libro A sua insaputa , sottotitolo Autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica (Castelvecchi Editore). Vale a dire? Vale a dire che le dichiarazioni dei politici vengono prese qua e là e ricomposte in un buffo collage, per un blob - come si legge nella prefazione - "costruito attraverso un taglia e cuci spregiudicato delle frasi rilasciate in centinaia di interviste, conferenze stampa, comparse televisive, autobiografie ufficiali e intercettazioni".

Ecco così che sul filo del gioco linguistico, mentre si racconta in maniera del tutto particolare l'ultimo ventennio della storia politica italiana, emergono ritratti contraddittori di una classe dirigente che rischia di tradire vizi e tic, da Bersani a Bossi, da Fini a Bertinotti, da Mastella a Casini. Non mancano Veltroni, Rutelli, Formigoni, Di Pietro... E certo, ci sono anche i più "recenti" come Vendola o un chiacchierato come Berlusconi (che infatti è l'unico raccontato non dalle sue esternazioni, ma da quelle delle "sue donne").

Ecco così che nel montaggio fatto dagli autori, finalizzato all'ironia, D'Alema dichiara: "Ho letto un saggio dell'ex presidente della Sorbona, Borgogna e Bordeaux, due passioni rivali. Potrei tenere una conferenza sul tema. Mi sono fatto un mazzo così. Vada a farsi fottere".

E Vendola: "Tra me e i pugliesi c'è un rapporto prepolitico. In Puglia, il mio nome evoca battaglie. La gente mi chiama Nichi, diminutivo di Nikita. Nonne e madri mi fermano per dirmi: 'Tieni duro'. I bambini mi mandano lettere con consigli e disegni per risolvere problemi. Direi che, a pelle, hanno di me la percezione di una persona perbene. A proposito di bambini, non nascondo che scapperei subito ad adottare un piccolo abbandonato in Kosovo. Penso che sarei un genitore bravissimo. Scrivo filastrocche, faccio teatrini".

Fini racconta: "Non è che abbia sentimenti, ho invece difficoltà a esprimerli. Però questo non mi impedisce di avere una certa giovialità. Non recito, e questo determina un certo riscontro da parte di uomini e anche delle donne". E Formigoni, candidamente: "Da ragazzo comunque il mio sogno era fare lo sperimentatore di vacanze: andare in giro in posti bellissimi ed essere pagato per questo".

Passando dalle poesie di Bossi ai dialoghi tra Di Pietro e i suoi pulcini, questi mosaici di parole possono sembrare discorsi da avvinazzati, ma è proprio questo il fine degli autori. Non a caso la copertina di A sua insaputa ritrae colorate marionette da dita con le facce dei politici "fraintesi". Per una volta non ci manovrano, ma sono loro a essere manovrati.

A sua insaputa - Autobiografia non autorizzata della Seconda Repubblica
di Filippo Maria Battaglia e Alberto Giuffrè
Castelvecchi Editore
12,50 euro, 128 pagg.

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